Sicurezza in cantiere

Ai sensi dell'art. 88 del D.Lgs. n. 81/2008 e nell'ambito di applicazione del titolo IV Capo I dello stesso decreto il committente è il soggetto per conto del quale l’intera opera viene realizzata, indipendentemente da eventuali frazionamenti della sua realizzazione.
Si precisa inoltre che secondo il Ministero del lavoro (Circ. Min. Lav. n. 41/1997) il Committente deve essere una persona fisica, in quanto titolare di obblighi penalmente sanzionabili. Quindi, nell'ambito delle persone giuridiche pubbliche o private, tale persona deve essere individuata nel soggetto legittimato alla firma dei contratti di appalto per l'esecuzione dei lavori, il committente è il soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dell’appalto.
Per consolidate abitudini si è portati a pensare che il committente sia una entità “astratta”, demandata per lo più a pagare i lavori che vengono svolti in cantiere.
Al contrario il D.Lgs. n. 81/2008 identifica nel committente il perno centrale attorno a cui ruota tutta l’opera di costruzione all’interno di un cantiere edile, e pertanto ne risponderà civilmente e penalmente qualora dovessero verificarsi reati o mancanze.
Tra i compiti più gravosi che spettano per legge al committente vi è senza dubbio il costante e giornaliero controllo sulle condizioni di sicurezza, il quale non consiste unicamente nella redazione di documenti ma ad un reale e materiale supervisione di cantiere.

Come può tuttavia, un cittadino sprovvisto di particolari competenze tecniche a farsi carico di questi oneri?
il legislatore ha posto rimedio a ciò istituendo una figura professionale (facoltativa e non obbligatoria che può essere nominata in qualsiasi momento): il responsabile dei lavori; questi è un soggetto terzo (spesso un professionista del settore) che, dal momento della sua nomina, svolge tutti i compiti che di legge sono assegnati al committente.
In termini di sicurezza e di rapporti con le istituzioni pubbliche, le responsabilità del committente consistono in:
art. 90 del D.Lgs 81/2008 li elenca, andiamo a descrivere i più significativi: 1. Il committente o il responsabile dei lavori, nelle fasi di progettazione dell’opera, si attiene ai principi e alle misure generali di tutela di cui all’articolo 15, in particolare: a) al momento delle scelte architettoniche, tecniche ed organizzative, onde pianificare i vari lavori o fasi di lavoro che si svolgeranno simultaneamente o successivamente; b) all'atto della previsione della durata di realizzazione di questi vari lavori o fasi di lavoro. 3. Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente, anche nei casi di coincidenza con l’impresa esecutrice, o il responsabile dei lavori, contestualmente all’affidamento dell’incarico di progettazione, designa il coordinatore per la progettazione. 4. Nei cantieri in cui è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea, il committente o il responsabile dei lavori, prima dell’affidamento dei lavori, designa il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 98 (ingegneri, architetti, geometri, periti ecc...). 5. La disposizione di cui al comma 4 si applica anche nel caso in cui, dopo l’affidamento dei lavori a un’unica impresa, l’esecuzione dei lavori o di parte di essi sia affidata a una o più imprese. 7. Il committente o il responsabile dei lavori comunica alle imprese affidatarie, alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi il nominativo del coordinatore per la progettazione e quello del coordinatore per l’esecuzione dei lavori. Tali nominativi sono indicati nel cartello di cantiere. 9. Il committente o il R.L., anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo: a) verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie ... c) Trasmette all’amministrazione concedente, prima dell’inizio dei lavori oggetto del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività, copia della notifica preliminare di cui all’articolo 99.

