Edilizia generale

Il diritto del professionista al giusto compenso.

Lo decide il TAR di Catanzaro con sentenza del 2 agosto 2018 n. 1507, annullando un incarico progettuale per il comune medesimo, il quale prevedeva il solo rimborso spese (seppur di ben 250'000 €).
L’affidamento di incarichi a titolo gratuito o con forme di retribuzione indiretta violano gli articoli 9 e 12 della legge 22 maggio 2017, n. 81 (sulla tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale) dando peso alle prestazioni dei lavoratori autonomi verso le amministrazioni pubbliche, limitando gli abusi di dipendenza. La legge 4 dicembre 2017, n. 172, impone inoltre il principio dell'equo compenso per le prestazioni dei professionisti.
Tali norme, seppur successive alla decisione del TAR, si oppongono al principio posto dal Consiglio di Stato che ammette incarichi gratuiti qualora il professionista possa ottenere vantaggi curricolari o di immagine.
Il principio dell’equo compenso si oppone non solo alle prestazioni gratuite, ma anche alle retribuzioni di importo non correlato alla tipologia di servizio o bene fornito; il TAR di Reggio Calabria ha difatti provveduto all’annullamento di una gara d’appalto ospedaliera per la fornitura di seimila litri di latte per neonati, aggiudicata a soli 120 euro.
Confido che ogni progettista si ricordi di dar valore alla propria professione e professionalità, non solo ricordando a tali enti pubblici che la ricerca di lavoro non adeguatamente retribuito è moralmente riprovevole, ma oltremodo illegale.

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Da poco è stato firmato il rinnovo del CCNL per il settore dell'edilizia. Il nuovo contratto sarà in vigore fino al 30 settembre del 2020 e prevede una serie di cambiamenti particolari, tra i quali spiccano anche gli aumenti che dovrebbero portare al ricambio generazionale così tanto sperato dai vari sindacati del lavoro (e non solo da loro). Il contratto è stato firmato dall'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) dopo lunghe e varie trattative con i sindacati. A detta della stessa Associazione, si è trattato del compimento di un lungo processo che è durato più di 1 anno. Era il tempo necessario perché tutte le parti in gioco si fossero messe d'accordo sulle varie questioni relative anche ai dettagli più picchi del settore. Il contratto collettivo nazionale dei lavoratori è stato rinnovato per il periodo 2018-2020, dopo di che bisognerà nuovamente sedersi al tavolo delle trattative e dar vita a un nuovo contratto. Il nuovo contratto CCNL edilizia è stato sottoscritto dai rappresentanti della Fillea-CGIL, Fila-Cisl e dalla Fedeal-Uil, nonché da diverse organizzazioni cooperative del settore edile. Come è stato successivamente dichiarato, - la firma finale sul contratto è stata dura e sofferta, anche per via della crisi che da più di 10 anni ha colpito il settore. Il contratto firmato ha comunque salvaguardato il famoso secondo livello di contrattazione territoriale, seppure la scadenza dell'accordo sia fissata al 30 settembre del 2020. Dopo la firma la parola è stata data anche ai sindacati, i quali hanno precisato che l'accordo potenzia il fondo nazionale progettato appositamente per il ricambio generazionale e favorisce il raggiungimento del pensionamento anticipato di molti lavoratori del settore edile, a patto di aver raggiunto i requisiti necessari.

I cambiamenti principali del contratto CCNL

Al termine della stipulazione del contratto Marco Garantola, il Vice Presidente dell'Ance, ha dichiarato tutta la sua soddisfazione per il raggiungimento di questo obiettivo perseguito da così tanto tempo. Egli non ha mancato di sottolineare che sono state affrontate numerose difficoltà e ha precisato anche che il contratto è una testimonianza della volontà e dello sforzo delle imprese nell'investimento sul futuro del settore per il suo rilancio e per il beneficio dell'economia di tutto il Paese. L'accordo è stato visto positivamente anche dai sindacati e dai rappresentati del settore edile. Tra le principali novità del nuovo contratto spiccano alcuni punti-chiave a lungo discussi e attesi sia dai semplici lavoratori del settore che dalle PMI. Ecco quali sono:

