Pavimenti in calcestruzzo

E’ possibile ottenere strutture durevoli?

Nelle norme armonizzate europee l’aggregato riciclato è definito come aggregato minerale risultante dal recupero di rifiuti di materiale inorganico precedentemente utilizzato nelle costruzioni.

In parole povere: aggregati provenienti dalla demolizione e frantumazione di preesistenti strutture.

La sperimentazione dell’utilizzo di tali inerti all’interno di nuovo calcestruzzo risulta ovviamente una pratica assai lodevole sotto il profilo ecologico, in quanto consente un efficace riciclo di materiali di risulta di “difficile collocazione” e smaltimento.
Se l’utilizzo di aggregati da riciclo è indicato in calcestruzzi a basse prestazioni, può dirsi altrettanto per calcestruzzi strutturali, come ad esempio nel campo delle pavimentazioni industriali?

Pavimenti industriali in calcestruzzo e aggregati di riciclo.

Le Norme Tecniche emanate il 14/1/2008 cap.11, specificano che “sono idonei alla produzione di calcestruzzo per uso strutturale gli aggregati ottenuti dalla lavorazione di materiali naturali, artificiali, ovvero provenienti da processi di riciclo conformi alla norma europea armonizzata UNI EN 12620 e, per gli aggregati leggeri, alla norma europea armonizzata UNI EN 13055-1. È consentito l’uso di aggregati grossi provenienti da riciclo, secondo i limiti di cui alla Tabella 11.2.III, a condizione che la miscela di calcestruzzo confezionata con aggregati riciclati, venga preliminarmente qualificata e documentata attraverso idonee prove di laboratorio.”
Secondo tale tabella, prendendo ad esempio un cls rck 30/37, ovvero una delle classi di resistenza più utilizzate nella realizzazione di pavimenti industriali, è possibile utilizzare fino ad un massimo del 30% di aggregati grossi provenienti dalla demolizione di solo calcestruzzo.

Non sono un ricercatore scientifico bensì un modesto utilizzatore di calcestruzzo, tuttavia nutro forti dubbi sul fatto che si possa davvero realizzare strutture durevoli, specialmente se poste in aree esterne, realizzate con aggregati da riciclo e vi spiego perché:

Pavimenti industriali in calcestruzzo e aggregati di riciclo.
  1. I calcestruzzi applicati in contesti ambientali che prevedono cicli di gelo e disgelo (ovvero nella maggior parte d’Italia), devono essere realizzati con aggregati non gelivi, ovvero con assorbimento d’acqua ≤1% in peso.   Gli aggregati grossi (4-32 mm) provenienti da frantumazione del calcestruzzo hanno un assorbimento che varia tra il 4 e il 9% (ovvero fino all'800% in più degli aggregati non gelivi) e sembra essere indipendente dalla qualità del calcestruzzo di origine. L’assorbimento degli aggregati fini riciclati può invece raggiungere valori sino al 12%.  Come è possibile quindi realizzare pavimenti industriali esterni resistenti ai cicli di gelo e disgelo e quindi essere durevoli?
  2. Ipotizziamo tuttavia di dover realizzare una pavimentazione industriale ad uso interno e di utilizzare solo aggregati riciclati di grosso diametro. Ipotizziamo inoltre di essere riusciti a qualificare un idoneo mix-design Con una percentuale di assorbimento così consistente, per evitare che gli aggregati sottraggano acqua d’impasto, occorrerebbe che gli stessi, prima della miscelazione si trovino in condizione “saturi a superficie asciutta” (saturi d’acqua ma senza velo d’acqua superficiale).  Tale condizione è di difficile se non impossibile applicazione in un impianto di betonaggio. Ci troveremo quindi o con aggregati bagnati o non saturi, con conseguenti variazioni imprevedibili del rapporto acqua/cemento, dei valori di slump, con ovvie conseguenze.
  3. L’aggregato da riciclo, frantumato, per sua natura ha una forma non ottimale per la realizzazione di calcestruzzi ad alte prestazioni; richiedono maggior pasta di cemento per la loro ricopertura, con aggravio di costi ed un peggioramento delle resistenze e dei ritiri volumetrici.

