Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

Un evento imperdibile nel settore dei pavimenti industriali.

10 ed 11 Ottobre 2019, una data da segnare in rosso sul calendario per chiunque operi drettamente od indirettamente nel settore delle pavimentazioni industriali, dei massetti e dei rivestimenti in resina.
Si svolge difatti il secondo FORUM NAZIONALE SOTTOFONDI, MASSETTI, PAVIMENTAZIONI E RIVESTIMENTI CONTINUI.
L'evento, patrocinato da CONPAVIPER é l'unico FORUM dedicato a chi opera nei settori delle pavimentazioni continue: Sottofondi, massetti, sistemi radianti, rivestimenti civili, pavimenti industriali, rivestimenti in resina, pavimenti drenanti, impermeabilizzazioni, etc, etc...
Appuntamento presso ECOAREA - VIA RIGARDARA 39, 47853 CERASOLO AUSA (CORIANO - RIMINI).

Per maggiori info, iscrizioni e programma, vedi il sito MassettiePavimenti.it

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Nel mese di aprile 2017 l'ospedale Maggiore di Lodi ci propone una nuova sfida: ripristinare la pavimentazione dell'eliporto, la quale si presenta in asfalto inconsistente e gravemente deteriorato. Contestualmente occorre adeguare l'elisuperficie alle rinnovate norme ENAC.
Il problema principale é rappresentato dalle tempistiche, in quanto occorre interrompere l'attività dell'elisuperficie ospedaliera per il minor tempo possibile, in modo da poter tornare rapidamente a poter gestire eventuali emergenze.
La soluzione da noi adottata consiste nello specifico sistema Helipad, a base di resine elastiche specifiche per il rivestimento di superfici in asfalto ad uso elisuperficie, con finitura antisdrucciolo e segnaletica a norme ENAC.
La pavimentazione prima deteriorata é tornata a nuovo splendore, in pochissimo tempo, senza demolizioni e con un investimento economico contenuto.

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Segretario tecnico Encoper

Buongiorno,
Ci tenevo molto a realizzare questo video in quanto oggi abbiamo l’opportunità e l’onore di ospitare sul nostro canale il geometra Renzo Aicardi, segretario tecnico di Encoper (Ente Nazionale Costruttori Pavimenti e Rivestimenti), professionista in Italia dal 1974 nel settore dei pavimenti industriali in calcestruzzo e resina.
Inoltre il sig. Aicardi è autore di ben tredici libri inerenti il tema delle pavimentazioni industriali e la loro progettazione. Tra di essi c’è un libro strettamente correlato al nostro video di oggi: “i pavimenti in calcestruzzo e l’avvocato”.
Inizio subito con la prima domanda. I pavimenti industriali in calcestruzzo: manufatti apparentemente di facile realizzazione agli occhi dei clienti ma in realtà fonte di innumerevoli problematiche e contenziosi. Geometra Aicardi, come mai il panorama italiano ci prospetta oggi il pavimento industriale come una struttura legata a frequenti problematiche?
Aicardi: “Le problematiche di cantiere fonte di contestazione sono legate alle deformazioni che il calcestruzzo subisce durante la sua maturazione. Tali problematiche sono inoltre correlate al fatto che il pavimento è generalmente l’ultimo manufatto che si costruisce in cantiere, pertanto realizzato basandosi unicamente su voci di capitolato di 3 o 4 anni prima, per lo più frutto di copia-incolla; un copia-incolla che di frequente non è attinente alle situazioni reali di cantiere, per cui non soddisfa mai le aspettative del committente. Non dimentichiamo che il pavimento può essere fonte di profitti o perdite.”
Ha citato giustamente il “famigerato” copia-incolla tipico del nostro settore, quindi delle semplici voci di capitolato e NON un progetto. Cosa significa quindi oggi progettare un pavimento industriale?
Aicardi: “Rispondo prima dicendo che questi capitolati copia-incolla sono frutto di una attività tipica degli anni ’80, in cui il pavimento industriale andava (quasi) sempre bene in quanto il calcestruzzo era di buona formulazione, ma soprattutto non vi erano i carichi che gravano tipicamente sui pavimenti moderni. Riguardo alla progettazione, le Norme Tecniche per le Costruzioni riprendono il pavimento industriale come un manufatto/piattaforma sottoposta a deformazione pertanto esige una progettazione; progettazione che deve comprendere una relazione tecnica sui materiali che si vogliono impiegare, una descrizione dell’armatura e dello spessore con relativi calcoli, una planimetria dei giunti e dei dettagli costruttivi.

