Pavimenti in calcestruzzo

Oggi con questo video parto direttamente dalla conclusione: la verità é che i pavimenti in cemento, di fatto, non esistono.
"Pavimenti in cemento" é un termine di utilizzo comune che viene utilizzato da molte persone per identificare quelle che sono due categorie di pavimenti molto diverse tra loro.
La prima, che é quella che ci riguarda personalmente, é la pavimentazione industriale. NON é un pavimento in cemento bensì un pavimento in calcestruzzo, ovvero un materiale da costruzione costituito da sabbia, inerti, cemento, acqua ed eventuali additivi chimici. Il cemento quindi è il legante che "lega" tra loro sabbia ed inerti. Il cemento, idratandosi con l'acqua, fa presa e indurisce conferendo alla miscela una resistenza meccanica tale da renderla assimilabile a una roccia

La seconda categoria che viene identificata come pavimenti in cemento é quella che riguarda l'interior design. In questo caso si tratta di pavimenti in resina, rivestimenti di spessore millimetrico a base di resine acriliche e poliuretaniche che ripropongono l'effetto del cemento spatolato. Il cemento in realtà é solo una componente del sistema. Si tratta di rivestimenti a bassissimo spessore che vengono applicati su nuovi massetti in sabbia-cemento o su vecchie piastrelle. Spesso vengono commercialmente nominati microcemento, minirasex, etc..
Se pertanto state cercando un pavimento in cemento industriale, state in realtà cercando un pavimento in CALCESTRUZZO. Se invece state pensando ad un pavimento in cemento per la vostra casa od il vostro negozio, state quindi cercando un pavimento in resina od in microcemento. Utilizzando quindi questi termini di ricerca più specifici, sul web potrete ottenere informazioni più efficaci sulla pavimentazione di cui avete bisogno.

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Molto spesso si sente parlare di pavimenti in cemento al quarzo o pavimenti quarzati. Cosa sono?

Questi termini sono divenuti di uso comune ma sono vagamente impropri.
Per pavimenti al quarzo si intende generalmente il “classico” pavimento industriale in calcestruzzo, su cui viene applicato, fresco su fresco, uno strato di corazzante superficiale a base di cemento, granuli di quarzo e sabbia silicea.

Pavimenti al quarzo

Perché viene usato il quarzo?

Il quarzo è un minerale che presenta un’ottima durezza misurata su scala di Mohs, unito ad una ampia reperibilità e quindi un costo relativamente basso. L’applicazione sopra calcestruzzo fresco di un corazzante a base di quarzo è quindi finalizzato alla realizzazione di uno strato di usura, il quale ha la funzione di migliorare le caratteristiche tecniche e le prestazioni meccaniche del pavimento, quali durezza e resistenza all’abrasione.
L’applicazione di uno strato di usura consente inoltre una più facile lisciatura della superficie e, nel caso di utilizzo di pigmenti in polvere, ottenere una colorazione della superficie.

Pavimenti al quarzo

L’applicazione dello strato di usura al quarzo.

I corazzanti a base di quarzo possono essere di due tipi:

  • A spolvero.
    Nel metodo a spolvero, il pavimento in cls viene gettato sino a quota finita. Durante le prime fasi di indurimento del calcestruzzo, viene applicato uno spolvero superficiale di una miscela costituita da cemento, sabbie silicee e quarzo in quantitativo pari alla capacità del calcestruzzo di idratare ed inglobare tale miscela. Tale strato d’usura verrà poi inglobato e lisciato con apposite fratazzatrici meccaniche (dette anche “elicotteri” per la particolare forma). Come spiegato in un precedente articolo, applicare una eccessiva quantità di spolvero per rispettare degli inappropriati criteri progettuali, può portare a conseguenze estremamente negative a causa del mancato inglobamento ed idratazione dello stesso, con conseguente delaminazione dello strato d’usura. E’ quindi compito del pavimentista, in base alla propria esperienza e competenza, valutare durante le fasi di fratazzatura il corretto quantitativo di spolvero da applicare.
  • A pastina.
    Con tale sistema il massetto di cls viene gettato ad una quota inferiore di 5-10 millimetri rispetto al piano finito. Sempre con metodo “fresco su fresco”, viene gettata una malta superficiale costituita da inerti, granuli di quarzo, cemento, acqua, additivi fluidificanti ed eventuali pigmenti.
    La “pastina” viene quindi lisciata con fratazzatrici meccaniche.
    Il metodo a pastina è molto meno utilizzato del sistema a spolvero per via dei maggiori costi e di alcune difficoltà applicative.
Pavimenti al quarzo

I limiti degli strati d’usura.