Mi chiedo: ne vale quindi la pena?

La mia risposta quindi é NO.  Con le attuali condizioni, l'utilizzo di aggregati di riciclo in una pavimentazione industriale, specialmente se in area esterna, comporta talmente tanti rischi e vincoli progettuali da scionsigliarne vivamente l'utilizzo.
Rimango ttuttavia aperto a smentite e correzioni.

Pavimenti industriali in calcestruzzo e aggregati di riciclo.
Leggi di piú

Questo articolo lo scrivo dopo tre giorni passati a far sopralluoghi in diversi cantieri di imprese edili, interessate solo ed esclusivamente a parlare di prezzi.
Una situazione provante per chi tenta ostinatamente di costruire pavimenti industriali e si trova invece al “mercato del pesce”, invitato a partecipare ad aste al ribasso per la fornitura di mere prestazioni di mano d’opera (con la differenza che al mercato si tiene conto anche della qualità e della freschezza del pesce).
Mi si perdoni quindi una spiccata dose di polemica.

L’esperienza sul campo mi ha insegnato che fondamentalmente esistono due tipi di approcci costruttivi quando ci si inizia a realizzare un pavimento industriale in calcestruzzo:

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

1) soluzione tradizionale o del miglior prezzo.

È la soluzione utilizzata di default dalla maggioranza delle imprese edili che devono subappaltare la realizzazione dell’opera, ma anche da diversi utilizzatori finali.
Il pavimento non è una struttura che deve sopportare i carichi di lavoro che graveranno su di esso per i decenni a venire, ma una “gettata di cemento”.
La gettata di cemento, in quanto tale, è ovviamente resistente più o meno a tutto.
Spessore del massetto: 10 o 12 centimetri. Abbiamo sempre fatto così, quindi sicuramente va bene. Vogliamo esagerare e fare 15?
La massicciata di sottofondo presenta un’adeguata portanza?  Certo.  Ci sono passati sopra alcuni camion e non sono sprofondati, quindi sicuramente la massicciata è “buona”.
Le tubazioni di fognatura e dei servizi le si faranno passare sopra il terreno, rinfiancandole con un po' di malta. Se esse riducono lo spessore del massetto anche del 70% non c’è problema (è plastica portante). 
Nel caso il cemento non sia abbastanza resistente, a compensare le carenze ci pensa una bella armatura, costituita da rete elettrosaldata in ferro, maglia 20x20 diametro 5 mm. La scelta della tipologia di rete è abbastanza scontata, per il semplice fatto che a maglia più larga od a filo più sottile non la forniscono.
L’altezza dell’armatura nel massetto non è data da distanziatori in quanto costerebbero troppo.  Il pavimentista, gratuitamente, durante il getto di cls provvederà ad alzarla, tirandola con un gancio metallico, salvo poi camminarci sopra per poter staggiare il calcestruzzo.
 

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Per realizzare il lavoro si chiamerà “la Squadra” che farà il miglior prezzo, ovvero il team di tre volenterosi operai che provvederà a staggiare e lisciare con gli elicotteri.  La scelta di 3 operai non è data dal fatto che si tratta di un lavoro giusto per 3 persone, ma perché semplicemente il furgone ha 3 posti.
L’impresa di pavimentazione diventa quindi un’agenzia interinale che fornisce manovalanza.
Il cemento sarà quello “buono”, consigliato dall’impianto (magari solo con un po' di aggiunta di acqua, che non fa poi così male). Il calcestruzzo ovviamente lo compriamo direttamente dall’impianto, così risparmiamo. Se il cls ce lo fornisce il pavimentista, ci fa la cresta sopra.
Per esser sicuri che il cemento va bene, ci facciamo fare qualche cubetto direttamente da chi ci fornisce il materiale.
La “Squadra” inizierà a gettare all’alba e, a meno che non ci si trovi in piena estate, lavorerà ininterrottamente sino a notte fonda, se non fino al mattino successivo, in barba a qualsiasi norma sulla sicurezza nei cantieri ed ai CCNL, in assenza del responsabile di cantiere, del responsabile della sicurezza e di ogni altra figura preposta al controllo.
Lo spolvero di quarzo?  "Mi raccomando mettetene TANTO, così il pavimento sarà resistente".
Layout dei tagli di contrazione?  Lasciamo all’esperienza del pavimentista/tagliatore, che sa lui come fare bene.
Strato di scorrimento e barriera al vapore? Non pervenuta.
Armature pilastri?  Non pervenute.
Giunti di costruzione in acciaio?  Non pervenuti.
Mix- design del calcestruzzo, qualifica della miscela e controlli durante i getti?  Non pervenuti.
Maturazione protetta del cls? Non pervenuta.
Desolidarizzazione degli spiccati in elevazione?  Cos’è? Sembra il nome di una malattia tropicale.
Collaudo? non necessario.

