Pavimenti in Resina

Una domanda che mi viene frequentemente posta è: “ma che spessore ha il vostro pavimento in resina?”

I pavimenti in resina ad uso industriale risultano particolarmente indicati nella sovrapposizione di vecchi pavimenti, anche grazie allo spessore ridotto in pochi millimetri o decimi di millimetro.
Uno spessore così contenuto consente generalmente di evitare di rimuovere pesanti macchinari ed apportare importanti modifiche alla struttura, alle porte di accesso ed agli impianti.

La norma UNI 8297:2004 “Rivestimenti resinosi per pavimentazioni – Terminologia”, si occupa proprio di determinare il tipo ed il nome di rivestimento in resina, in funzione degli spessori e delle tecniche applicative.

Nello specifico, la norma suddivide in:

Rivestimento a film sottile (verniciature): 150-300 µm

Rivestimento a film spesso: 300-1000 µm

Multistrato: > 1,5 mm

Autolivellante: > 2 mm

Malta spatolata: 5-12 mm

Lo spessore del pavimento in resina è un fattore determinante per la sua resistenza e la durabilità.

Come avete potuto notare, un pavimento in resina presenta spessori molto ridotti ma anche estremamente variabili, da pochi micron ad alcuni millimetriLo spessore è uno dei fattori determinanti per determinare la resistenza del rivestimento in resina, pertanto dovrà essere dimensionato in base alla specifica destinazione d’uso del pavimento.
Inutile quindi lasciarsi condizionare dallo spessore (e dal prezzo) di un rivestimento dello spessore di 1 millimetro, se le esigenze tecniche richiedono l’applicazione di una malta spatolata dello spessore di 10 millimetri. La soluzione per conoscere il pavimento adatto alle proprie esigenze e relativi spessori, è sempre quella di rivolgersi ad un tecnico specializzato.

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Come già accennato, i pavimenti in resina multistrato a base epossidica rappresentano il giusto “entry level” nel settore dei pavimenti resilienti.
Il rivestimento multistrato viene così definito in quanto realizzato mediante applicazione manuale a spatola di diversi strati di resina, intervallati da spolveri di sabbia di quarzo in opportuna granulometria ed in quantità tale da raggiungere gli spessori desiderati (per normativa non inferiori a 1,5 mm).

Tale tipologia di pavimento viene normato dalle UNI 10966:2007 punto 4.3.5 - UNI EN 1504/2 e UNI EN 13813 a cui si dovrà fare riferimento in fase progettuale per le caratteristiche tecniche e prestazionali.

Data la necessità di applicare più rasature di resina, intervallate da una tempistica non inferiore a 12-24 ore, la realizzazione del multistrato richiede diversi giorni di lavoro.
Per una corretta realizzazione e durabilità dell’opera è indispensabile una accurata preparazione del sottofondo mediante pallinatura o levigatura. Sono da escludersi a priori la carteggiatura e la scarificatura in quanto non idonee.
Il pavimento in resina multistrato è una tipologia adatta ad un medio traffico di carrelli a ruota gommata e può essere scelto per il rivestimento nuovi o vecchi sottofondi in calcestruzzo, ma anche per la ristrutturazione di pavimenti in piastrelle/gres/klinker, purché sia stabile e le piastrelle siano ancorate al sottofondo.
La finitura superficiale è antisdrucciolo con ruvidità a scelta della d.l., di aspetto monocromatico lievemente spatolato.
Al termine dei lavori, i giunti di contrazione o costruzione eventualmente presenti nel sottofondo dovranno essere riportati sulla superficie in resina mediante tagli realizzati con taglierina a disco diamantato, successivamente sigillati con specifiche resine poliuretaniche di adeguato modulo elastico.
La pulizia del pavimento dovrà essere effettuata con macchine lavasciuga, utilizzate in modo appropriato (vedi qui)
Dato lo spessore esiguo del rivestimento, unito a buone performances tecniche, il Multistrato è spesso una soluzione tecnico-economica molto vantaggiosa, tuttavia consigliamo di rivolgersi a tecnici esperti e competenti per valutare la fattibilità dell’opera.

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Quanto costa un pavimento in resina?