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L'Italia é un paese ricco di inventiva. Siamo riusciti a delegare alla semplice carta il compito di creare nel cantiere un ambiente sicuro e regolamentato.
Abbiamo delegato al POS (piano operativo di sicurezza) il compito di proteggerci dai rischi di alcune lavorazioni.
Abbiamo delegato al DURC il compito di dimostrare che "tal azienda" é in regola con il pagamento dei tributi.
Siamo ormai arrivati al punto che, per svolgere operazioni di breve durata (come per esempio la realizzazione di un piccolo pavimento industriale) si occupa realmente più tempo a compilare inutile cartaccia in ufficio che a lavorare in cantiere.
Come accennato in un precedente articolo, la documentazione minima obbligatoria che occorre presentare per l'ingresso in cantiere é:
a) POS, ovvero il famoso Piano Operativo di Sicurezza, Un documento di circa 50-60 pagine in cui si illustrano nel dettaglio le fasi di lavorazione, i possibili rischi e gli accorgimenti da adottare per salvaguardare l’incolumità dei lavoratori.
b) DURC. Documento Unico di Regolarità Contributiva, il quale ha un valore di 3 mesi dalla data di emissione (con il “decreto del fare” la validità del DURC sarà portata a 6 mesi).
c) Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (solo su richiesta da parte dell’appaltante).
d) Schede di sicurezza dei materiali impiagati in cantiere.
e) Anagrafica d’impresa.
f) Copia dell’assicurazione RCT/RCO con quietanza di pagamento.
g) Attestati di formazione RLS + RSPP + resp. Antincendio + resp. Primo soccorso.
h) Visura camerale.
i) Modelli LAV dei dipendenti.
j) Dichiarazione di consegna DPI ai dipendenti.
k) Idoneità alla mansione.
l) Lettera di nomina del medico competente.
m) Dichiarazione del contratto collettivo applicato.
n) Dichiarazione valutazione rischi rumore + vibrazione + chimico.
o) Dichiarazione di esenzione da provvedimenti interdittivi.
p) Dichiarazione OMA.
q) Dichiarazione di conformità CEE dei macchinari utilizzati in cantiere.
r) Dichiarazione di presa visione del PSC (il quale deve essere redatto dall’appaltante)

A questi, molto spesso si aggiungono altri "fantasiosi" documenti, richiesti dall'appaltatrice o da società collegate.
In pratica: una fitta giungla burocratica.

Questi documenti servono realmente a fare sicurezza?
In parte si. Non si può certo dire che sia tutto inutile. Tuttavia questa abnorme mole di carta porta pochi vantaggi, sopratutto se si tiene conto che le figure preposte alla sicurezza sono generalmente "entità astratte" che non si vedono in cantiere, e che si limitano a stare negli uffici (magari a centinaia di km di distanza) a visionare documenti.
A questo si aggiunge che spesso in cantiere vengono eseguite lavorazioni al di fuori degli orari standard, in mancanza dell'appaltante e di un responsabile di cantiere.
Puo questa essere definita sicurezza?

Come sovra-descritto i documenti da realizzare sono moltissimi, ed alcuni di questi sono particolarmente laboriosi. é auspicabile che una piccolissima azienda edile artigiana possa essere in grado di realizzarli quotidianamente ed essere quindi in regola?
Direi proprio di no, sopratutto in periodi di crisi come questo, dove molte imprese edili non hanno neppure una normalissima polizza assicurativa rct/rco.
Le virtuose imprese medio-piccole invece sono spesso costrette ad assumere ulteriore personale d'ufficio, aumentando i costi di struttura e divenendo quindi meno concorrenziale sul mercato, favorendo quindi chi, dei documenti e della sicurezza se ne frega.

Un responsabile di una azienda specializzata in sicurezza, da me interpellato mi ha risposto in modo sincero quanto sconcertante: "anche volendo, una azienda non sarà mai in regola al 100%. In Italia é impossibile, persino per noi che lo facciamo di mestiere".


 

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Nello specifico si affronta il caso di aziende specializzate in pavimenti industriali in calcestruzzo e pavimentazioni industriali in resina.
Sempre più d’attualità, ci troviamo di fronte ad un importante quanto difficile quesito: quali documenti, relativi alla sicurezza di cantiere, è tenuta a redigere l’impresa esecutrice di pavimenti industriali prima dell’inizio lavori?