A questo punto, parlare di progettazione della struttura, di portate utili, di durabilità, di controlli di qualità, di collaudi e di garanzie è una perdita di tempo, esattamente come mettersi a smacchiare le pellicce dei giaguari (per dirla alla Bersani).  Queste sono solo argomentazioni che servono al pavimentista per gettare fumo negli occhi ai clienti per aumentare i costi.
Se il pavimento va bene, siamo tutti contenti; se fa qualche crepa, ci faremo fare lo sconto dal pavimentista (chi ci ha dato il calcestruzzo invece dobbiamo pagarlo, altrimenti come ultimiamo il cantiere?).
Abbiamo risparmiato?  
Certamente!
ed é l'unica cosa che conta.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Soluzione 2: Il pavimento é struttura.

Eh, si.
Il compito del pavimento industriale sarebbe quello di supportare e sopportare i carichi statici, i carichi dinamici ed il lavoro che graverà su di esso, per i decenni a venire. 
Ciò dovrebbe avvenire in sicurezza, con i minori disagi in termini di tempo e denaro per le future manutenzioni ordinarie e straordinarie.
Il pavimento, come ogni parte dell’edificio (e forse ancor più di ogni altra) deve godere di adeguate garanzie in quanto è l’unica parte della struttura su cui grava tutto il lavoro di produzione e di logistica dell’azienda.
Sono diversi i committenti, i progettisti e le imprese edili che hanno preso coscienza di questa realtà, qualcuno per doti lungimiranti, altri per errori fatti in passato.
Oggi infatti diversi committenti hanno imparato a pretendere qualità e garanzie, in quanto in passato hanno dovuto combattere per anni con pavimentazioni dalle portate sconosciute, di scarsa resistenza e planarità, altissimi costi di manutenzione ma, soprattutto, inadatte allo scopo per cui sono state destinate.
Il progettista esperto sa che il pavimento durevole nasce da un progetto ingegneristico, il quale dovrà essere integrato, sin dalle fasi preliminari, al progetto dell’intera struttura, con ulteriore riferimento alle indagini geologiche.
Inoltre l’ex Genio Civile della regione Toscana specifica che “Se il pavimento ha funzioni strutturali proprie, collabora con la struttura principale o si trova in zona sismica allora va considerato come elemento strutturale”.  “occorrerà che la pavimentazione in calcestruzzo (elemento con funzione strutturale) sia progettata da professionista abilitato, sia oggetto di deposito presso gli organi di controllo (ex Genio Civile), sia sottoposta al controllo di un Direttore dei lavori abilitato.”
Oltre al concetto di durabilità, vanno anche aggiunte altre caratteristiche essenziali per realizzare un pavimento adatto ad una industria moderna, come ad esempio la planarità, essenziale per una efficiente movimentazione delle merci in magazzini con scaffalature oltre gli 8 metri di altezza, così come eventuali performances richieste per la facilità di pulizia, gli aspetti estetici e la lucentezza, resistenza all’abrasione o ad aggressivi chimici etc.
 

