Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

Viene inaugurato oggi il primo laboratorio mobile italiano dedicato ai controlli di qualità su pavimentazioni industriali in calcestruzzo, sottofondi e rivestimenti in resina.
Il veicolo è dotato delle strumentazioni più accurate per:

  • Controlli qualitativi del calcestruzzo fresco direttamente presso il cantiere. Controlli sul mix-design, sul contenuto di acqua, aria e cemento nell’impasto. Controllo dello slump e delle caratteristiche fisiche del cls durante il getto.
  • Controlli distruttivi e non distruttivi su calcestruzzo indurito, verifica delle resistenze a compressione e della corretta applicazione (quantitativo e posizionamento) delle armature.
  • Carotaggi per prelievi di campionature su calcestruzzo indurito.
  • Controllo delle caratteristiche di contrazione ed espansione del calcestruzzo in fase di maturazione.
  • Attrezzatura per il prelievo di campionature di cls fresco.
  • Prove di carico dinamiche per la determinazione del grado di compattazione e portanza delle massicciate di sottofondo.
  • Controllo e monitoraggio elettronico della percentuale residua di umidità dei sottofondi in cls prima dell’applicazione di rivestimenti in resina (sistema unico in Europa che sostituisce le prove distruttive con carbonato di calcio).
  • Test di resistenza a trazione della superficie in calcestruzzo, specifico per pavimenti industriali.

Inoltre, su richiesta, possibilità di controllo computerizzato della planarità di pavimenti di logistiche e corsie AGV secondo normative DIN 18202 e 15185.

Un piccolo passo avanti, per un servizio di qualità sempre migliore.

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Domani bisogna assolutamente gettare, siamo in ritardo!”
Questo è quanto i pavimentisti si sentono spesso dire dalle imprese edili clienti, spinte più dalla foga di fatturare i sal mensili che da reali esigenze di cantiere.
Se queste richieste sono tuttavia comprensibili durante la maggior parte dell’anno, esse assumo un ruolo inappropriato quando le condizioni climatiche impongono rischi elevati nel getto di calcestruzzo.
Per condizioni climatiche sfavorevoli si è portati a pensare alla pioggia. In realtà, se è comprensibile a tutti che è impossibile realizzare un pavimento in calcestruzzo sotto la pioggia battente, i fattori ambientali quali caldo, freddo e vento vengono molto spesso sottovalutati pur essendo anch’essi fonte di gravi problematiche.

Il Caldo.

La “temperatura di soglia limite” che, secondo normativa, impone particolari attenzioni e precauzioni per l’esecuzione di getti in calcestruzzo è pari a +30°C. Se ad una temperatura elevata si aggiunge il vento e/o l’irraggiamento diretto del sole, diviene obbligatorio sospendere il getto e posticiparlo in giornate od orari più favorevoli. Il caldo accelera drasticamente la reazione di idratazione del cemento, la quale tuttavia avviene in modo disomogeneo. Tale disomogeneità può creare delaminazioni corticali dello strato di corazzante (spolvero di quarzo). Il caldo inoltre accelera la velocità di evaporazione dell’acqua, pertanto i fenomeni di fessurazione da ritiro igrometrico vengono amplificati.

Il freddo.

La temperatura di soglia limite che impone particolari attenzioni e precauzioni per l’esecuzione di getti in calcestruzzo è pari a +5 °C. Il freddo rallenta il processo di idratazione del cemento, pertanto sono necessarie molte ore di attesa prima di ultimare un pavimento industriale. Con tali temperature, il rischio di improvvise gelate notturne è da tenere in seria considerazione. Se l’acqua di impasto del calcestruzzo dovesse gelare, i danni che ne deriverebbero sarebbero gravissimi.

Il vento.

Il fattore climatico meno considerato in fase di getto è la velocità del vento, eppure esso è determinante per la buona o cattiva riuscita di una pavimentazione industriale in calcestruzzo.
I pavimenti difatti sono superfici di basso spessore ma con una ampissima esposizione superficiale. Il vento che rasenta la parte superficiale del pavimento contribuisce in modo determinante all’evaporazione dell’acqua d’impasto, provocando importanti perdite volumetriche nel calcestruzzo in fase plastica. Tali perdite di volume si tramutano generalmente in micro o macro-fessurazioni.
In presenza di vento il getto di calcestruzzo andrà adeguatamente protetto o, se non fattibile, andrà posticipato quando le condizioni climatiche miglioreranno.

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Ai sensi dell'art. 88 del D.Lgs. n. 81/2008 e nell'ambito di applicazione del titolo IV Capo I dello stesso decreto il committente è il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione.
Si precisa inoltre che secondo il Ministero del lavoro (Circ. Min. Lav. n. 41/1997) il Committente deve essere una persona fisica, in quanto titolare di obblighi penalmente sanzionabili. Quindi, nell'ambito delle persone giuridiche pubbliche o private, tale persona deve essere individuata nel soggetto legittimato alla firma dei contratti di appalto per l'esecuzione dei lavori, il committente è il soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dell’appalto.
Per consolidate abitudini si è portati a pensare che il committente sia una entità “astratta”, demandata per lo più a pagare i lavori che vengono svolti in cantiere.
Al contrario il D.Lgs. n. 81/2008 identifica nel committente il perno centrale attorno a cui ruota tutta l’opera di costruzione all’interno di un cantiere edile, e pertanto ne risponderà civilmente e penalmente qualora dovessero verificarsi reati o mancanze.
Tra i compiti più gravosi che spettano per legge al committente vi è senza dubbio il costante e giornaliero controllo sulle condizioni di sicurezza, il quale non consiste unicamente nella redazione di documenti ma ad un reale e materiale supervisione di cantiere.