La risposta purtroppo è talmente complessa che gli stessi addetti ai lavori sono generalmente molto dubbiosi, in quanto:
1) le normative in merito sono molteplici e mutevoli  (probabilmente l’Italia è il paese nel mondo dove è necessaria la maggior quantità di “carta” per poter lavorare!).
2) Le normative sono frequentemente soggette ad interpretazione da parte degli stessi enti, pubblici o privati, adibiti ai controlli.

Grazie ad esperienza quotidiana sul campo e non senza qualche errore, abbiamo potuto creare un panorama abbastanza chiaro sulla situazione.

Veniamo al dunque, prima di mettere piede in cantiere l’azienda produttrice di pavimenti industriali dovrà presentare:

a) POS, ovvero il famoso Piano Operativo di Sicurezza, Un documento di circa 50-60 pagine in cui si illustrano nel dettaglio le fasi di lavorazione, i possibili rischi e gli accorgimenti da adottare per salvaguardare l’incolumità dei lavoratori.
b) DURC. Documento Unico di Regolarità Contributiva, il quale ha un valore di 3 mesi dalla data di emissione (con il “decreto del fare” la validità del DURC sarà portata a 6 mesi).
c) Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (solo su richiesta da parte dell’appaltante).
d) Schede di sicurezza dei materiali impiagati in cantiere.
e) Anagrafica d’impresa.
f) Copia dell’assicurazione RCT/RCO con quietanza di pagamento.
g) Attestati di formazione RLS + RSPP + resp. Antincendio + resp. Primo soccorso.
h) Visura camerale.
i) Modelli LAV dei dipendenti.
j) Dichiarazione di consegna DPI ai dipendenti.
k) Idoneità alla mansione.
l) Lettera di nomina del medico competente.
m) Dichiarazione del contratto collettivo applicato.
n) Dichiarazione valutazione rischi rumore + vibrazione + chimico.
o) Dichiarazione di esenzione da provvedimenti interdittivi.
p) Dichiarazione OMA.
q) Dichiarazione di conformità CEE dei macchinari utilizzati in cantiere.
r) Dichiarazione di presa visione del PSC (il quale deve essere redatto dall’appaltante)

Questo è quanto risulta oggi OBBLIGATORIO da norme di legge.
Ai documenti sovra-citati si possono tuttavia aggiungere altri documenti, i quali, pur non essendo obbligatori, potrebbero comunque essere richiesti dal responsabile sicurezza della società appaltante PRIMA dell ingresso in cantiere (richieste successive o comunque postume rispetto all’esecuzione dei lavori sono generalmente pretestuose).
L’elenco dei documenti, obbligatori e non, è smisurato ed imbarazzante, in special modo se commisurato ad un tipo di lavorazione, ovvero la produzione di un pavimento industriale, che prevede una tempistica di realizzazione anche di un solo giorno!
Le aziende più grandi e virtuose hanno dovuto, negli anni scorsi, assumere personale per redigere quotidianamente queste documentazioni. La piccola impresa trova invece gravi difficoltà, in quanto l’assunzione di nuovo personale, per di più in tempo di crisi, diviene una scelta economicamente insostenibile.
Con questo non si vuol intendere che questi documenti non si debbano fare, ci mancherebbe! Le leggi vanno rispettate. Tuttavia un po’ di perplessità sulla reale utilità di alcuni di questi documenti ci sia consentita…

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Lo stabilisce la cassazione, con sentenza n° 18615 del 5 agosto 2013.

Il datore di lavoro é tenuto a vigilare sulla sicurezza dei propri lavoratori ed assicurarsi che gli stessi indossino i Dispositivi di Protezione Individuale.

Il lavoratore é obbligato ad indossare i DPI ed a rispettare le norme di sicurezza. 

In caso di reiterata violazione di tali norme, o di mancato utilizzo dei DPI, il datore di lavoro può legittimamente provvedere al licenziamento del lavoratore.

Lo stabilisce la Corte di Cassazione con sentenza n° 18615 del 5 agosto 2013, in cui si sono ritenuti infondati od inammissibili i motivi di impugnazione da parte del lavoratore soggetto a licenziamento, il quale richiedeva la riassunzione in azienda ed il risarcimento del danno subito.
 

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