Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

LevoFloor® è il pavimento in calcestruzzo architettonico effetto “sasso lavato” (ghiaia a vista) di LevoCell.

La pavimentazione architettonica realizzata con LevoFloor® garantisce un aspetto totalmente naturale e una durabilità nel tempo eccezionale. La pavimentazione si integra nell’ambiente con discrezione e armonia grazie alla colorazione base data dagli inerti. Oltre al pregevole effetto architettonico, la pavimentazione garantisce ottime prestazioni meccaniche, migliore durabilità, ridotto rischio di fessurazione, maggior resistenza ai cicli di gelo/disgelo, all’abrasione e agli urti.

Con LevoFloor® è possibile realizzare pavimentazioni carrabili e non, nel settore pubblico e privato, dall’effetto “terra” naturale a quello più elaborato tipo “mosaico”, tutto nel rispetto della normativa UNI EN206-1.

Vantaggi e caratteristiche della pavimentazione LevoFoor:

Un aspetto minerale e naturale. La pavimentazione ghiaia a vista realizzata con calcestruzzo colorato nella massa o con calcestruzzo standard garantisce un aspetto naturale e una notevole durabilità. Il colore base dato dagli inerti si integra con l’ambiente con discrezione e armonia.

La pavimentazione LevoFloor assicura una perfetta integrazione nell’ambiente ed in ogni contesto architettonico, grazie ad un materiale che spicca per proprietà meccaniche ed estetiche eccezionali.

Il sistema. Questo procedimento, ormai apprezzato dagli urbanisti, dagli studi tecnici di progettazione e dagli esperti della rete viaria, può integrarsi anche nel settore della proprietà privata.

La durabilità. Il calcestruzzo con LevoFloor Concentrato è un prodotto a bassa porosità, rinforzato da una moltitudine di fibre in polipropilene, con una buona resistenza agli effetti dei cicli di gelo/disgelo. La pavimentazione LevoFloor, se correttamente progettata, resisterà nel tempo alle aggressioni meglio di ogni altro pavimento.

La sicurezza. Gradito per i cortili delle scuole e per gli spazi pubblici, LevoFloor garantisce la sicurezza dei vostri bambini, anche dei più vivaci. Antisdrucciolo, asciutto subito dopo la pioggia, indeformabile sotto carico e alle alte temperature, la pavimentazione LevoFloor dà sicurezza e durabilità.

La manutenzione. I colori naturali e l’aspetto ghiaia a vista permettono alle pavimentazioni LevoFloor di superare gli anni senza perdite di colore. Materiale nobile con aspetto simile a quello della pietra, nel corso degli anni acquisisce una patina naturale senza la necessità di costose manutenzioni.

Aggregati locali. Il calcestruzzo additivato con LevoFloor è composto da sabbia e da aggregati locali. È prodotto da esperti del calcestruzzo preconfezionato. Offre il miglior compromesso tra prezzo, estetica, durabilità, rispetto ad ogni altro pavimento presente sul mercato.

Destinazioni d’uso:

  • Piazze e spazi cittadini
  • Parcheggi
  • Pavimenti di piste ciclabili ed aree 30
  • Spazi esterni di ville e condomini
  • Marciapiedi
  • Aree soggette a tutela paesaggistica
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Qualcuno lo ha definito “semplicemente il futuro dei pavimenti industriali, adesso.”

Pavimenti industriali postesi, senza giunti, senza crepe, senza imbarcamenti, di massima planarità, progettati, controllati e garantiti.

I giunti di costruzione e contrazione sono da sempre il “tallone d’Achille” dei pavimenti industriali in calcestruzzo. Il normale transito di muletti e carrelli a ruote rigide provoca costantemente micro-urti in prossimità degli spigoli dei giunti, i quali cominciano rapidamente a sbrecciarsi e degradarsi. I trattamenti di ripristino con resine possono recuperare efficacemente questi degradi, ma non possono eliminarne il fenomeno. Il classico pavimento in calcestruzzo sarà quindi perennemente soggetto ad interventi di manutenzione, con relativo aggravio di costi e disagi lavorativi.
A questo si aggiungono altre problematiche, tipiche dei pavimenti industriali di vecchia concezione: polverosità, crepe, imbarcamento delle lastre, scarsa planarità, basse resistenze, cedimenti della massicciata, difficoltà nella pulizia, elevato potere assorbente.

Il pavimento in calcestruzzo post-teso rappresenta la soluzione a tutti i limiti caratteristici dei pavimenti di vecchia generazione, permettendo di rispettare standard qualitativi elevatissimi.
La post-tensione è oggi applicabile anche a pavimenti su soletta e/o con riscaldamento radiante.

 

Perché Postensione?

La Postensione, una tecnologia applicata nelle più grandi opere ingegneristiche, viene ora importata con estremo successo nella realizzazione di pavimenti industriali in calcestruzzo.