Come può tuttavia, un cittadino sprovvisto di particolari competenze tecniche a farsi carico di questi oneri?
il legislatore ha posto rimedio a ciò istituendo una figura professionale (facoltativa e non obbligatoria che può essere nominata in qualsiasi momento): il responsabile dei lavori; questi è un soggetto terzo (spesso un professionista del settore) che, dal momento della sua nomina, svolge tutti i compiti che di legge sono assegnati al committente.
In termini di sicurezza e di rapporti con le istituzioni pubbliche, le responsabilità del committente consistono in:
art. 90 del D.Lgs 81/2008 li elenca, andiamo a descrivere i più significativi: 1. Il committente o il responsabile dei lavori, nelle fasi di progettazione dell’opera, si attiene ai principi e alle misure generali di tutela di cui all’articolo 15, in particolare: a) al momento delle scelte architettoniche, tecniche ed organizzative, onde pianificare i vari lavori o fasi di lavoro che si svolgeranno simultaneamente o successivamente; b) all'atto della previsione della durata di realizzazione di questi vari lavori o fasi di lavoro. 3. Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente, anche nei casi di coincidenza con l’impresa esecutrice, o il responsabile dei lavori, contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, designa il coordinatore per la progettazione. 4. Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’affidamento dei lavori, designa il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 98 (ingegneri, architetti, geometri, periti ecc...). 5. La disposizione di cui al comma 4 si applica anche nel caso in cui, dopo l’affidamento dei lavori a un’unica impresa, l’esecuzione dei lavori o di parte di essi sia affidata a una o più imprese. 7. Il committente o il responsabile dei lavori comunica alle imprese affidatarie, alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi il nominativo del coordinatore per la progettazione e quello del coordinatore per l’esecuzione dei lavori. Tali nominativi sono indicati nel cartello di cantiere. 9. Il committente o il R.L., anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo: a) verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie ... c) Trasmette all’amministrazione concedente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività, copia della notifica preliminare di cui all’articolo 99.

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Un bellissimo video di Idealwork sulla realizzazione di SassoItalia®, il pavimento naturale, accessibile e di alto valore architettonico.

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I pavimenti in resina industriali possono essere la giusta soluzione in un contesto produttivo solo se correttamente progettati in funzione della specifica destinazione d’uso.
“Pavimenti in resina” difatti è un termine che comprende una gran varietà di prodotti, con spessori, costi, prestazioni ed aspetti estetici molto diversi tra loro.
Avvalendosi della consulenza di un tecnico esperto in pavimenti in resina industriali, occorrerà individuare quale tipologia di pavimentazione risulta essere la più idonea, demandando solo ad una fase successiva la redazione di un preventivo economico.
La scelta di una errata tipologia di pavimento in resina, condizionata da aspetti economici più che tecnici, può portare a gravi conseguenze, quali scarsa durabilità del manufatto, inagibilità totale o parziale del pavimento con conseguente necessità di asportare e rifare la pavimentazione, revoca di abilitazioni ASL, HACCP, FDA, etc..
Un tecnico qualificato dovrà individuare la “retta via”, valutando:
• Destinazione d’uso del pavimento.
• Condizioni ambientali.
• Stato del sottofondo (contaminazioni, degrado, resistenze, umidità, barriera al vapore, etc..)
• Aspetto estetico richiesto.
• Aggressioni chimiche e meccaniche future.
• Rispetto di normative sanitarie o di sicurezza.

Il recente documento “linee guida per prescrizione, posa, controlli, verifica finale e manutenzione di sistemi resinosi continui” (disponibile nella nostra area download) edito da Conpaviper si offre come strumento valido e gratuito per una corretta interpretazione del panorama dei pavimenti in resina industriali. Il testo, di facile lettura anche per i non addetti ai lavori, dovrebbe essere di estremo interesse per impresari, tecnici, uffici acquisti, utilizzatori finali e per tutte quelle persone che si trovano nella necessità di appaltare ed acquistare un pavimento in resina.
Le linee guida Conpaviper, seguendo le norme vigenti e la situazione di mercato, identifica i trattamenti ed i rivestimenti in resina per pavimenti industriali in otto macro-categorie:

  • Trattamenti impregnanti incorporati
  • Rivestimenti pellicolari
  • Rivestimenti multistrato
  • Autolivellanti
  • Rivestimenti in malta spatolata
  • Sistemi antistatici-conduttivi
  • Sistemi ad alta resistenza chimica
  • Pavimenti decorativi.

Queste macro-categorie standard presentano al loro interno molteplici varianti di prodotti, che si distinguono per natura chimica del legante e caratteristiche applicative.
Solo un corretto e trasparente scambio di informazioni con il committente permetterà di identificare la soluzione con il giusto rapporto prestazioni/durabilità/prezzo.

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