Se sei sicuro di far parte della “soluzione 2”, potrai allora trovare interessante questo.
Ma bisogna essere sicuri di far parte di questa soluzione, perché le vie di mezzo non esistono.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.
Leggi di piú

I pavimenti in cemento levigato rappresentano una tipologia di superficie che sta riscuotendo una notevole diffusione anche in territorio italiano.
“Cemento levigato” si tratta però di un termine improprio, in quanto la materia che costituisce il pavimento è il Calcestruzzo, un materiale composto da cemento, inerti (sabbia e ghiaia), acqua ed additivi chimici. Tuttavia il termine Cemento é divenuto di uso comune e largamente utilizzato.
I pavimenti in cemento levigato e lucidato sono estremamente versatili e possono esaltare la bellezza di qualsiasi area interna ed esterna, sia che si tratti di un immobile industriale che commerciale. Mentre questo tipo di pavimentazione ha iniziato a diventare popolare solo di recente, i pavimenti in cemento hanno una lunga storia che risale a migliaia di anni fa. L’utilizzo del calcestruzzo per la realizzazione di pavimenti e strade può essere fatto risalire al 1° secolo A.C. ad opera dei Romani, mentre la scoperta del legante è di 3 millenni precedente, grazie ad Egizi ed Assiri.
I pavimenti in cemento levigato hanno invece un’origine recentissima. Pare infatti che la levigatura e lucidatura a secco del calcestruzzo sia stata scoperta quasi per caso in un cantiere tunisino negli anni ’90.
L’ottenimento di una superficie cementizia lucente ebbe un notevole successo, difatti numerose aziende, specialmente americane, si dedicarono intensamente alla produzione di macchine levigatrici e trattamenti specifici per pavimenti in calcestruzzo.

Un ulteriore “sprint” alla diffusione dei pavimenti levigati è stata data dalla scoperta ed utilizzo dei consolidanti – densificanti a base di silicati di litio, sodio o potassio.
Tali trattamenti, di cui abbiamo già parlato in precedenza, consentono di modificare la matrice del calcestruzzo, rendendola più densa e dura, quindi anche più lucente e di facile manutenzione.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Come si realizzano i pavimenti in cemento levigato?

Occorre subito dire che non tutte le superfici in calcestruzzo possono essere levigate con successo, e che il risultato finale dipende da molteplici fattori.  Il calcestruzzo deve presentarsi sano, coeso, ricco di pasta di cemento. Superfici magre, porose e povere di cemento portano a risultati scadenti, sia sotto il profilo estetico che nella sua durabilità.
E’ inoltre fondamentale sottolineare che il calcestruzzo è un materiale da costruzione disomogeneo, sia per struttura che per colore, così come per le pietre naturali, legno, etc..   La superficie che ne risulterà sarà quindi altrettanto disomogenea!  Non dovrete quindi aspettarvi l’omogeneità, che è caratteristica solo di materiali prodotti artificialmente in modo standardizzato e ripetibile.
Le operazioni di levigatura dipendono dalla natura del materiale e dal risultato che si vuole ottenere.
Superfici graffiate o lievemente deteriorate necessiteranno di una levigatura profonda per essere riportate a nuova vita.
Lo stesso vale per il risultato estetico che si vuole ottenere: se si vuole portare in evidenza la matrice del calcestruzzo e quindi i sassi che si trovano al suo interno, si dovrà partire con una levigatura profonda ed intensiva, diversamente si porteranno in evidenza solo i piccoli inerti superficiali dello spolvero di quarzo.
Se si desidera una ottima lucentezza si dovranno effettuare diversi passaggi di levigatura con utensili dalla grana sempre più fine, sino ad arrivare almeno ad una grana 800/1000. Diversamente, si potranno effettuare minori passaggi ed ottenere una finitura satinata o semi-lucida.
Avrete quindi compreso che non esiste un metodo standard di levigatura. Sta all’esperienza del fornitore decidere come intervenire sul pavimento in cemento, in base alle caratteristiche dello stesso ed al risultato finale che è stato concordato con il cliente.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Inerte a vista o “sale e pepe”?