 

Ha citato giustamente, nell’ambito della progettazione, la relazione sui materiali che si intendono utilizzare. Sappiamo, ovviamente, che un pavimento industriale è composto quasi esclusivamente da calcestruzzo. E’ importante e vantaggioso oggi investire nella progettazione e controllo del calcestruzzo in cantiere?
Aicardi: “Certamente si! Ma investire nella maniera giusta, ciò prima dell’inizio lavori con una pre-qualifica all’impianto di betonaggio, che deve comprendere l’aspetto visivo della miscela richiesta, lo slump, la massa volumica, la porosità del calcestruzzo (soprattutto se utilizzano fibre strutturali in acciaio o sintetiche, in quanto qualcuno dice che possono formare aria nell’impasto, causa di possibili scartellamenti). Successivamente, con la nostra qualifica possiamo, durante la realizzazione del nostro manufatto-pavimento, indagare sulla omogeneità della fornitura di calcestruzzo, la quale consiste nel verificare che lo slump su tre o quattro betoniere nello stesso giorno di getto sia omogeneo, che la massa volumica sia costante e, soprattutto, il trattenuto al vaglio dei 4 millimetri sia anch’esso relativamente costante.”
Il calcestruzzo è quindi un materiale da costruzione che deve essere progettato e controllato. Sappiamo bene che un calcestruzzo per pavimenti non deve essere un “classico” calcestruzzo di generico utilizzo, ma deve essere formulato con un mix-design specifico con aggiunta di additivi chimici specifici.  A proposito di additivi specifici di ultima generazione: portano solo vantaggi o possono avere delle problematiche durante la realizzazione di un pavimento?
Aicardi: “gli additivi di ultima generazione, se non correttamente formulati, possono portare ad un rapido degrado della pavimentazione. Un degrado che viene identificato nella delaminazione, in quanto questi additivi policarbossilici formano frequentemente aria d’impasto. Questa delaminazione che si manifesta negli ultimi 10 anni è dovuta spesso dall’avvento di questi additivi. Negli anni ’70-’80 queste situazioni non si manifestavano mai; sono subentrate intorno al 2005/2010. Bisogna quindi stare molto attenti ad utilizzare questi additivi.
Mi viene quindi spontanea un’ulteriore domanda: sembra, dalle sue esperienze, che le pavimentazioni stiano progredendo dal punto di vista tecnologico e progettuale, ma paradossalmente hanno anche più problemi. Come mai?
Aicardi: “Queste situazioni sono dovute ai carichi di esercizio che sono profondamente cambiati nel corso degli anni. Sono cambiate anche le ruote dei muletti; siamo difatti passati dalle gomme piene al Vulkollan. Anche il traffico intensivo dei muletti concorre a degradare i giunti.  Sono cambiate le situazioni, siamo difatti passati dai “classici” pavimenti da 15 centimetri di spessore, mentre oggi la media è 18-20 centimetri. Sono stati portati avanti degli studi per limitare il degrado dei giunti, studi che ci hanno portato ad adottare giunti di costruzione metallici”.
Una domanda forse cattiva: è forse anche causa delle materie prime (vedi calcestruzzo)?
Aicardi: “Io mi limito a parlare degli inerti. Per la realizzazione di un pavimento, tali inerti dovrebbero essere lavato e pulito, cosa che raramente accade. In America gli aggregati per pavimenti vengono lavati ben tre volte! Altro problema che riguarda gli aggregati è che di sovente non rispecchiano il diametro massimo ideale di 31,5 mm, ma statisticamente inferiore, intorno ai 24 mm. Quindi, realizzare un pavimento di 20 cm di spessore con un calcestruzzo realizzato con inerti di massimo 24 mm, porta inevitabilmente ad importanti ritiri; ritiri che si manifestano con crepe e fessurazioni"

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Buongiorno,

Ci troviamo alle porte di Pavia, presso un immobile di nuova costruzione di 1'700 mq che sarà adibito a magazzino logistico per prodotti per animali.
Ai nostri piedi, una pavimentazione industriale in calcestruzzo di nuova costruzione. Il proprietario dell’immobile, nonché utilizzatore finale, ci ha saggiamente richiesto di realizzare un trattamento antipolvere per la pavimentazione.
I pavimenti industriali in calcestruzzo, seppur realizzati correttamente, presentano dei limiti tipici del materiale di cui sono composti, ovvero il calcestruzzo.
Questi limiti sono dovuti principalmente alla forte assorbenza di liquidi, che determina una facilità di pulizia non propriamente immediata, e la caratteristica tendenza a “spolverare”, ovvero a formare polvere durante l’utilizzo del pavimento.

