Pavimenti in calcestruzzo con spolvero di quarzo

13/10/2017
Il quarzo salverà il mio pavimento da ogni male?

Il quarzo salverà il mio pavimento da ogni male?

Molto spesso, l’acquirente tipo di pavimenti industriali in calcestruzzo ritiene di fondamentale importanza che il pavimento sia finito a “spolvero di quarzo” attribuendo al quarzo stesso la capacità di rendere “molto resistente” e duratura l’opera da realizzare.
Ciò non corrisponde propriamente alla realtà. Per capirlo, facciamo un passo indietro..

Perché si usa il quarzo?

Il quarzo, ovvero diossido di silicio, è il secondo minerale più abbondante della crosta terrestre; questo lo rende pertanto economico e di facile reperibilità.  Al tempo stesso il quarzo offre una buona durezza, valutata 7 su scala di Mohs. In parole povere, il quarzo è una pietra dura molto economica.
L’aggiunta di granuli di quarzo allo strato di usura di un pavimento in calcestruzzo, consente quindi di aumentarne la resistenza all’abrasione, in modo semplice ed economico.
Tuttavia, ciò che viene applicato sulla superficie del pavimento industriale non è quarzo “puro” (che sarebbe impossibile da lavorare), ma un premiscelato composto prevalentemente da cemento e sabbie silicee, le quali servono a rendere la superficie atta ad essere lisciata con macchine fratazzatrici.
L’aggiunta di pigmenti in polvere ai premiscelati per pavimenti industriali consente inoltre di ottenere variazioni cromatiche in grado di soddisfare alcune esigenze estetiche.

Vi raccomando, mettetene TANTO di quarzo!

Vi raccomando, mettetene TANTO di quarzo!

Nello spolvero corazzante per pavimenti in calcestruzzo, il concetto di quantità non va di pari passo con quello di qualità.
La quantità corazzante da applicare sul pavimento deve essere quella che è possibile idratare ed inglobare nel calcestruzzo. Un eccesso di spolvero non porta benefici ma solo problemi.
Pertanto, gli innumerevoli capitolati tecnici che prevedono di utilizzare almeno "tot" kg di spolvero al mq, forniscono una indicazione priva di valore tecnico.

Il quarzo quindi non rende il pavimento industriale “super resistente”?

Assolutamente NO.  Il quarzo serve solo ad aumentare la resistenza superficiale all’abrasione.
Occorre sempre sottolineare che un pavimento in calcestruzzo è fatto principalmente di… calcestruzzo; che è quindi il principale ingrediente su cui investire denaro e tecnologia se si vuole ottenere un pavimento che duri nel tempo.
Con questo non si vuole sminuire la funzione dello strato di usura, che rimane una componente indispensabile di un pavimento industriale, ma solamente definirne la funzione.

La finitura al quarzo però è antipolvere ed antimacchia, giusto?

Assolutamente NO.
la polverosità e la forte assorbenza tipiche del cemento, non vengono modificate da uno spolvero superficiale che è anch’esso composto prevalentemente di cemento!
Se si vuole eliminare il problema della polverosità e rendere il pavimento maggiormente resistente alle macchie ed agli oli, occorreranno interventi successivi specifici.

C’è qualcosa di meglio del quarzo?

Ovviamente si.  Come accennato prima, la finitura a spolvero di quarzo è una finitura standard, di tipo economico ed adatta alla maggior parte delle attività medio-leggere che graveranno su di essa.
Tuttavia, quando il traffico veicolare diventa intenso, concentrato, localizzato o quando sulla paviemntazione industriale si svolgono attività lavorative gravose, sarebbe d’obbligo prevedere uno strato di usura appropriato, per esempio a base di corindone o di granuli metallici. Il corindone difatti, presenta una durezza su scala Mohs valore 9, con un valore di durezza assoluta superiore al quarzo del +300%.
In alternativa è possibile applicare, sia su strati d’usura al quarzo sia di corindone, degli indurenti chimici a base di silicati di litio.

Gli spolveri corazzanti su usano anche per i pavimenti esterni?

Se il pavimento è esposto a cicli di gelo/disgelo (come avviene nel centro-nord Italia), la buona norma prevede di non utilizzare alcun tipo di finitura superficiale; questo perché il calcestruzzo utilizzato dovrebbe essere di categoria XF3/XF4, mentre invece gli spolveri superficiali non presentano alcuna caratteristica di resistenza all’espansione del ghiaccio.
Appare quindi intuibile che, se utilizziamo un calcestruzzo specifico per resistere a cicli di gelo/disgelo e lo “ricopriamo” con uno strato cementizio che non ha tali resistenze, vanifichiamo il risultato.
La corazzatura e protezione dei calcestruzzi al esterno andrebbe affidata ad indurenti chimici a base di silicati di litio.
Sono tuttavia comparsi da pochi anni sul mercato degli spolveri corazzanti idonei anche in esterni, i quali offrono una protezione semi-impermeabile del pavimento.

Ulteriori informazioni su www.atef-italia.com

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