Questa è, ovviamente, la domanda che ci viene posta più spesso ma alla quale non è così scontato riuscire a dare una risposta.
In questo articolo vorrei dedicarmi esclusivamente ai pavimenti in resina industriali.

La grande differenza: pavimento in resina industriale o civile?

Molto spesso il cliente, offuscato dalle informazioni che arrivano dal web, confonde i pavimenti in resina ad uso industriale con quelli ad uso civile/abitativo.
Occorre pertanto fare una premessa importantissima: i pavimenti in resina industriali e civili non hanno quasi nulla in comune!  Le materie prime utilizzate sono completamente differenti, come sono differenti le tecniche applicative ed i risultati finali.  Anche i costi al metro quadro di queste due macro-categorie di pavimenti sono quindi molto differenti.
Occorre quindi identificare il prodotto che si sta cercando ed informarsi in merito al medesimo, tralasciando informazioni (e prezzi) che sarebbero fuorvianti.
Qualche cliente, alla ricerca del risparmio estremo, richiede la possibilità di realizzare un pavimento in resina industriale in un contesto abitativo. Qualsiasi applicatore serio e qualificato di pavimenti in resina vi risponderà “assolutamente no!”, in quanto sarebbe una pratica che porterebbe inevitabilmente a problemi di vario tipo e ad un cliente fortemente insoddisfatto.

Pavimento in resina industriale. Si, ma quale?

Nel campo dei pavimenti industriali in resina, la norma UNI 8297 identifica le categorie in base allo spessore ed alle tecniche applicative.

  • Trattamenti antipolvere. Impregnanti trasparenti per calcestruzzo, nessuno spessore.
  • Rivestimenti a film sottile, ovvero "verniciature" colorate con spessori ci circa 150/300 microns.
  • Multistrato. Resine applicate a spatola e spolverate con sabbie di quarzo. Spessore minimo 1,5 mm
  • Autolivellante. Rivestimenti in resina autolivellante, spessore circa 2 mm.
  • Malta spatolata. Massetto epossidico di spessore compreso tra 5 e 12 mm.

Come potete notare, gli spessori di questi pavimenti in resina sono molto diversi tra loro, il che ovviamente incide in modo determinante sul prezzo.  È altrettanto vero che lo spessore del pavimento incide drasticamente sulle resistenze, quindi consiglio vivamente di affidarsi ad un tecnico competente per capire quale pavimento è adatto alla propria attività commerciale, senza lasciarsi troppo affascinare dal prezzo più basso di mercato.  Un pavimento scarsamente resistente può essere inizialmente economico, ma si rivelerà inevitabilmente un pessimo investimento.

Quanto è grande il pavimento?

Un fattore che incide sul prezzo del pavimento è la dimensione dello stesso. I pavimenti industriali in resina vengono sempre applicati in più strati, il che implica necessariamente più giornate di lavoro. Una squadra di posatori impiega pressappoco lo stesso tempo per realizzare un pavimento di 100 mq o di 500 mq, pertanto i costi di mano d’opera al metro quadro aumentano o diminuiscono in modo inversamente proporzionale alla grandezza della superficie.

Le variabili che incidono sui prezzi di un pavimento in resina.

Oltre alle variabili sovra elencate, incidono sul prezzo del pavimento industriale la tipologia e lo stato del sottofondo, la presenza o meno di barriera al vapore, le resistenze finali richieste, la qualità e la base chimica delle resine, etc..

Le variabili sono quindi molteplici, tali da rendere impossibile stabilire dei “prezzi di listino”. Può tuttavia essere utile identificare delle linee guida, per facilitare la stima di alcuni computi metrici.
In modo del tutto indicativo, considerando come sottofondo un pavimento in calcestruzzo di 500 mq provvisto di barriera al vapore, possiamo stabilire:

  • Rivestimenti a film sottile (verniciatura a base epossidica) ca. € 15,00 al metro quadro.
  • Multisrato epossidico 1,5 mm € 30,00 al mq.
  • Pavimento in resina autolivellante € 45,00 al mq.
  • Massetto epossidico € 50/70 € mq.

