Come già discusso in precedenti articoli, l’utilizzo di calcestruzzo fibrorinforzato (Fiber Reinforced Concrete) mostra indiscutibili vantaggi.
L’FRC presenta difatti un’armatura tridimensionale, omnidirezionale e senza necessità di copriferro; ciò significa che l’armatura è presente in modo efficace in tutto lo spessore del massetto ed in ogni direzione in cui si possono verificare tensioni a flesso-trazione.
L’utilizzo di macro-fibre strutturali può sostituire parzialmente o totalmente le armature tradizionali ed è mirato a compensare le scarse doti di tenacità del calcestruzzo, ovvero la resistenza residua nello stato post-fessurativo.
Nella realizzazione di pavimenti industriali, il calcestruzzo fibrorinforzato risulta di aiuto nel contenere la propagazione delle fessurazioni.
Attenzione però! Non è possibile ottenere questi vantaggi semplicemente aggiungendo fibre ad un calcestruzzo tradizionale. Una struttura in calcestruzzo fibrorinforzato deve nascere da un progetto che comprenda non solo il tipo di fibre, il materiale che le costituisce ed il rapporto di aspetto, ma anche il mix-design del calcestruzzo e la classe di tenacità, i metodi di dispersione nella massa e di messa in opera, etc.
Le fibre utilizzate nella realizzazione di pavimenti sono generalmente in acciaio o polimeriche (sintetiche).
Benché le fibre d’acciaio, per proprio peso specifico, siano scarsamente inclini ad affiorare sulla superficie del calcestruzzo, è altrettanto vero che le fibre polimeriche, per gli stessi motivi, tendano a posizionarsi maggiormente verso lo strato superiore del pavimento.
Il fenomeno di affioramento delle fibre è maggiormente influenzato da:
Occorre sottolineare che attuando gli opportuni accorgimenti è possibile limitare l’affioramento di fibre, ma non è assolutamente possibile garantirne l’assenza.
Dopotutto (e mi si perdoni la semplificazione) se il pavimento è realizzato da calcestruzzo fibrorinforzato, è logico aspettarsi che queste siano presenti anche sulla superficie.
E’ inoltre sempre fondamentale ricordare che i pavimenti industriali in calcestruzzo sono opere realizzate in modo artigianale, con tecniche prettamente manuali, che pertanto non possono offrire livelli di finitura estetica paragonabili a pavimentazioni realizzate in fabbrica.
L’affioramento di fibre è pertanto da considerarsi una caratteristica intrinseca, non eliminabile, del calcestruzzo fibroarmato.
I pavimenti industriali vengono normati da norme volontarie (codici di buona pratica, norme UNI, etc.) e da norme cogenti.
Come ben sappiamo, il DT 211/2014 del CNR (Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo delle Pavimentazioni di Calcestruzzo) rappresenta il testo di più alto valore normativo, in quanto citato da una circolare esplicativa delle NTC2018.
Il DT211/2014, al Capitolo 4.2 Calcestruzzo fibrorinforzato, riporta testualmente: “Le proprietà del calcestruzzo fresco, la sua reologia e il trattamento superficiale della pavimentazione in calcestruzzo fibrorinforzato dovranno garantire una finitura omogenea in modo da limitare affioramenti di fibre.”
L’affioramento delle fibre viene quindi menzionato, ma non approfondito.
“Limitare”, purtroppo, rientra nel campo della soggettività.
Le “Linee guida per la progettazione, messa in opera, controllo e collaudo di elementi strutturali in calcestruzzo fibrorinforzato con fibre di acciaio o polimeriche” Realizzate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel 2022, pur affrontando il tema delle pavimentazioni in FRC, non fa alcuna menzione dell’affioramento delle fibre.
Il “Codice di buona pratica per pavimentazioni in calcestruzzo ad uso industriale” edito da Conpaviper, (disponibile gratuitamente nella nostra area downoad) quarta edizione al capitolo 13.9 Presenza in superficie delle fibre strutturali, affronta finalmente la tematica in modo completo ed esaustivo.
Occorre tuttavia specificare che il Codice di Buona Pratica Conpaviper é una linea guida per il buon costruire e non costituisce valore legale, salvo che non venga espressamente citato contrattualmente.
Nel documento si specifica innanzitutto che: “L’uso di fibre nel calcestruzzo implica ad accettarne la presenza in superficie al termine delle operazioni di finitura.
Per la valutazione della quantità di fibre presenti sulla superficie, verrà tenuta in considerazione la “Belgian Standard Technische Voorlichting 204.
Per prima cosa, l’attenzione non deve essere posta sulla porzione di pavimentazione “peggiore” ma va analizzata nella globalità. Non si guardi solo “il metro quadrato nella parte peggiore della pavimentazione” ma, devono essere seguiti i seguenti passaggi:
Appurato quindi che l’affioramento di fibre è una caratteristica intrinseca non eliminabile del calcestruzzo FRC, occorre comprendere che tale fenomeno implica un limite estetico della superficie, che non pregiudica in modo alcuno la funzionalità del pavimento industriale.
Come già discusso in un precedente articolo, nei pavimenti industriali in calcestruzzo l’aspetto estetico, salvo specifici accordi contrattuali, non è un fattore considerato né in fase di progettazione né di realizzazione; non è un requisito pagato dal committente, pertanto non rientra nella valutazione dei criteri di accettazione.
Il DT 211/2014 del CNR al capitolo 4.5.5 specifica che: "Lo strato di finitura può consentire il raggiungimento di una funzione estetica solo se ciò è oggetto di requisito ed espressamente progettato anche per tale scopo.”
Le fibre metalliche visibili in superficie non richiedono alcun intervento.
Le fibre sintetiche affioranti vengono rimosse con il semplice traffico di carrelli elevatori sulla superficie. Qualora si rendesse necessario, è possibile rimuovere velocemente le fibre utilizzando una fiamma sulla superficie, o con l’azione meccanica di macchine lavasciuga o lucidatrici.Come ovvio, la rimozione della fibra lascerà un piccolo solco millimetrico/micrometrico sulla superficie, il quale non rappresenta alcun limite tecnico per lo strato corticale del pavimento.
[Parentesi polemica]
Mi giunge voce che recentemente un grosso appaltatore ha imposto al pavimentista non solo la rimozione di tutte le fibre sintetiche che affioravano sul pavimento, ma anche la stuccatura di tutti i microfori/solchi nella superficie (migliaia?).
Questo accade quando, in barba alle normative ed al buonsenso, si cerca il pretesto per fomentare un contenzioso utile solo a posticipare i pagamenti.
Tiziano Massazzi
Tecnologo del calcestruzzo
Direttore tecnico @ ATEF srl
Autore del libro
I pavimenti industriali in resina
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