Il titolo di questo articolo potrebbe apparire molto stupido, dato che il calcestruzzo viene prodotto dagli impianti di betonaggio, giusto?
In realtà, la situazione italiana è talmente singolare e paradossale, da rendere tutt’altro che banale chiedersi CHI effettivamente produca il calcestruzzo che viene utilizzato in cantiere.
Un giorno, un dirigente di una delle principali aziende italiane produttrici di calcestruzzo, mi disse: “Quando il calcestruzzo parte da uno dei nostri impianti di betonaggio, è conforme a tutti i criteri di qualità stabiliti dalle norme, pertanto è incontestabile”.
Chi ha un minimo di competenza in materia, sa bene che tale affermazione é alquanto distante dalla realtà, anche perché da quegli impianti non esce nemmeno un metro cubo di calcestruzzo, quindi come può essere conforme ad un qualsiasi requisito qualitativo o normativo?
In Italia difatti, nella quasi totalità dei casi gli impianti di betonaggio immettono gli ingredienti necessari alla realizzazione del calcestruzzo all’interno delle autobetoniere, demandando a queste ultime il compito di miscelare e quindi realizzare, di fatto, il calcestruzzo.
Tale metodo si chiama dry mixing o produzione a secco ed è una pratica vietata in tutti i paesi europei e del nord Africa, con l’eccezione dell’Italia e (credo) del Portogallo.
Nei restati paesi difatti, è di prassi produrre il calcestruzzo presso gli impianti di betonaggio, i quali devono essere provvisti di specifico mescolatore.
Occorre innanzitutto comprendere un concetto fondamentale: le autobetoniere non vengono costruite con lo scopo di miscelare il calcestruzzo!
Ebbene si… le autobetoniere hanno il compito di ricevere il calcestruzzo premiscelato e di trasportarlo presso il cantiere, mantenendolo agitato per evitare la sedimentazione degli inerti.
A tal proposito vi riporto quanto il mio primo mentore nel mondo della tecnologia del calcestruzzo, il geom. Gianni Bebi, scrisse nel suo libro “Il calcestruzzo in pratica”:
“Purtroppo in Italia i mescolatori sono molto diffusi negli stabilimenti per la produzione di elementi prefabbricati, mentre nell’industria del preconfezionato la loro diffusione è minore: la quasi totalità degli impianti di betonaggio utilizza l’autobetoniera come miscelatore. Quest’ultima, in realtà, era stata concepita a suo tempo con il compito di mantenere in movimento il calcestruzzo già miscelato, quindi quale agitatore; in seguito è stata ‘promossa’ a miscelatore.”
Mi permetto di raccontarvi un piccolo aneddoto: Anni fa un tecnologo del calcestruzzo mi raccontò che durante un viaggio di lavoro in Algeria, i tecnici algerini rimasero stupiti nell’apprendere che in Italia il calcestruzzo veniva miscelato nelle autobetoniere, mentre da loro era una pratica vietata. Gli algerini, pensando di non conoscere questa tipologia di autobetoniere così evolute ed efficienti, chiesero lumi in merito. Suppongo sia stato abbastanza imbarazzante spiegargli che le autobetoniere italiane, in realtà, erano identiche a quelle algerine.
Assodato quindi che il calcestruzzo non viene prodotto in centrale bensì in autobetoniera, sorgono a questo punto altri enormi problemi:
NO.
O meglio...sicuramente non nel medio termine.
La pratica della miscelazione a secco in Italia è tutt’altro che in via di decadimento, anzi, non vi è attualmente nessuna iniziativa in corso per incentivare l'uso del mescolatore (almeno a mia conoscenza).
L’unica speranza è che un giorno ‘caschi dal cielo’ una normativa che obblighi il settore del calcestruzzo ad equipararsi al resto dell’Europa.
Dubito tuttavia che vedrò questo passo evolutivo durante la mia carriera lavorativa.
Tiziano Massazzi
Tecnologo del calcestruzzo
Direttore tecnico @ ATEF srl
Autore del libro
I pavimenti industriali in resina
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