Come già accennato, con le operazioni di levigatura è possibile portare in evidenza, come in sezione, la trama del calcestruzzo e gli inerti che lo compongono.  Con una levigatura più leggera è invece possibile evidenziare solo i piccoli inerti superficiali dello spolvero corazzante. Per via dell’effetto “puntinato” bianco-grigio-nero, tale finitura viene anche definita “sale e pepe”.
Personalmente ritengo che la finitura Sale e Pepe, oltre che essere decisamente più economica, risulti anche più moderna e gradevole.  Tuttavia i gusti non si discutono…

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

I pavimenti in cemento levigato e “colorato”.

Ebbene si, non dobbiamo necessariamente rassegnarci al grigio cemento.
Tramite trattamenti impregnanti a base di acidi coloranti, è possibile creare velature di colore permanenti.
Questa pigmentazione viene definita velatura in quanto non risulta essere coprente, pertanto la texture del calcestruzzo, con i suoi pregi (ed i suoi eventuali difetti), rimarrà invariata.
Questa tecnica di colorazione risulta essere decisamente interessante per valorizzare esteticamente le pavimentazioni di spazi commerciali, industriali e showrooms, rendendole più “vivaci” e con maggior carattere.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Intervenire su nuove o vecchie superfici…

Le operazioni di levigatura, lucidatura e trattamento del cemento possono essere realizzate su nuovi pavimenti o su superfici vecchie anche di decenni, purché la struttura sia sana e resistente.
Tuttavia, la realizzazione di un nuovo pavimento industriale in cemento levigato consente una più ampia possibilità di personalizzazione estetica.
Si noti ad esempio la foto a lato. Durante le fasi di getto di calcestruzzo e lisciatura del nuovo pavimento industriale, abbiamo creato un riporto superficiale contenente vetri colorati. Durante le fasi di levigatura il vetro è stato sezionato e portato in evidenza, rendendo la superficie estremamente gradevole ed interessante.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Pro e contro dei pavimenti in cemento levigato.

PRO:

  • Operazione realizzabile su nuove o vecchie superfici.
  • Ottima resistenza al graffio.
  • Design naturale, moderno e personalizzabile.
  • Prezzo di realizzazione decisamente interessante ed elevato rapporto “Value for money”.
  • Superfice traspirante, con buone capacità idro ed oleo repellenti.
  • Ottima facilità di pulizia e bassa manutenzione.
  • Privo di parti o trattamenti che possono esfoliarsi o distaccarsi.

CONTRO:

  • Pavimentazione non adatta ad ambienti alimentari in regime HACCP, produzioni farmaceutiche, camere bianche ed ogni area ad elevato standard igienico, in cui vengono richieste pavimentazioni impermeabili.
  • Superficie traspirante non impermeabile. Versamenti di oli, vino, liquidi alimentari o sostanze chimiche, dovranno essere rimossi per tempo, al fine di evitare che queste penetrino nella superficie, macchiandola permanentemente.                                                                                                        
Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.
Leggi di piú

“Cemento elicotterato” è un termine d’uso assolutamente improprio ma tuttavia assai diffuso, il quale indica la realizzazione di un pavimento in calcestruzzo con una finitura superficiale ottenuta mediante l’uso di fratazzi meccanici, detti anche “elicotteri” per via della somiglianza della parte inferiore della macchina fratazzatrice e le pale rotanti di un elicottero (vedi foto a lato).
Come già anticipato, il termine risulta improprio a partire già dal termine “cemento”. I pavimenti, come tutte le strutture sono difatti realizzate in calcestruzzo, un materiale composto da cemento (con funzione di legante), inerti (sabbia e sassi in curva granulometrica), acqua ed additivi chimici.
In secondo luogo, mi si consenta una piccola polemica, sentir ancor oggi utilizzare da professionisti del settore edile termini quale “cemento elicotterato” o “battuto di cemento” per indicare i pavimenti industriali in calcestruzzo, risulta svilente per una categoria di pavimenti che già da anni sono riconosciuti, a tutti gli effetti, strutture.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Da semplice “gettata di cemento” a struttura da progettare e collaudare.