  1.  La realizzazone di un protocollo unitario sindacati e imprese. Quest'ultimo dovrà contenere le azioni unitarie da svolgere in combinazione per rilanciare il settore;
  2.  Dovrà venire istituto un Fondo sanitario nazionale riservato unicamente ai lavoratori del settore edile. La motivazione di un'azione simile è abbastanza semplice, in quanto si considera che il settore edile sia uno dei più pericolosi in assoluto per via dell'alto rischio dei lavori;
  3.  L'istituzione degli incentivi che sono mirati a promuovere l'occupazione giovanile nel settore edile. Questo punto sembra essere chiaro ed è finalizzato alla progressiva diminuzione della disoccupazione giovanile, che in Italia non sembra dar cenni di cambiamento. Inoltre in questo modo si cerca di ripopolare un settore che negli ultimi anni mostra segni di fatica, in quanto sono sempre meno i giovani che vogliono diventare degli occupati del settore edile. Tale punto prevede anche la promozione delle nuove assunzioni con il progresso sostegno alla pratica dei prepensionamenti per gli occupati del settore edile;
  4.  Dovrà essere rinforzata l'efficienza del sistema bilaterale che tutt'ora vige nel settore, in quanto quella prevista dal precedente contratto era sicuramente insufficiente;
  5.  Infine, bisogna prevedere alcuni aumenti direttamente nel contratto.

Il contratto CCNL nel settore edile nello specifico

Tuttavia, per capire come queste iniziative potrebbero prendere vita nella routine quotidiana dei semplici lavoratori, occorre semplicemente provare ad analizzare i vari aumenti previsti per il settore. Per riuscirci, però, è sicuramente importante fare alcuni esempi per evidenziare gli incrementi previsti per l'intera durata del contratto. Per esempio, per un salario a parametro 100 un operaio comune guadagnerà 55 euro per una giornata lavorativa piena, mentre un operaio specializzato guadagnerà 71,50 euro, sempre per una giornata lavorativa piena. Il contratto collettivo, i cui dettagli sono stati specificati dal contratto CCNL nel settore edile, invece, prevede 2 euro in più per gli operai comuni e 2,6 euro in più per gli operai di terzo livello. D'altro canto, il livello di aliquota sulla sanità integrativa toccherà il livello dello 0,35% sull'intera massa dei salari. A questo si aggiunge anche l'aliquota per il Fondo Prepensionamento (come detto prima, necessario per iniziare le procedure necessarie alla liberazione di posti di lavoro e all'assunzione di giovani). Il Fondo per l'incremento dell'occupazione giovanile, invece, prevede un versamenti pari a 0,10. Le varie novità previste dal contratto CCNL, insomma, sembrano essere di segno positivo per l'intero settore e proprio per questo sembrano gettare delle solide fondamenta per il futuro ricambio generazionale.

Quali saranno le prossime sfide?

Come è già stato annunciato, il contratto durerà solo fino al 2020 e apre comunque le porte alle numerose sfide future che bisogna essere preparati ad affrontare. I sindacati, del resto, non hanno nascosto la propria volontà di concentrarsi sin da subito sui prossimi obiettivi che bisogna raggiungere. Tra i vari punti d'interesse, però, ve ne è uno che spicca in modo particolare. Si tratta della famosa lotta al dumping contrattuale: un problema già risolto nella maggior parte dei Paesi industrializzati che, però, permane in modo alquanto saldo ancor oggi nel Bel Paese tanto da costringere le autorità a muovere dei concreti passi verso la risoluzione di questa problematica. Cercando di risolvere il problema del dumping contrattuale si cercherà anche di applicare il contratto edile previsto proprio a tutti i lavoratori che sono impegnati direttamente sul campo, nei cantieri. Oltre a questa vi è anche un'altra sfida degna di quel nome che bisognerà superare: la ripresa del settore per mezzo della realizzazione delle infrastrutture necessarie. Questo grazie all'accelerazione della cantierizzazione delle varie opere.