Ricordiamo tuttavia che é indispensabile rivolgersi a tecnici qualificati, i quali, dopo presa visione dell'attuale sottofondo e della destinazione d'uso finale, progetteranno un pavimento in resina adatto alle specifiche esigenze.

Per qualsiasi informazione non esitate a contattare un nostro tecnico tramite il form sottostante

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Perché é importante calcolare il punto di rugiada prima di applicare una resina?

Il punto di rugiada è la temperatura alla quale, ad un determinato valore di umidità relativa, si presenta il fenomeno di condensazione, ovvero il passaggio dell’acqua dallo stato gassoso a quello liquido. La condensa sui vetri delle finestre di casa ne è un classico esempio.
Il punto di rugiada diventa di fondamentale importanza quando si applicano vernici o resine sensibili a sottofondi umidi (vedi vernici poliuretaniche). Difatti al punto di rugiada il pavimento viene ricoperto da un invisibile strato di acqua, il quale impedisce alle vernici di attecchire efficacemente al sottofondo. In tal caso il risultato potrebbe essere disastroso!
Per misurare il punto di rugiada vi sono degli strumenti elettronici (igrometro+termometro) acquistabili per poche centinaia di euro. In alternativa, tramite igrometri e termometri è possibile calcolare il punto di rugiada affidandosi ad una tabella, come quella a lato.
La norma prevede che per poter applicare un rivestimento sensibile all'umidità, la temperatura del supporto debba essere almeno 3 gradi superiore al punto di rugiada.
Buon lavoro!

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I pavimenti in resina sono superfici plastiche realizzate generalmente con polimeri di tipo epossidico, poliuretanico o pmma i quali hanno diversi valori di temperatura di transizione vetrosa. 
La temperatura di transizione vetrosa è il valore limite in cui un polimero si comporta in modo rigido; raggiunta la temperatura limite il materiale inizierà ad assumere un comportamento più malleabile. Le resine di tipo semi-elastico hanno generalmente una temperatura di transizione vetrosa inferiore a quella ambientale, mentre invece materiali semi-rigidi (come le resine per pavimenti) hanno una temperatura di transizione vetrosa superiore a quella ambientale
Raggiunta tale temperatura limite, il polimero tende a modificare la propria struttura ed a perdere le proprie caratteristiche tecniche.

Lo sfregamento tra due corpi, provoca surriscaldamento per attrito. La velocità di formazione del calore sarà proporzionale alla pressione adottata ad alla velocità di sfregamento dei corpi.
Lo slittamento degli pneumatici dei muletti è un fenomeno da evitare non solo per la sicurezza degli operatori, ma anche per scongiurare che l’abrasione dello slittamento si sommi alla somministrazione di calore al pavimento, il quale, superando la temperatura di transizione vetrosa del polimero con cui è realizzato, si danneggia in modo irreversibile.
Tale fenomeno è imprescindibile su ogni rivestimento resinoso, e non è originato da una cattiva posa del pavimento o difetto delle resine utilizzate. Nella revisione 3.2018 delle Linee guida Conpaviper per la prescrizione, posa,controlli, verifica finale e manutenzione dei rivestimenti resinosi continui, l’argomento viene finalmente affrontato in modo esaustivo ed imparziale. Il documento é disponibile nelle nostra area download.


I muletti già operanti in loco prima del rivestimento resinoso, potrebbero richiedere lievi adeguamenti per operare efficacemente sulla nuova superficie.
Sarà cura del cliente avvalersi della consulenza del proprio concessionario di fiducia di carrelli elevatori al fine di verificare che gli stessi siano muniti di ruote antitraccia ad alta aderenza e, se necessario, adeguare lo spunto di trazione al fine di evitare inutili e pericolosi slittamenti. Purtroppo sul mercato riscontro una scarsa disponibilità da parte dei concessionari di carrelli i quali, per evitare di dover fare adeguamenti ai veicoli, preferiscono liquidare il proprio cliente asserendo che "se la ruota slitta è il pavimento che non va bene".

Oltre a prestare attenzione ai carrelli, risulta opportuno formare il personale affinché utilizzi uno stile di guida adeguato, privo di inutili rischi.

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