Pavimenti per industria alimentare. Facciamo chiarezza...

25/11/2019
pavimenti industria alimentare

L’eterna battaglia tra pavimenti in resina e piastrelle di klinker.

Ho sempre sostenuto, forse sbagliando, che un buon professionista deve conoscere gli aspetti tecnici dei prodotti che propone, elogiandone i punti di forza ma senza mai ometterne i limiti prestazionali ed applicativi.  Le esigenze legate alla vendita non dovrebbero mai essere importanti quanto la correttezza professionale, pena il successivo deterioramento della fiducia nel rapporto cliente-fornitore (Tranquilli, mi rendo perfettamente conto che questi argomenti NON sono più di attualità).

 

In questi giorni, per puro caso mi sono imbattuto in un articolo che argomentava le differenze prestazionali tra pavimenti in resina e pavimenti in klinker, cercando di offrire consigli utili in merito alla scelta degli stessi in un contesto produttivo alimentare.
L’articolo in questione è stato redatto da una nota ed affermata azienda specializzata nella realizzazione di pavimenti in klinker, pertanto è lecito attendersi una piccola dose di faziosità ed una predilezione per i propri prodotti, tuttavia non trovo corretto basare le proprie argomentazioni sul discredito assoluto del settore delle pavimentazioni industriali in resina, identificando problematiche isolate legate ad errate applicazioni come se fossero la REGOLA di mercato.
In breve: è scorretto confrontare un pavimento in klinker ben realizzato, con pavimenti in resina che hanno avuto problematiche legate ad una errata progettazione od applicazione.
Ma vediamo le “inesattezze”, punto per punto…

1 – I pavimenti in resina nell’industria alimentare hanno una durata decisamente inferiore rispetto al klinker: FALSO.

Le piastrelle di klinker hanno una resistenza davvero eccezionale alla compressione ed alle aggressioni chimiche. Un pavimento in resina poliuretano-cemento, adeguatamente dimensionato e posato, non è da meno. La durata di queste due soluzioni tecniche è equivalente se eseguite a regola d’arte.

2 – I pavimenti in resina sono più adatti alle ristrutturazioni che alle applicazioni su nuovi sottofondi: FALSO.

Si perde il conto delle grandi aziende del settore alimentare che solo nell’ultimo decennio hanno adottato come standard i pavimenti in resina nei loro nuovi insediamenti produttivi. Tale scelta viene maturata grazie alle doti di durabilità, facilità di pulizia, assenza di fughe/giunti ed alle massime certificazioni di alcuni pavimenti in resina. I pavimenti in resina sono adatti ANCHE nelle ristrutturazioni e nel rivestimento di vecchi pavimenti (con le dovute limitazioni), ma ciò non rappresenta il principale campo di applicazione, specialmente nel settore alimentare.

3 – L’esfoliazione è un fenomeno tipico dei pavimenti in resina: FALSO.

Anche qui, si sta confrontando un pavimento eseguito a “regola d’arte” (klinker) con un pavimento in resina che ha evidenti problematiche legate ad errata scelta del prodotto od errata applicazione. L’esfoliazione NON è un fenomeno tipico dei pavimenti in resina, a condizione ovviamente che si scelgano cicli idonei in funzione della specifica destinazione d’uso! Se si applica un multistrato epossidico in una azienda alimentare che opera costantemente in condizioni di pavimento bagnato, questo sarà destinato a durare ben poco. Situazione opposta se si opta per un ciclo idoneo, come una malta spatolata in poliuretano-cemento, che nel corso della mia carriera non ho MAI visto esfoliarsi.

4 – I pavimenti in resina sono sdrucciolevoli: FALSO

Sono costretto a ripetermi: il confronto va fatto tra pavimenti realizzati ad hoc.  I pavimenti in resina possono essere perfettamente lisci o con un elevatissimo grado di ruvidità superficiale. Dipende tutto dai cicli applicativi scelti.

5 – I pavimenti in resina non godono di particolari certificazioni (HACCP, etc.): FALSO

 I pavimenti in resina specifici per ambienti destinati a produzione alimentare, spesso godono di certificazioni ben più restrittive di quanto previsto dalla HACCP!

6 – I pavimenti in resina sono adatti solo in previsione di sollecitazioni meccaniche/chimiche medie: FALSO.

I pavimenti in resina sono un “mondo” costituito da molteplici materiali, basi chimiche ed applicazioni. Alcuni di questi pavimenti presentano resistenze basse e sono destinati ad aree a modesto traffico, altri sono resistentissimi alle aggressioni sia chimiche che meccaniche. Impossibile trattare un unico argomento generalizzando eccessivamente.

pavimenti industria alimentare

Ma l’articolo non dice che…

Pur riconoscendo e apprezzando le indubbie doti dei pavimenti in piastrelle di klinker, occorre fare alcune precisazioni per un confronto trasparente.

  • I pavimenti in klinker hanno, per caratteristica intrinseca, una quantità elevatissima di fughe. Una semplice area di 200 mq di pavimento potrebbe avere anche oltre MILLE metri lineari di fughe, le quali sono generalmente considerate come aree di difficile pulizia e possibile deposito di sporcizia con conseguente proliferazione batterica/fungina. Tali fughe sono inoltre fonte di disagio al traffico dei carrelli a ruota rigida. I pavimenti in resina, essendo monolitici e privi di fughe (ad esclusione dei giunti del sottofondo che devono essere rispettati e riportati in superficie) offrono una facilità di igienizzazione superiore.
  • Le piastrelle di klinker hanno generalmente resistenze e durabilità eccezionali; vengono tuttavia posate generalmente su sottofondi in sabbia-cemento che non godono di caratteristiche equivalenti, anzi…
    Le sollecitazioni meccaniche intensive trasmesse dalla piastrella al sottofondo, fanno cedere quest’ultimo, portando il pavimento al distacco.  I pavimenti in resina su nuove realizzazioni vengono invece generalmente applicati su sottofondi in calcestruzzo, i quali presentano caratteristiche e resistenze ben diverse dai massetti in sabbia-cemento.

Chi vince quindi?

Semplicemente nessuno. Il pavimento ideale è quello che rispecchia le caratteristiche tecniche, pratiche ed estetiche che il cliente si attende. È compito di un serio professionista indirizzare il cliente verso la soluzione tecnica più appropriata, sia essa resina o piastrella, in funzione della specifica destinazione d’uso.

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