Scivolosità dei pavimenti in calcestruzzo od in resina.

19/07/2018
scivolosità pavimenti

Come capirci qualcosa…

Hai in mano un capitolato in cui viene richiesto un pavimento con grado antisdrucciolo R9, R10 o R11 o con valori >40, >50; oppure, sei un imprenditore, un costruttore, un progettista e stai cercando di capire quali caratteristiche antisdrucciolo debba avere il pavimento che devi installare in tal contesto pubblico/privato e quale è la normativa di riferimento?
Se non ci stai capendo niente, tranquillo: è assolutamente normale. In una situazione così complessa, mi stupirei del contrario.
Gli stessi testi di legge o specifiche emesse da enti di categoria o produttori di materiali, sono spesso fumosi od inconcludenti.

scivolosità pavimenti normativa

Partiamo da qui: cosa dice la legge?

Nel decreto legislativo 81/2008, noto anche come Testo Unico per la Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, si prescrive che: “i pavimenti presentino condizioni tali da rendere sicuro il movimento ed il transito di persone e mezzi, prescrivendo che questi siano fissi, stabili ed antisdrucciolevoli, esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi, oltre a non essere ingombrati da materiali che possano impedire la normale circolazione”.  Ma cosa si intende di preciso per “stabili”?  Cosa è antisdrucciolevole?  Cosa può essere o non essere considerata cavità, protuberanza, avvallamento o piano inclinato?
Insomma, tutto è estremamente vago e privo di oggettività.

Per capire cosa è antisdrucciolevole o meno, bisogna far riferimento al decreto ministeriale 236, il quale risale ben al 1989, il quale recita testualmente: “Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito, misurato secondo il metodo della B.C.R.A. (British Ceramic Research Association) sia superiore a: 0,40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta - 0,40 per elemento scivolante gomma su pavimentazione bagnata - i valori predetti di attrito non devono essere modificati dall'apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione". Le ipotesi di pavimentazione asciutta o bagnata devono essere assunte in base alle condizioni normali del luogo ove sia posta in opera. Nel caso dei pavimenti in resina bisogna inoltre far riferimento alla UNI 8298-16:2007, la quale spiega solamente come effettuare le prove per determinare il coefficiente di attrito superficiale, senza tuttavia indicare valori di riferimento.
Il d.m. 236/89 contrasta quindi con la UNI 8298-16:2007, la quale prescrive che le prove devono essere effettuate su provini realizzati ad hoc, condizionati per almeno 24 ore a temperatura ed umidità prestabilite, in assenza di ogni contaminazione da grassi, oli, polvere, etc…
Ciò vanifica i risultati in quanto i pavimenti in resina come quelli in calcestruzzo vengono realizzati in opera con tecniche prettamente manuali. I test di laboratorio sono applicabili sono ad elementi prefabbricati, i quali una volta certificati possono essere replicati in serie.

La normativa DIN.

In Italia viene spesso utilizzata anche la normativa DIN per identificare con valori che vanno da R9 ad R13 il grado antisdrucciolo di una pavimentazione.  Nonostante tale normativa DIN venga largamente utilizzata, occorre ricordare che ha valore solo in Germania e non in Italia.
Alcuni produttori di pavimenti in resina hanno certificato alcuni cicli applicativi con grado DIN, ma tali valori devono essere considerati come del tutto indicativi, in quanto il grado di finitura di una pavimentazione realizzata in opera viene influenzata dalla manualità del posatore, dalle temperature ambientali, etc..  Non è possibile, tramite i test previsti dalla DIN, verificare quindi cosa è stato realmente realizzato in opera.

scivolosità pavimenti industriali

In conclusione

INAIL ha stimato che la caduta sui luoghi di lavoro rappresenta la prima causa di inabilità temporanea e la prima causa delle inabilità permanenti. Ciò fa capire quanto il problema della scivolosità dei pavimenti sia ampiamente sottovalutato.

La realtà principale è che il datore di lavoro è responsabile, sempre e comunque, dell’incolumità dei dipendenti sul luogo di lavoro; pertanto egli è tenuto ad attuare qualsiasi accorgimento per scongiurare rischi alla salute fisica dei lavoratori. Tali accorgimenti tuttavia non sono sempre specificati dalle normative.
Le accortezze per prevenire la caduta non devono riguardare solo il potere antisdrucciolo del pavimento, ma anche la tipologia di scarpe antinfortunistiche da utilizzare, la prevenzione di ristagni d’acqua tramite apposite pendenze e punti di raccolta, etc..
In merito alla scivolosità dei pavimenti industriali, ciò che è chiaro è che, nelle normali condizioni di utilizzo (asciutto o bagnato) il pavimento debba dare un valore di attrito superiore a 0,40, utilizzando solo ed esclusivamente il metodo BCRA.
Molti mettono in dubbio la validità del Tortus su superfici bagnate, sostenendo inoltre che tale strumento misura l’attrito superficiale e non la scivolosità, che sono misurazioni non equivalenti. Personalmente non ho le competenze per confermare o smentire tali affermazioni.
Ciò che fa fede tuttavia è la norma di legge cogente, pertanto il BCRA deve essere l’unico metodo valido e legalmente riconosciuto.
Lo strumento Tortus ha tuttavia un prezzo di acquisto molto elevato, pertanto la sua reale applicazione sul mercato è assai limitata.

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