Che cosa é la levigatura?

Edilizia generale

Molto spesso, anche in tema di pavimenti industriali e pavimenti in resina sentiamo parlare di levigatura.
Ma cosa si intende per levigatura?  come funzionano le levigatrici?

La levigatura é innanzitutto una importantissima fase delle cosiddette opere di "preparazione del sottofondo", ovvero una di quelle operazioni atte a rendere la superficie (calcestruzzo, klinker, ceramica, etc...) idonea a ricevere il successivo rivestimento.
Nell'ambito delle pavimentazioni industriali la levigatura risulta essere il metodo di preparazione da preferire qualora si adotti un successivo rivestimento a basso spessore, quali verniciature in resina o multistrato a basso spessore.
La levigatura consente di "pulire" la superficie, rimuovere lattime di cemento, aprirne le porosità e consentire quindi un miglior attecchimento del primer resinoso

Blastrac Italia in questo video ci mostra come funziona una levigatrice per pavimenti industriali, nello specifico una potentissima Blastrac BGS-250E (la nostra preferita, in quanto capace di levigare efficacemente qualsiasi superficie)

Buona visione!

Pavimenti in calcestruzzo drenante DrainBeton®

Pavimenti architettonici decorativi

Betonrossi presenta al mercato DrainBeton® , un particolare calcestruzzo drenante ad elevate prestazioni, appositamente studiato per il settore delle pavimentazioni stradali.
L’elevata percentuale di vuoti interconnessi, consente a DrainBeton® di drenare anche più di 30 l/mq ogni secondo, garantendo comunque elevati valori di resistenza ai carichi.
La stesa avviene “a freddo”, quindi senza emissione di fumi nell’ambiente e rischi per la sicurezza degli operatori.
DrainBeton® può essere impiegato in configurazione monostrato (in colorazione naturale o pigmentato), oppure rivestito da uno strato di usura in conglomerato bituminoso drenante, a costituire pavimentazioni doppio-drenanti/fonoassorbenti. DrainBeton® può essere utilizzato nella colorazione naturale, oppure pigmentato in rosso, arancio, giallo e marrone o, su richiesta, anche in altre pigmentazioni personalizzate.
DrainBeton® risulta essere la pavimentazione ideale per:

  • pavimenti stradali drenanti
  • pavimenti di piste ciclabili ed impianti sportivi
  • strade sottoposte a tutela ambientale
  • pavimentazioni "zone 30" e piazzali di sosta (DrainBeton® é resistente agli idrocarburi)

Ulteriori informazioni su www-atef-italia.com

Pavimenti in resina per parcheggi Mapei

Pavimenti in Resina

L’italiana Mapei ha recentemente presentato sul mercato mondiale la nuova gamma di pavimenti in resina specifici per parcheggi e superfici carrabili, denominata Mapefloor Parking System.
I rivestimenti in resina Mapefloor Parking System offrono un’elevata protezione delle superfici grazie alle loro peculiari proprietà fisiche e meccaniche, adattabili a differenti condizioni ambientali e di utilizzo.

Mapefloor Parking System

Le pavimentazioni trattate godranno delle seguenti proprietà fondamentali:
• Impermeabilità delle superfici per impedire la penetrazione di liquidi aggressivi all’interno del calcestruzzo ed inevitabile contatto con i ferri di armatura.
• Finitura antiscivolo per la sicurezza e la salvaguardia dei mezzi e delle persone. Il grado di finitura antiscivolo può essere più o meno accentuato in funzione delle specifiche esigenze.
• Buone resistenze chimiche nei confronti di oli, carburanti, lubrificanti, sali disgelanti, ecc.
• Elevate resistenze meccaniche al transito di mezzi gommati.
•  Elasticità del sistema*, che garantisce l’impermeabilità delle superfici trattate anche in caso di piccoli assestamenti del sottofondo.
• Applicabili anche su superfici esterne*
• Facilità di manutenzione.
• Ottimo rapporto costo/prestazioni nel tempo.
• Elevata durabilità.
• Gradevole effetto estetico: possibilità di individuare e separare con più colori aree destinate ad uso diverso (es. corsie di transito, aree di sosta, vie pedonali, segnaletica orizzontale, ecc.).
Nella nostra area downloads troverete il depliant specifico Mapei.