I sistemi sovra citati sono corazzanti a base cementizia, con i vantaggi ed i limiti che ne derivano.
qualsiasi corazzante cementizio non è naturalmente antipolvere ed antiolio, anzi, come qualsiasi superficie cementizia si presenterà poroso, assorbente e con tendenza a formare polvere. Nel caso siano necessarie specifiche caratteristiche tecniche di repellenza ai liquidi, sarà necessario prevedere trattamenti successivi con impregnanti a base di resine trasparenti (epossidiche, poliuretaniche od acriliche) o di specifici formulati a base di silicati di litio.
Sempre per la propria natura cementizia, la superficie non potrà mai essere uniforme e monocromatica ma presenterà difformità e sfumature tipiche del materiale. Aspettarsi uniformità cromatica dal cemento,  come aspettarsi di avere un legno monocromatico: di fatto impossibile.

Esistono altri strati di usura differenti dal quarzo?

Gli strati di usura a base di cemento e quarzo ricoprono la quasi totalità delle applicazioni in campo industriale.
Tuttavia, per applicazioni speciali in cui sono richieste particolari resistenze meccaniche, sono disponibili sul mercato anche spolveri a base di corindone naturale o sintetico (il quale ha una durezza su scala Mohs decisamente più elevata del quarzo), granuli metallici o carburo di silicio.

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un pavimento posteso in pochi secondi.

in 120 secondi, la realizzazione di un pavimento post-teso di 4'000 mq.
Opera realizzata grazie al supporto della rete Floortek, di cui ATEF é membro dal 2018.
Controlli in cantiere eseguiti dal Istituto Italiano del Calcestruzzo.

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Piacere di rivederti.

Quello che vedete in foto è un pavimento realizzato da mio padre nell’ormai lontano 2003 in provincia di Lodi.
Il pavimento è destinato ad attività di immagazzinaggio a medio-bassa intensità per prodotti del packaging farmaceutico, con utilizzo esclusivo di carrelli elevatori trilaterali a ruota rigida.
Ad un “non addetto ai lavori” questa foto sicuramente non trasmetterà nessun messaggio.
Personalmente invece, con molto piacere  ho ritrovato un pavimento che, salvo alcuni inestetismi superficiali dovuti allo sfregamento delle forche dei carrelli, si presenta in condizioni di efficienza pari al giorno in cui è stato consegnato al cliente.
Da sottolineare che, dal 2003 ad oggi, tale pavimento non  ha beneficiato di alcun intervento di manutenzione ordinaria.
E' molto bello rivedere un lavoro realizzato diversi anni fa, e riscontrare che la qualità con cui è stato realizzato si sta tutt’ora esprimendo in una durabilità eccellente.

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“venga subito geometra, che qui siamo pronti per il getto”.
Poi, quando si va a fare il sopralluogo di rito, la situazione che spesso si presenta è quella che vedete in foto.
Non me ne vogliano i miei lettori titolari di imprese edili, ma talvolta comincio a credere che nel nostro settore non impareremo mai le basi del mestiere.
Tralasciamo la mancanza cronica di una adeguata compattazione del sottofondo (il quale ricordiamo ha “solamente” il compito di sorreggere il pavimento per i prossimi decenni); vorrei invece soffermarmi sulla preparazione dell’impianto fognario.
Le tubazioni, poste nello spazio di getto e non interrate nella massicciata (perché è troppo faticoso interrare qualche metro di tubo), creano non solo un drammatico indebolimento del getto e la formazione di un “giunto rovescio”, ma anche un punto di ancoraggio per il calcestruzzo il quale, non libero di contrarsi, tenderà a fessurarsi in tal punto.
Nello specifico della foto, la malta di rinfianco del tubo arriva a 10/11 cm di altezza, all’interno di un getto di soli 15 cm (e poco importa che ci sia malta di cemento od il solo tubo di pvc)!!
Vi è poi l’annosa questione dei pozzetti, annegati nel getto e vincolati alla struttura sottostante, creano un ulteriore punto di ancoraggio che non consente al calcestruzzo di ritirarsi liberamente.
Due giorni dopo il getto, puntuale come una cartella di Equitalia, arriverà la telefonata: “Geometra, qui ci sono due crepe. Avete lavorato male. Bisogna sistemarle!!”

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