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Indicazioni pratiche per ottenere foto di qualità

La fotografia, oggi, è una materia di notevole interesse da parte di numerose aziende, dalle produttrici di sensori fotografici a quelle che si occupano di ottiche o obiettivi. Questo è da ricondursi alla massiccia implementazione di fotocamere e funzioni, spesso avanzate, negli smartphone. Anche possedendo la migliore delle macchine fotografiche, tuttavia, non è possibile raggiungere risultati adeguati, tantomeno accettabili, senza conoscere determinate regole e consuetudini in merito a questo universo. Al contrario, anche utilizzando un semplice cellulare (che al giorno d’oggi tanto semplice non è) si possono ottenere scatti interessanti e addirittura artistici. Per raggiungere tale livello è utile conoscere le possibilità e le funzioni degli smartphone, così da poterli sfruttare al meglio.

Funzioni utili: il panorama

Una funzione integrata fra le più utili e immediatamente accessibile dall’app fotocamera degli smartphone è senza ombra di dubbio il panorama, landscape in Inglese. Molto spesso, infatti, ti sarà capitato di dover riprendere un soggetto troppo grande per poter rientrare completamente in una singola foto e sei stato costretto ad eseguire più scatti da angolazioni differenti. Se ti ritrovassi nuovamente in questa situazione, la modalità in oggetto risulterebbe perfetta consentendoti di effettuare un panorama nel quale far apparire il soggetto nella sua interezza. Tutto ciò che devi fare è selezionare la modalità, posizionare il telefono verticalmente e premere il pulsante di scatto, iniziando da uno dei due estremi orizzontali di ciò che stai per catturare e ruotando verso il lato opposto in modo lento e fluido; durante questa operazione, il tuo dispositivo scatterà più foto consecutivamente e le unirà in automatico a formare un’immagine più o meno vasta. Quando pensi di aver finito, ossia di essere arrivato all’estremo opposto di ciò che hai davanti, puoi ripremere il pulsante di scatto per terminare il processo e dopo qualche istante potrai visionare il risultato nella galleria.

La modalità time-lapse

Questa funzione è disponibile da poco negli smartphone e consente di ottenere un effetto davvero molto suggestivo, professionale e, in certi casi, altrettanto utile. Immagina di dover monitorare l’avanzamento di un cantiere. Effettuare un video sarebbe troppo dispendioso in termini di spazio e potrebbe arrivare a durare decine di ore. In questo caso ti viene in aiuto la modalità time-lapse; selezionandola, infatti, posizionando lo smartphone in modo che la zona interessata rientri nell’inquadratura (meglio se usando un treppiede), scegliendo il tempo di attesa fra una foto e un'altra e toccando il pulsante centrale, il dispositivo inizierà a scattare una serie di foto a intervalli regolari in piena autonomia, fino a che non lo interrompi manualmente. Alla fine, il risultato sarà un video di pochi secondi o minuti riguardo l'evoluzione dei lavori, composto da tutte le immagini catturate.

La modalità 1:1

Una funzione semplice quanto utile. Può succedere che tu debba postare la foto immediatamente in uno dei social network e, la maggior parte di essi, accettano immagini con proporzioni particolari: 1:1 appunto. Ciò significa che la lunghezza di un lato della foto sarà equivalente agli altri, formando un quadrato. Per evitare che si verifichi la situazione in cui tu sia costretto ad eliminare parte della foto (e, inevitabilmente, del soggetto) allo scopo di adattarla al formato richiesto, puoi usare la modalità citata, in modo tale da avere immediatamente un riscontro di quale sia il risultato; eseguito lo scatto, otterrai la foto pronta per essere condivisa.

La modalità manuale: usala!