Per ovviare a questi limiti tipici dei pavimenti in cemento è possibile realizzare dei trattamenti antipolvere con dei consolidanti.  Sul mercato esistono fondamentalmente due macro-categorie di trattamenti antipolvere consolidanti; la prima parte riguarda i trattamenti a base di resine (epossidiche, ma anche acriliche e poliuretaniche trasparenti), la seconda che comprende i trattamenti a base di silicati (di litio, sodio o potassio).
In questo caso, come vedete alle mie spalle, stiamo realizzando con metodo ad airless (spruzzo) un consolidamento della superficie con resine epossidiche trasparenti in dispersione acquosa.
Questo trattamento, che è molto economico, è il giusto completamento di una pavimentazione industriale in calcestruzzo, che consentirà quindi di avere, per i prossimi anni, una pavimentazione facilmente pulibile ma soprattutto un annullamento totale della formazione di polvere.
Questa polverosità deve essere eliminata in tutte le pavimentazioni industriali ad uso interno, in quanto tende ad essere volatile al passaggio dei carrelli ed a posarsi sulle merci stoccate o, peggio, inalata dagli operatori dei carrelli e dal personale presente nell’edificio.
Un trattamento antipolvere a base di resine viene definito impregnante, quindi non forma un film superficiale ma penetra all’interno del calcestruzzo, catalizzando, indurendo e consolidando la superficie.
Ne consegue anche un aumento delle resistenze superficiali all’abrasione, quantificabile in +30%.
Ricordo che i trattamenti antipolvere sono costituiti da resine trasparenti e non possono essere colorate, in quanto penetrano nel calcestruzzo e non possono creare un film superficiale (ed una colorazione).
I trattamenti antipolvere riducono l’assorbimento di liquidi ma non sono idro ed oleo-repellenti!
indi per cui, se avete macchinari od altre fonti di contaminazione di oli e grassi, occorre valutare degli step successivi in grado di formare un film semi-impermeabile ed offrire una protezione maggiore contro la contaminazione di oli.
In caso di vincoli per le normative antincendio, l’impregnante non forma un film superficiale pertanto le caratteristiche di resistenza al fuoco sono da considerarsi pari a quelle del materiale trattato (cemento-calcestruzzo)

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"Il mio pavimento in cemento si é crepato, cosa sta succedendo?!"

No, non vi sto prendendo in giro. Oppure si, un pochino dovrei…  Perché il cliente medio che acquista un pavimento in calcestruzzo molto spesso non si interessa minimamente a ciò che sta acquistando; non gli interessa avere un progetto, delle portate minime garantite, non gli interessa sapere cosa c’è “sotto” il pavimento (la massicciata), ma, se esce una o due crepe “Apriti cielo”!!    Ecco quindi che subentra il vero problema. Perché?
Le cause che possono innescare fessurazioni in un pavimento in calcestruzzo sono davvero molteplici e non starò ad elencarle in questo video.
Vi do però un indizio principale: Ipotizziamo di dover realizzare un pavimento in calcestruzzo di 20 centimetri di spessore in un capannone industriale di mille metri quadri. Occorrono quindi 200 metri cubi di calcestruzzo.  Ogni metro cubo di cls, contiene almeno 160 litri di acqua d’impasto (acqua che serve sia per il processo di idratazione del cemento, sia per ottenere una fluidità che consenta al calcestruzzo di essere lavorato). 160 litri di acqua, moltiplicati per 200 metri cubi, significa che nel nostro capannone di 1'000 mq abbiamo almeno 32'000 litri di acqua.
Che volume occupano 32'000 litri di acqua?
Immaginiamo una colonna, larga 1 metro per 1 metro, altra 32 metri, ovvero circa come un palazzo di undici piani!
Questo per farvi capire il volume che andremo a perdere durante il periodo di evaporazione dell’acqua.
L’evaporazione dell’acqua del calcestruzzo deve essere controllata, ed è un argomento che approfondiremo in un prossimo video. Immaginate però questo volume di 32'000 litri di acqua, sottoposto ad evaporazione corrisponde ad una perdita di volume del calcestruzzo.
I pavimenti in calcestruzzo sono manufatti particolarmente sensibili all’evaporazione in quanto realizzati con un basso spessore ed un’ampia esposizione all’aria.
Più è ampia l’esposizione, più c’è ricircolo d’aria, più alta è la temperatura, più l‘aria è secca… maggiore sarà la velocità con cui il calcestruzzo perderà volume.
Questa grande e repentina perdita di volume del calcestruzzo, è il motivo per cui si realizzano i giunti di contrazione o controllo, che sono quei classici “tagli a scacchiera” che si fanno nel pavimento, generalmente un giorno o due giorni dopo il getto.
Perché si fanno questi tagli?
Come detto prima, una grande perdita di volume corrisponde a tensioni da ritiro ed innesco di fessurazioni.
Tagliando un giunto, alto circa un quinto dello spessore del massetto (quindi 4 centimetri su massetto da 20 cm), creo un indebolimento programmato, e quindi invito il calcestruzzo a fessurarsi all’interno di questi giunti perfettamente rettilinei.
Ecco perché in questo video affermo che tutti i pavimenti in calcestruzzo di tipo tradizionale sono crepati.. perché le fessurazioni si formano dentro i giunti!
I giunti di contrazione devono essere realizzati nel più breve tempo possibile dopo il getto, purché il calcestruzzo abbia una resistenza sufficiente a resistere alle operazioni di taglio, senza sbrecciarsi e degradarsi nella sede del giunto.
I giunti vengono poi riempiti con dei profilati in pvc che la norma UNI11146 definisce come riempimento provvisorio.
Vengono definiti “provvisori” perché servono a preservare la sede del giunto da sporcizia ed eventuali rotture, sino a raggiungere il momento in cui (30-45 giorni dal getto) tali giunti potranno essere sigillati con resine poliuretaniche elastiche specifiche per pavimenti industriali, le quali hanno la capacità di proteggere il giunto e contestualmente assorbire i movimenti dovuti alle escursioni termiche del pavimento.