Ulteriori informazioni su http://www.atef-italia.com/pavimenti/pavimenti-parcheggi-autosilo

pavimenti industriali in calcestruzzo fibrorinforzato

Pavimenti Industriali in cls

I pavimenti industriali in calcestruzzo purtroppo hanno sempre patito una scarsa considerazione dal punto di vista progettuale, tale da affidarne il dimensionamento alla “esperienza” del pavimentista od a capitolati copia-incolla presi chissà dove. Eppure sul pavimento in calcestruzzo più comune grava un complesso problema progettuale, dovuto al fatto che il pavimento stesso poggia su un sottofondo (massicciata) altamente deformabile. A questo si aggiungono i problemi legati alle grosse dimensioni di getto del calcestruzzo, i quali impongono di tenere in forte considerazione le caratteristiche reologiche del materiale ed i ritiri dovuti alla perdita di ingenti quantità di acqua d’impasto. La non curanza di questi fattori porta ad una inevitabile formazione di macrofessurazioni che pregiudicheranno la monoliticità della struttura.
Al fine di garantire una adeguata vita utile del pavimento ed una adeguata portanza, si dovranno considerare i carichi statici (scaffalature ed impianti), carichi dinamici e carichi termici.
Una adeguata progettazione di un pavimento industriale in calcestruzzo dovrebbe quindi concludersi con la determinazione di una soluzione adatta ad affrontare tutti i carichi di esercizio.

L’utilizzo delle classiche reti metalliche elettrosaldate disposte in singolo o doppio strato comporta generalmente due problemi:
1) i dovuti sormonti delle reti possono portare ad un ispessimento dello strato d’armatura che non permette un adeguato copriferro (molto spesso vengono progettati pavimenti senza tenere conto dei sormonti).
2) Le reti offrono un rinforzo quasi unicamente a flessione.

L’utilizzo di una armatura in fibre d’acciaio distribuite nell’impasto di calcestruzzo conferisce un tipo di armatura omnidirezionale, in grado di risolvere molteplici limiti progettuali.
Per progettare un pavimento industriale in calcestruzzo fibrorinforzato (FRC), tenendo presente i valori di carichi ed il valore di cedimento alla piastra della massicciata, si interverrà sul mix design del calcestruzzo, sul dimensionamento delle fibre (lunghezza, diametro e forma) e sul dosaggio al m³.
Nella nostra sezione dowloads potete inoltre trovare le “Linee Guida per la prescrizione di calcestruzzi fibrorinforzati per la realizzazione di pavimentazioni” edito da Conpaviper.
Per studi tecnici e progettisti che si accingono a dover progettare e realizzare una pavimentazione in calcestruzzo fibrorinforzato, il nostro staff rimane a disposizione.

Umidità dei sottofondi e pavimenti in resina

Pavimenti in Resina

L’umidità relativa del sottofondo in calcestruzzo e la presenza di una adeguata barriera al vapore, costituita da foglio di polietilene posto al di sotto del massetto, costituiscono informazioni di importanza basilare per chiunque si accinga a realizzare un pavimento in resina.
Ancor oggi, nonostante le infinite problematiche riscontrate in passato, si realizzano frequentemente rivestimenti in resina che si esfoliano a causa di una errata valutazione della componente umidità.
L’umidità difatti crea una controspinta negativa che tende a formare le classiche “bolle” sul rivestimento resinoso, le quali diventano successivamente dei distacchi localizzati.
Premettendo che la barriera al vapore dovrebbe essere considerata obbligatoria sui massetti di nuova costruzione, la questione si complica quando ci si trova ad intervenire su vecchi supporti o comunque su pavimenti in cui ci si è “dimenticati” di inserire la barriera al vapore nel progetto.

In ogni caso occorre distinguere l’umidità presente nel massetto in due categorie:
Umidità residua dell’impasto di calcestruzzo. Occorre ricordare che il calcestruzzo fresco, all’atto del getto contiene almeno 180 litri di acqua per metro cubo d’impasto. Questa acqua verrà rilasciata nelle settimane successive al getto. È pertanto indispensabile non applicare il rivestimento in resina prima che l’acqua d’impasto sia (quasi) completamente evaporata
Umidità di risalita dalla massicciata. Qualora il pavimento sia sprovvisto di barriera al vapore, la massicciata trasferirà la propria umidità al massetto sovrastante. In questo caso si prospettano due soluzioni:
Realizzare un rivestimento in resina permeabile al vapore acqueo (occorre tuttavia ricordare che le resine epossidiche traspiranti hanno minori resistenze chimiche) oppure realizzare una barriera chimica al vapore, costituita prevalentemente da resina epossicementizia tricomponente da applicare in ragione di almeno 800 g/mq prima del rivestimento in resina.

La quantità di umidità tollerabile:

Occorre fare una importante premessa: i metodi di misurazione generalmente utilizzati per la determinazione dell’umidità residua del massetto sono errati. Questo accade perché vengono utilizzati metodi empirici o strumenti elettronici in grado di rilevare solamente l’umidità nello strato corticale del massetto. In realtà l’umidità residua va misurata in profondità, ad almeno 40 mm dalla superficie del massetto. Per la determinazione della percentuale d’umidità è possibile utilizzare il classico igrometro a carburo di calcio o strumenti elettronici a sonda, specifici per calcestruzzo.
A seconda del ciclo di rivestimento, l’umidità tollerabile va dal 3% al 5%.