Alcuni smartphone, in genere i dispositivi più avanzati, integrano sensori di un certo livello attraverso i quali è possibile ottenere immagini di tutto rispetto, a patto che questi siano sfruttati a dovere. Non è raro, infatti, che l’intelligenza del software non rispecchi le volontà di chi sta dietro allo schermo, specie se le condizioni di luce sono scarse. La modalità manuale, se presente, offre un grande supporto per ovviare questo problema. Innanzitutto, il parametro denominato "ISO", ossia la sensibilità del sensore alla luce, devi tenerlo al minimo indispensabile, iniziando dal basso e procedendo verso l’alto fino a che la foto non risulti nitida e al tempo stesso sufficientemente visibile. In genere, cerca di non superare mai ISO 800 per ovviare problemi di rumore fotografico.

In secondo luogo, se ne hai la possibilità, procurati un piccolo treppiede oppure un sostegno in grado di mantenere lo smartphone immobile e usa l’autoscatto per evitare di interferire con vibrazioni o spostamenti. Così facendo, puoi giocare con il tempo di posa per consentire al dispositivo di catturare più luce nel tempo.

Lo stesso vale per tutti quei dispositivi sprovvisti della funzione manuale; in scarse condizioni di luce essi cercheranno di compensare aggiustando tutti i parametri ma scattando da un treppiede la foto risulterebbe indubbiamente di qualità più alta, come nel caso di iPhone. A tal proposito, puoi installare applicazioni di terze parti per sbloccare le funzioni avanzate di fotografia e sfruttare appieno l’ottimo sensore di cui sono provvisti i dispositivi di casa Apple (Manual, ProShot, Camera+ o ProCam 2 tanto per citarne alcune).

La fase di post-lavorazione

Una volta che hai catturato un’immagine puoi decidere di modificarla attraverso l’applicazione integrata allo smartphone (generalmente non sufficientemente approfondita) migliorando parametri come nitidezza, contrasto, luminosità, ombre, colori e altri aspetti difficili da gestire durante lo scatto. Alcuni dei cosiddetti photo-editor migliori per l’ecosistema iOS sono:

  • Snapseed
  • Adobe Lightroom
  • Afterlight 2

Per l’universo Android, invece, ecco diverse app che puoi usare per questo scopo:

  • Photoshop Express
  • Snapseed
  • Pixlr

Trucchi e consigli

La luce è l’aspetto più importante per ottenere foto di qualità e risultati ottimi anche con uno smartphone. A tal proposito, non lasciarti ingannare da fotocamere con troppi Megapixel; 12 Mp, infatti, sono più che sufficienti; il motivo è semplice ed è fondamentale anche nel mondo delle reflex professionali. Quel valore indica da quanti pixel è composto il sensore. 12 Mp significa 12 milioni di pixel compressi in un rettangolo grande circa quanto un'unghia; Ognuno di essi necessita di essere illuminato perché si ricavi un’immagine uniforme e nel caso di sensori da 24 Mp sarà necessario il doppio della luce. L’immagine risulterà sì doppiamente più grande, ma inevitabilmente di qualità inferiore e la causa è da attribuire all’ISO (nel caso il software decida di agire aumentando la sensibilità con conseguenza sul rumore fotografico) oppure al tempo di posa (nel caso lo smartphone faccia in modo di catturare più luce nel tempo ottenendo un’immagine mossa).

Restando nell’argomento, evita sempre una situazione di luci e ombre (come puntare una finestra dall’interno in una giornata soleggiata), poiché nel caso lo smartphone individuasse un soggetto in luce, la zona in ombra risulterebbe talmente sottoesposta da non essere visibile; viceversa le zone illuminate verrebbero "bruciate", ossia completamente bianche. Cerca sempre di fotografare quando è nuvoloso, così da aumentare l’uniformità della luce oppure fai uso della funzione HDR (effettua più foto rapidamente con differente esposizione e le unisce, così da ottenere una foto risultante dove si vedano sia le zone in ombra sia le zone illuminate).

Tieni sempre a mente che senza luce non è possibile ottenere immagini. Conseguentemente, cerca sempre di illuminare adeguatamente il soggetto e di mantenere la fonte luminosa alle tue spalle; se non hai la possibilità di scattare in questo modo allora puoi affidarti al flash, che aiuta a contrastare la situazione di controluce.