Nel terzo millennio, considerare ancora i pavimenti industriali delle semplici gettate di calcestruzzo opportunamente lisciate e rifinite con uno spolvero di quarzo, significa non solo non aver conoscenza degli specifici obblighi normativi, ma anche una scarsa connessione con le esigenze delle industrie moderne, le quali giustamente richiedono pavimentazioni non solo durevoli ed a bassa manutenzione, ma anche con valori di portata e planarità garantiti.
Ciò nonostante, ancor oggi molte figure vedono nella “gettata di cemento” un manufatto di poco valore, da appaltare e subappaltare al minor costo possibile; un atteggiamento che mette le basi per i futuri contenziosi.
L’avvento delle NTC2018 tuttavia inizia a mettere un freno a questa situazione, introducendo obblighi di progetto, di controllo e di collaudo.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

Pavimenti industriali, NTC2018 e CNR DT 211/2014.

Quanto scritto fin ora, a qualcuno sembrerà l’ennesimo tentativo di parlare di qualità e di responsabilità per addurre costi superflui.
Fortunatamente, gli obblighi e le responsabilità delle figure coinvolte nella realizzazione delle pavimentazioni industriali non sono frutto dell’opinione della scrivente, ma espressione normativa.
L’avvento delle NTC2018 ha portato, per la prima volta, una menzione specifica in merito alle pavimentazioni industriali, ovvero: "Per quanto riguarda le pavimentazioni in calcestruzzo, può farsi utile riferimento alle CNR-DT 211/2014 ‘Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione ed il controllo delle pavimentazioni di calcestruzzo’.
Tale dicitura, seppur brevissima, demanda alle istruzioni CNR i vari dettagli, elevandone tuttavia la valenza a livello legislativo.
Il documento CNR DT 211/2014 eleva gli standard qualitativi e specifica maggiori dettagli rispetto a quanto previsto dalla Norma UNI EN 11146, la quale, pur rimanendo in vigore, si presenta oggi tendenzialmente obsoleta.
Le principali novità introdotte dal CNR DT 211/2014:

  • Vengono maggiormente riconosciuti e definiti legalmente i ruoli e le responsabilità delle figure professionali coinvolte nella progettazione e realizzazione di un pavimento industriale (progettista, direttore lavori, produttore di calcestruzzo, impresa costruttrice, certificatore).
  • Classificazione della resistenza all’abrasione mediante prestazione, secondo la classificazione AR.
  • Ampliamento delle specifiche sulle tolleranze di planarità.
  • Inserimento di parametri sulla scivolosità.
  • Inserimento di procedure per il controllo in fase di realizzazione del pavimento e sul suo collaudo finale.
  • Nuove indicazioni su progettazione, realizzazione, manutenzione e stesura di voci di capitolato.
  • Introduzione sull’obbligo della manutenzione e sulla fornitura del manuale di uso e manutenzione del pavimento.
  • Introduzione di specifiche sul calcestruzzo fibrorinforzato.

Nel caso in cui il pavimento risulti collaborante con la struttura, risulta inoltre obbligatorio il deposito del progetto presso gli organi di controllo.
L’inosservanza delle normative porta ovviamente a conseguenze sul piano civile e penale.

Ancora sicuri di voler fare una “gettata di cemento”?

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.
Leggi di piú

Due opere in calcestruzzo a confronto. Chi "vale" di più?

Quello che vedete in foto è un prefabbricato industriale di nuovissima costruzione.
Perché mi sono soffermato a guardarlo e fotografarlo?
Oltre che essere un cantiere in cui ho realizzato varie pavimentazioni in calcestruzzo… ho notato sulle facciate varie riparazioni. Le potete notare come venature di colore grigio più scuro.
Cosa è successo?
Nulla di particolare in fondo. Si tratta di fessurazioni.
Tali fessurazioni possono essere originate da vari motivi, primo fra tutti la natura stessa che compone il pannello prefabbricato, ovvero il calcestruzzo.
Il calcestruzzo difatti è un materiale che contiene una importante quantità di acqua.
Durante le fasi post-getto il calcestruzzo inizia a perdere acqua per evaporazione, quindi perde una parte di volume. Tale perdita di volume innesca tensioni da ritiro e quindi fessurazioni.
Ecco perché, le varie normative, prevedono che il calcestruzzo venga fatto maturare in ambiente protetto e controllato; ovvero per limitare il più possibile la formazione di fessure.

