Pavimenti industriali: Intervista a Renzo Aicardi

01/07/2019
Renzo Aicardi Encoper

Segretario tecnico Encoper

Buongiorno,
Ci tenevo molto a realizzare questo video in quanto oggi abbiamo l’opportunità e l’onore di ospitare sul nostro canale il geometra Renzo Aicardi, segretario tecnico di Encoper (Ente Nazionale Costruttori Pavimenti e Rivestimenti), professionista in Italia dal 1974 nel settore dei pavimenti industriali in calcestruzzo e resina.
Inoltre il sig. Aicardi è autore di ben tredici libri inerenti il tema delle pavimentazioni industriali e la loro progettazione. Tra di essi c’è un libro strettamente correlato al nostro video di oggi: “i pavimenti in calcestruzzo e l’avvocato”.
Inizio subito con la prima domanda. I pavimenti industriali in calcestruzzo: manufatti apparentemente di facile realizzazione agli occhi dei clienti ma in realtà fonte di innumerevoli problematiche e contenziosi. Geometra Aicardi, come mai il panorama italiano ci prospetta oggi il pavimento industriale come una struttura legata a frequenti problematiche?
Aicardi: “Le problematiche di cantiere fonte di contestazione sono legate alle deformazioni che il calcestruzzo subisce durante la sua maturazione. Tali problematiche sono inoltre correlate al fatto che il pavimento è generalmente l’ultimo manufatto che si costruisce in cantiere, pertanto realizzato basandosi unicamente su voci di capitolato di 3 o 4 anni prima, per lo più frutto di copia-incolla; un copia-incolla che di frequente non è attinente alle situazioni reali di cantiere, per cui non soddisfa mai le aspettative del committente. Non dimentichiamo che il pavimento può essere fonte di profitti o perdite.”
Ha citato giustamente il “famigerato” copia-incolla tipico del nostro settore, quindi delle semplici voci di capitolato e NON un progetto. Cosa significa quindi oggi progettare un pavimento industriale?
Aicardi: “Rispondo prima dicendo che questi capitolati copia-incolla sono frutto di una attività tipica degli anni ’80, in cui il pavimento industriale andava (quasi) sempre bene in quanto il calcestruzzo era di buona formulazione, ma soprattutto non vi erano i carichi che gravano tipicamente sui pavimenti moderni. Riguardo alla progettazione, le Norme Tecniche per le Costruzioni riprendono il pavimento industriale come un manufatto/piattaforma sottoposta a deformazione pertanto esige una progettazione; progettazione che deve comprendere una relazione tecnica sui materiali che si vogliono impiegare, una descrizione dell’armatura e dello spessore con relativi calcoli, una planimetria dei giunti e dei dettagli costruttivi.

 

Ha citato giustamente, nell’ambito della progettazione, la relazione sui materiali che si intendono utilizzare. Sappiamo, ovviamente, che un pavimento industriale è composto quasi esclusivamente da calcestruzzo. E’ importante e vantaggioso oggi investire nella progettazione e controllo del calcestruzzo in cantiere?
Aicardi: “Certamente si! Ma investire nella maniera giusta, ciò prima dell’inizio lavori con una pre-qualifica all’impianto di betonaggio, che deve comprendere l’aspetto visivo della miscela richiesta, lo slump, la massa volumica, la porosità del calcestruzzo (soprattutto se utilizzano fibre strutturali in acciaio o sintetiche, in quanto qualcuno dice che possono formare aria nell’impasto, causa di possibili scartellamenti). Successivamente, con la nostra qualifica possiamo, durante la realizzazione del nostro manufatto-pavimento, indagare sulla omogeneità della fornitura di calcestruzzo, la quale consiste nel verificare che lo slump su tre o quattro betoniere nello stesso giorno di getto sia omogeneo, che la massa volumica sia costante e, soprattutto, il trattenuto al vaglio dei 4 millimetri sia anch’esso relativamente costante.”
Il calcestruzzo è quindi un materiale da costruzione che deve essere progettato e controllato. Sappiamo bene che un calcestruzzo per pavimenti non deve essere un “classico” calcestruzzo di generico utilizzo, ma deve essere formulato con un mix-design specifico con aggiunta di additivi chimici specifici.  A proposito di additivi specifici di ultima generazione: portano solo vantaggi o possono avere delle problematiche durante la realizzazione di un pavimento?
Aicardi: “gli additivi di ultima generazione, se non correttamente formulati, possono portare ad un rapido degrado della pavimentazione. Un degrado che viene identificato nella delaminazione, in quanto questi additivi policarbossilici formano frequentemente aria d’impasto. Questa delaminazione che si manifesta negli ultimi 10 anni è dovuta spesso dall’avvento di questi additivi. Negli anni ’70-’80 queste situazioni non si manifestavano mai; sono subentrate intorno al 2005/2010. Bisogna quindi stare molto attenti ad utilizzare questi additivi.
Mi viene quindi spontanea un’ulteriore domanda: sembra, dalle sue esperienze, che le pavimentazioni stiano progredendo dal punto di vista tecnologico e progettuale, ma paradossalmente hanno anche più problemi. Come mai?
Aicardi: “Queste situazioni sono dovute ai carichi di esercizio che sono profondamente cambiati nel corso degli anni. Sono cambiate anche le ruote dei muletti; siamo difatti passati dalle gomme piene al Vulkollan. Anche il traffico intensivo dei muletti concorre a degradare i giunti.  Sono cambiate le situazioni, siamo difatti passati dai “classici” pavimenti da 15 centimetri di spessore, mentre oggi la media è 18-20 centimetri. Sono stati portati avanti degli studi per limitare il degrado dei giunti, studi che ci hanno portato ad adottare giunti di costruzione metallici”.
Una domanda forse cattiva: è forse anche causa delle materie prime (vedi calcestruzzo)?
Aicardi: “Io mi limito a parlare degli inerti. Per la realizzazione di un pavimento, tali inerti dovrebbero essere lavato e pulito, cosa che raramente accade. In America gli aggregati per pavimenti vengono lavati ben tre volte! Altro problema che riguarda gli aggregati è che di sovente non rispecchiano il diametro massimo ideale di 31,5 mm, ma statisticamente inferiore, intorno ai 24 mm. Quindi, realizzare un pavimento di 20 cm di spessore con un calcestruzzo realizzato con inerti di massimo 24 mm, porta inevitabilmente ad importanti ritiri; ritiri che si manifestano con crepe e fessurazioni"

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