Il calcestruzzo chi lo produce? (la risposta non é scontata!)

Produzione del calcestruzzo: una situazione unica in Europa?

05/08/2022

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Il titolo di questo articolo potrebbe apparire molto stupido, dato che il calcestruzzo viene prodotto dagli impianti di betonaggio, giusto?
In realtà, la situazione italiana è talmente singolare e paradossale, da rendere tutt’altro che banale chiedersi CHI effettivamente produca il calcestruzzo che viene utilizzato in cantiere.

Un giorno, un dirigente di una delle principali aziende italiane produttrici di calcestruzzo, mi disse: “Quando il calcestruzzo parte da uno dei nostri impianti di betonaggio, è conforme a tutti i criteri di qualità stabiliti dalle norme, pertanto è incontestabile”.
Chi ha un minimo di competenza in materia, sa bene che tale affermazione é alquanto distante dalla realtà, in quanto da quegli impianti non esce nemmeno un metro cubo di calcestruzzo, quindi come può essere conforme ad un qualsiasi requisito qualitativo/normativo?

In Italia difatti, nella quasi totalità dei casi gli impianti di betonaggio immettono gli ingredienti necessari alla realizzazione del calcestruzzo all’interno delle autobetoniere, demandando a queste ultime il compito di miscelare e quindi realizzare, di fatto, il calcestruzzo.

Tale metodo si chiama Dry Mixing ed è una pratica ‘bandita’ in tutti i paesi europei e del nord Africa (alcuni per normativa, altri credo solamente per cultura di mercato), con l’eccezione dell’Italia e del Portogallo.
Nei restati paesi difatti, è di prassi produrre il calcestruzzo presso gli impianti di betonaggio, i quali devono essere provvisti di specifico mescolatore.

Immagine Miscelare il calcestruzzo non é un gioco da ragazzi...

Miscelare il calcestruzzo non é un gioco da ragazzi...

Occorre innanzitutto specificare che le autobetoniere non vengono costruite con lo scopo di miscelare il calcestruzzo!
Ebbene si… le autobetoniere hanno il compito di ricevere il calcestruzzo premiscelato e di trasportarlo presso il cantiere, mantenendolo agitato per evitare la sedimentazione degli inerti.

A tal proposito vi riporto quanto il mio primo mentore nel mondo della tecnologia del calcestruzzo, Gianni Bebi, scrisse nel suo libro “Il calcestruzzo in pratica”, ovvero:
“Purtroppo in Italia i mescolatori sono molto diffusi negli stabilimenti per la produzione di elementi prefabbricati, mentre nell’industria del preconfezionato la loro diffusione è minore: la quasi totalità degli impianti di betonaggio utilizza l’autobetoniera come miscelatore. Quest’ultima, in realtà, era stata concepita a suo tempo con il compito di mantenere in movimento il calcestruzzo già miscelato, quindi quale agitatore; in seguito è stata ‘promossa’ a miscelatore.”

Un piccolo aneddoto: Anni fa un tecnologo del calcestruzzo mi raccontò che durante un viaggio di lavoro in Algeria, i tecnici algerini rimasero stupiti nell’apprendere che in Italia il calcestruzzo veniva miscelato nelle autobetoniere, mentre da loro era una pratica vietata. Gli algerini, pensando di non conoscere questa tipologia di autobetoniere così evolute ed efficienti, chiesero lumi in merito. Suppongo sia stato abbastanza imbarazzante spiegargli che le autobetoniere italiane, in realtà, erano identiche a quelle algerine.

Immagine Ma perché il Dry Mixing é oggetto di così tante critiche?

Ma perché il Dry Mixing é oggetto di così tante critiche?

Assodato quindi che il calcestruzzo non viene prodotto in centrale bensì in autobetoniera, sorgono a questo punto altri enormi problemi:
 

  • Nella stragrande maggioranza dei casi, l’autobetoniera non è di proprietà della società che gestisce dell’impianto di betonaggio! Il trasporto del calcestruzzo difatti viene quasi sempre appaltato a terzi. L’autista dell’autobetoniera ovviamente non è dipendente della società che dovrebbe produrre il calcestruzzo e non opera sotto le direttive né negli interessi della stessa. La produzione del calcestruzzo è, di fatto, subappaltata a società di autotrasporti.
  • Subentra quindi un lieve conflitto di interessi. Il trasportatore deve “miscelare” il calcestruzzo (con un mezzo che non è adatto a farlo), e contemporaneamente velocizzare i trasporti e limitare il consumo di gasolio, per massimizzare i profitti.
    Il trasportatore si trova quindi in una posizione scomoda, perché agitare il calcestruzzo richiede tempo e denaro.
    Il risultato è spesso quello che vedete a lato; ovvero un calcestruzzo talmente mal miscelato da contenere blocchi anidri di sabbia!
    Quali prestazioni possiamo attenderci da un ‘calcestruzzo’ in queste condizioni??
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  • L’autista dell’autobetoniera è inoltre incaricato di fare aggiunte di acqua alla miscela di calcestruzzo; talvolta su richiesta del cliente, talvolta su indicazione dell’impianto di betonaggio, altre volte di propria spontanea iniziativa! (più volte mi sono sentito dire da qualche autista: "ho già aggiunto un pò di acqua perché tanto so che voi pavimentisti lo volete bello fluido...)
    Ora, senza nulla togliere alla professionalità di chi guida l’autobetoniera, ma che competenze ha per decidere se e quanta acqua aggiungere ad un mix-design?
  • In autobetoniera, talvolta direttamente presso il sito del getto, vengono immesse fibre ed additivi chimici.
    È possibile auspicare che questi ingredienti vengano uniformemente dispersi nel calcestruzzo, utilizzando un ‘agitatore’ per pochissimi minuti?
    Ovviamente la risposta è no.
    La UNI EN 206-1 prescrive che il mescolamento degli additivi in betoniera “dovrebbe essere pari ad almeno 1 minuto per metro cubo e non minore di 5 minuti a partire dall’aggiunta dell’additivo”. Ma queste indicazioni non vengono mai realmente rispettate anche perché totalmente sconosciute da chi, ‘giustamente’, dovrebbe solo occuparsi del trasporto e dello scarico del calcestruzzo.
    Esistono diversi studi al riguardo, i quali evidenziano che in mancanza di mescolatore il dosaggio di additivi deve essere aumentato per svolgere la propria funzione, in quanto la dispersione nella miscela di cls è sommaria.
  • Ma soprattutto, la questione principale è: se il calcestruzzo non viene prodotto in impianto di betonaggio ma presso terzi, come possono esserci controlli di qualità?
    Chi verifica che quanto viene gettato in opera risponda ai criteri prestazionali previsti dal progetto e dalle norme?

Ne verremo fuori?

NO.
O meglio...sicuramente non nel breve o medio termine.
La pratica del dry mixing in Italia è tutt’altro che in via di decadimento, anzi, non vi è attualmente nessuna iniziativa in corso per incentivare l'uso del mescolatore (almeno a mia conoscenza).
L’unica speranza è che un giorno ‘caschi dal cielo’ una normativa che obblighi il settore edile ad equipararsi al resto dell’Europa.
Dubito tuttavia che vedrò questo passo evolutivo durante la mia carriera lavorativa.

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