Pavimento industriale in calcestruzzo – Due approcci costruttivi a confronto.

C’è tuttavia qualcosa di decisamente anomalo.
Un pannello di un prefabbricato industriale viene appunto…. Pre-fabbricato, in fabbrica.
Viene gettato e realizzato presso gli impianti di prefabbricazione ed immediatamente protetto con teli di tipo plastico per evitare l’evaporazione dell’acqua.
Il tutto avviene quindi in condizioni ideali e ripetibili.
Un pannello prefabbricato di tipo “sasso a vista” o “ghiaietto lavato” può arrivare ad avere un costo di 90 € al metro quadro.

Propongo quindi il gioco “trova le differenze” tra un prefabbricato industriale ed un pavimento industriale in calcestruzzo!

  • Un pavimento industriale in calcestruzzo ha un costo al metro quadro pari ad un quarto od addirittura un quinto di un pannello prefabbricato.
  • Il pavimento in calcestruzzo viene gettato e realizzato “in opera”, ovvero presso il cantiere stesso, in condizioni climatiche estremamente variabili ed imprevedibili, talvolta ostili. Il Prefabbricato, come spiegato prima, viene realizzato in fabbrica in condizioni ideali.
  • Il pavimento viene realizzato a mano, con tecniche prevalentemente artigianali. Un prefabbricato viene realizzato con metodi industrializzati.
  • Un capannone industriale viene progettato da staff di ingegneri che ne garantiranno la sicurezza d’uso e la resistenza ai terremoti, vita natural durante. Il progetto viene realizzato a seguito di indagini geologiche, le quali dovranno certificare che il terreno di sottofondo presenti le caratteristiche adatte per essere edificato.
  • Il progetto di un pavimento industriale (seppur obbligo di legge) viene spesso ritenuto un costo superfluo. La massicciata di supporto quasi mai viene controllata e di frequente viene considerata quale discarica di materiali da costruzione.
  • Il pavimento ha il compito di supportare i carichi statici e dinamici di un’attività industriale, resistere al transito di muletti a ruota rigida per molti anni senza deteriorarsi o richiedere ingenti spese di manutenzione. Il prefabbricato industriale ha il compito di “stare in piedi” e raccogliere al suo interno le attività industriali.
  • Le fessurazioni in strutture in calcestruzzo, purché non pregiudichino il corretto funzionamento della struttura stessa, devono essere accettate (così dicono le normative).   Le fessurazioni in un pavimento in calcestruzzo, nonostante lo stesso sia stato realizzato nella più estrema economia, senza progetto, senza stagionatura protetta e su massicciata di dubbia realizzazione, danno spesso luogo a discussioni e controversie.
  • Un immobile industriale prefabbricato viene consegnato al cliente a seguito di collaudo e certificato di agibilità. Il pavimento industriale nella maggior parte dei casi non prevede alcun collaudo.


 

Il pavimento industriale nella cultura di massa è ancor oggi figlio di un Dio minore.
Da un edificio prefabbricato industriale ci attendiamo sicurezza, durabilità, decoro estetico e siamo disposti a pagare una cifra giusta affinché questo ci venga garantito.
Il costo di un pavimento è sempre troppo alto, finché non ci accorgiamo che esso non è in grado di sopportare il lavoro cui è destinato, costringendo quindi ad ingenti costi di manutenzione, frequenti disagi o, in casi particolarmente gravi, alla demolizione e ricostruzione ex-novo.

Leggi di piú
Segui Atef su Twitter
Segui Atef su Facebook
Segui Atef su YouTube
Segui Atef su Instagram

Atefchannel

Atefchannel on YouTube

Visita il Canale

  Web Agency XODUS New Media

Possiamo esserti utili?

Compila tutti i campi. Ti ricontatteremo in tempi brevi.