Non usare il flash in altre condizioni se non strettamente necessario, perché diminuisce la qualità generale della fotografia essendo una fonte di luce limitata e che non si estende troppo in distanza; inoltre, genera delle ombre in caso di soggetti vicini con delle pareti alle spalle, con conseguente effetto "fantasma".

Se possibile, esegui più foto consecutivamente, in modo da poter scegliere la migliore visualizzandola in un display più grande (spesso le immagini viste in uno schermo piccolo danno l’impressione di essere ben definite anche se non è così).

Cerca, inoltre, di non usare lo zoom, perché spesso è effettuato via software ingrandendo l'immagine data la quantità di Megapixel disponibili. Questa funzione, oltretutto, amplifica i movimenti e le vibrazioni della mano.

L’ultimo consiglio è quello di sperimentare il più possibile, in modo da entrare in confidenza con il proprio dispositivo e capirne potenzialità e confini, rimanendo nei limiti del possibile e rispettando le regole descritte.

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Qualora si operi nel settore edile e si debbano inviare dei documenti ai propri clienti o fornitori di materiali, la classica mail rappresenta uno strumento quotidiano, ma attenzione al valore legale della mail semplice. Qualora si trasmettano comunicazioni importanti per il cantiere od il rapporto con il cliente/fornitore, meglio preferire la PEC, ovvero la Posta Elettronica Certificata.

La classica mail e la PEC, maggior sicurezza con la seconda.

Oggi le operazioni online, relative sia al settore edile che a diversi altri, vengono svolte quasi quotidianamente e molte di queste vedono protagonista l'utilizzo della mail; ma quella classica non riesce ad assicurare un risultato finale come invece accade con la PEC, ovvero la posta elettronica certificata la quale, invece, assume il ruolo di raccomandata virtuale.
Con questo tipo di mail, infatti, si ha la certezza del fatto che questa sia stata inviata e ricevuta da parte del cliente o del soggetto alla quale viene inviato un documento sfruttando tale strumento.
Di conseguenza sarà impossibile affrontare situazioni che, in passato, hanno reso fatto in modo che un imprenditore edile, ma anche altri, dovessero fronteggiare potenziali problemi come mancata comunicazione col cliente stesso o perdita della mail e mancata ricezione della stessa.

Maggior sicurezza sul contenuto dei documenti con la PEC.

Altro vantaggio che potrà essere conseguito con la PEC consiste nel fatto che un documento che viene inviato nel corpo del testo della mail non potrà essere modificato dal destinatario.
Questo grazie alla busta che virtuale che viene approvata appunto dal gestore del servizio, che permette quindi di far giungere a destinazione quel documento senza che questo possa subire delle modifiche particolari.
L'integrità viene quindi garantita da questo particolare servizio, che previene quindi situazioni dove la modifica del contenuto, in passato, ha generato non poche problematiche nei confronti degli imprenditori edili e non solo, che si sono ritrovati col dover fronteggiare situazioni dove i contenuti della mail venivano modificati per garantire un risultato positivo, durante la causa, al destinatario stesso.

Gli allegati e la PEC

Anche gli allegati assumono un grande valore all'interno della PEC ma attenzione: in questa tipologia di posta è possibile solo rendere nota la presenza degli stessi senza però fare in modo che il contenuto stesso possa essere conosciuto.
Questo tipo di problema potrà essere risolto semplicemente tenendo una copia dei documenti allegati che devono essere firmati digitalmente o copiando, con citazione del testo, il contenuto del documento all'interno del corpo della mail, offrendo quindi la massima trasparenza qualora dovessero nascere controversie col destinatario della posta.

La dimostrazione dell'invio e ricezione della PEC

Inoltre queste mail permettono anche di dimostrare l'avvenuta comunicazione con altri soggetti, cosa impossibile da effettuare con la classica mail.
Per certificare una mail inviata sarà necessario conservare la ricevuta di consegna avvenuta e il file postacert.eml, che contiene appunto il corpo dello stesso testo inserito nella mail, mentre per gli allegati occorre salvare il file daticert.xml.
Inoltre occorre stampare la documentazione che deve essere firmata elettronicamente.