 

Veniamo però alla questione delle fessurazioni, ovvero quelle “crepe” che si formano fuori dalla sede dei giunti e che sono spesso fonte di preoccupazione per i clienti.
Come spiegato poco fa, a causa dell’ampia superficie esposta all’aria e la repentina perdita di volume tipica dei pavimenti industriali in calcestruzzo, è molto, MOLTO difficile prevedere ed escludere la formazione di fessure.
Le accortezze di cui tener conto in fase progettuale per prevenire la formazione di crepe sono moltissime e non è possibile elencarle in un solo video, non vanno però assolutamente trascurate, anzi, tenute in serissima considerazione durante la progettazione e realizzazione del pavimento.
Occorre però precisare che non esiste un metodo assolutamente certo e sicuro per prevenire la formazione di fessure.
La formazione di fessure non deve essere una certezza, ma una eventualità da tenere in  seria considerazione prima di eseguire il pavimento.
La questione viene anche affrontata in un recente documento, ovvero le istruzioni CNR per la progettazione e realizzazione di pavimenti in calcestruzzo (trovate il documento nella nostra sezione Download).  Tale documento specifica che una determinata quantità di crepe, per una determinata ampiezza, deve essere prevista ed accettata all’interno del nostro pavimento.

Cosa succede e cosa succederà quindi al mio pavimento fessurato?

L’esperienza insegna che, nel 99,99% dei casi, non succederà assolutamente niente.
Le fessurazioni, se di ampiezza ridotta, non portano a nessun problema e non sono fonte di degrado.
D’altronde ricordiamo che un giunto è largo almeno 5 o 6 millimetri, quindi perché una crepa dovrebbe provocare problemi se essa è larga un millimetro od addirittura meno??
la fessurazione è quindi un mero limite estetico che deve essere previsto ed accettato quando si intende realizzare un pavimento in cemento.

Qualcuno potrebbe richiedere però che tale crepa venga “sigillata”.
Tale operazione è fattibile, purché si apra la crepa con un disco diamantato e vi sia la possibilità di inserire la resina nella sede della crepa. Tale operazione soddisfa l’esigenza di voler sigillare e chiudere la fessura, ma peggiora drasticamente l’aspetto estetico del pavimento, in quanto per aprire la crepa bisognerà allargarla di almeno 4 o 5 millimetri (rispetto all’apertura iniziale che può essere anche meno di 1 millimetro) e quindi renderla molto più visibile.
 

Cosa è quindi una fessurazione?  Non è altro che un giunto, non rettilineo ma ad andamento frastagliato.

Con questo video non voglio assolutamente giustificare a priori la formazione di crepe in un pavimento, ma invitarvi a prevedere che ci possa essere questa eventualità, in quanto il calcestruzzo, per sua natura, è un materiale da costruzione fortemente incline alla fessurazione.
Altro consiglio: se avete una o più fessurazioni nel vostro pavimento, non disperate e non allarmatevi. Queste fessurazioni possono essere mantenute sotto monitoraggio nel tempo e, nel caso, sottoposte a manutenzione.

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