Se invece si deve mostrare di aver ricevuto una mail con PEC, occorre solamente conservare la busta di ricezione, nella quale sono presenti entrambi i file, sia per il corpo della mail che per quanto riguarda gli allegati.

Questa operazione deve essere accompagnata dalla pulizia della casella postale PEC in maniera tale che i nuovi messaggi possano essere archiviati automaticamente dalla stessa e possano essere prevenute eventuali perdite dovute all'eccesso delle mail contenute nelle diverse cartelle virtuali.

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Sempre più spesso si sente parlare di impermeabilizzazioni in resina liquida PMMA, le quali vengono adottate in fase di costruzione dai progettisti più evoluti ed aggiornati, oppure nel risanamento di vecchie superfici soggette ad infiltrazioni d’acqua… Questo clamore è giustificato?

Facciamo una premessa: secondo un’indagine universitaria condotta all’interno dei tribunali, oltre il 50% dei contenziosi in contesto edilizio riguarda infiltrazioni d’acqua. Nel 54% delle sentenze, la colpa è stata attribuita a carenze nella progettazione o direzione lavori (fonte Assimp).
Lo scenario è paradossale: una voce che ricopre un costo marginale nella costruzione di un immobile, è responsabile della maggior parte delle problematiche post-costruttive.
La colpa non è attribuibile solamente alle carenze progettuali, ma anche alla brutta abitudine di subappaltare le opere di impermeabilizzazione con la preferenza del prezzo più basso, ad aziende non qualificate, nonché l’utilizzo di impermeabilizzanti che pur vantando nomi altisonanti, in realtà offrono prestazioni modeste. In fondo dovremmo chiederci: cosa possiamo pretendere da prodotti il cui costo al chilo è paragonabile a quello dell’acqua minerale?

Le resine PMMA per impermeabilizzazione non sono una novità, ma vengono utilizzate nell’Europa centrale da almeno 40 anni. L’evoluzione di questi prodotti ha portato ad un incremento delle prestazioni ed una diminuzione dei costi di produzione; ciò ha consentito una diffusione sempre maggiore della tecnologia.

  • Il principale vantaggio delle impermeabilizzazioni in resina, consta nel fatto che esse vengono applicate a freddo in forma liquida; ciò consente di impermeabilizzare efficacemente dettagli complessi (limite tipico degli impermeabilizzanti prefabbricati), senza alcuna giuntura o saldatura.
  • La resina PMMA, se applicata correttamente e da personale qualificato, si ancora tenacemente al sottofondo. In caso di lesione del manto impermeabile, l’acqua non può disperdersi al di sotto di esso, pertanto l’eventuale perdita rimane localizzata e di facile riparazione.
  • Altissime prestazioni. Lo strato di resina pmma armata con apposito tessuto vanta altissimi valori di elasticità e crack bridging anche a temperature estreme (-30 +90 °C).
  • Con molti cicli applicativi a base di resine PMMA è possibile realizzare impermeabilizzazioni di superficie (a vista), pedonabili o carrabili, resistenti ai raggi UV e di gradevoli aspetti estetici. Questa soluzione permette di impermeabilizzare vecchi supporti di balconi, terrazzi e parcheggi, senza effettuare alcuna demolizione, con conseguente risparmio in termini di costi, disagi ed impatto ambientale.
  • Rapida applicazione. Le resine PMMA catalizzano ed induriscono dopo pochi minuti dalla miscelazione, questo consente interventi rapidissimi con minimi disagi in caso di ristrutturazioni in immobili abitati.
  • Massima Certificazione (ETAG 005), ciclo di vita utile di almeno 25 anni.
  • Resistenza alle radici; tipico problema per le impermeabilizzazioni di tetti verdi.

i limiti:

  • Le impermeabilizzazioni in resina pmma richiedono personale specializzato, sia per la progettazione che per la messa in opera. I rapidissimi tempi di indurimento e la superficie “a vista” non consentono incertezze.
  • Costo delle materie prime decisamente più elevato rispetto ai prodotti tradizionali (parzialmente ammortizzato dai minori costi di mano d’opera)
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