I pavimenti postesi prevedono l’eliminazione delle tradizionali armature metalliche (reti o fibre) e la sostituzione con una maglia di trefoli d’acciaio inguainati ed annegati nel calcestruzzo. La progressiva tesatura dei trefoli fornirà alla lastra di calcestruzzo uno stato di forza indotta opposta alle deformazioni che si sviluppano durante l’esercizio della struttura

• Il pavimento posteso è progettato, realizzato e garantito in funzione delle specifiche destinazione d’uso ed in base ai singoli carichi puntiformi o distribuiti che su di esso andranno a gravare.
• La pavimentazione industriale Postesa rappresenta la prima vera applicazione ingegneristica nel settore. Consente di eliminare i tipici limiti delle tecniche tradizionali.
• È la pavimentazione ideale per aree su cui gravano scaffalature con forti carichi puntiformi
• Nessun imbarcamento delle lastre.
• L’assenza di giunti limita drasticamente le future manutenzioni e conferisce il massimo comfort al traffico dei carrelli AGV.
• Elevata planarità e compattazione del cls grazie anche alla vibro-stesura automatizzata LaserScreed.
• La maturazione in “micro-clima controllato” del calcestruzzo, consente l’aumento delle performances tecniche.
• Il trattamento chimico e termomeccanico di finitura conferisce permanentemente protezione e lucentezza.

Il pavimento industriale in calcestruzzo posteso è la scelta ideale per le moderne logistiche distributive, magazzini automatizzati e per qualsiasi committente che sia sensibile al miglioramento degli standard qualitativi.

Fasi di realizzazione:

La realizzazione di pavimenti postesi, richiede:

  1. Progettazione ed ingegnerizzazione.
  2. Accurato controllo qualitativo della filiera di produzione, delle fasi applicative e delle materie prime utilizzate.
  3. Controllo ed adeguamento delle caratteristiche meccaniche del sottofondo.
  4. Attenta preparazione della massicciata con macchine a controllo laser.
  5.  Realizzazione della “maglia di trefoli” secondo dati progettuali.
  6. Opportuno mix-design del calcestruzzo.
  7. Getto del massetto con LaserScreed.
  8. Tesatura dei trefoli.
  9. Applicazione del trattamento chimico di finitura e successiva lucidatura.

Conclusioni:

Effettivamente i pavimenti postesi rappresentano oggi il più alto traguardo in termini ingeneristici applicato al settore dei pavimenti industriali, permettendo di oltrepassare alcuni limiti cartteristici del calcestruzzo.
La postensione tuttavia non rappresenta la panacea per ogni male e la sua applicazione va valutata caso per caso, limitandosi ad alcune nicchie di intervento.
I pavimenti postesi risultano di particolare efficacia in aree interne ed esterne soggette ad uso gravoso, intensivo, con elevati carichi statici e dinamici, oppure dove venga richiesta elevata planarità, una bassissima manutenzione ed il rispetto di elevatissimi standard qualitativi.

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Da poco è stato firmato il rinnovo del CCNL per il settore dell'edilizia. Il nuovo contratto sarà in vigore fino al 30 settembre del 2020 e prevede una serie di cambiamenti particolari, tra i quali spiccano anche gli aumenti che dovrebbero portare al ricambio generazionale così tanto sperato dai vari sindacati del lavoro (e non solo da loro). Il contratto è stato firmato dall'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) dopo lunghe e varie trattative con i sindacati. A detta della stessa Associazione, si è trattato del compimento di un lungo processo che è durato più di 1 anno. Era il tempo necessario perché tutte le parti in gioco si fossero messe d'accordo sulle varie questioni relative anche ai dettagli più picchi del settore. Il contratto collettivo nazionale dei lavoratori è stato rinnovato per il periodo 2018-2020, dopo di che bisognerà nuovamente sedersi al tavolo delle trattative e dar vita a un nuovo contratto. Il nuovo contratto CCNL edilizia è stato sottoscritto dai rappresentanti della Fillea-CGIL, Fila-Cisl e dalla Fedeal-Uil, nonché da diverse organizzazioni cooperative del settore edile. Come è stato successivamente dichiarato, - la firma finale sul contratto è stata dura e sofferta, anche per via della crisi che da più di 10 anni ha colpito il settore. Il contratto firmato ha comunque salvaguardato il famoso secondo livello di contrattazione territoriale, seppure la scadenza dell'accordo sia fissata al 30 settembre del 2020. Dopo la firma la parola è stata data anche ai sindacati, i quali hanno precisato che l'accordo potenzia il fondo nazionale progettato appositamente per il ricambio generazionale e favorisce il raggiungimento del pensionamento anticipato di molti lavoratori del settore edile, a patto di aver raggiunto i requisiti necessari.

I cambiamenti principali del contratto CCNL

Al termine della stipulazione del contratto Marco Garantola, il Vice Presidente dell'Ance, ha dichiarato tutta la sua soddisfazione per il raggiungimento di questo obiettivo perseguito da così tanto tempo. Egli non ha mancato di sottolineare che sono state affrontate numerose difficoltà e ha precisato anche che il contratto è una testimonianza della volontà e dello sforzo delle imprese nell'investimento sul futuro del settore per il suo rilancio e per il beneficio dell'economia di tutto il Paese. L'accordo è stato visto positivamente anche dai sindacati e dai rappresentati del settore edile. Tra le principali novità del nuovo contratto spiccano alcuni punti-chiave a lungo discussi e attesi sia dai semplici lavoratori del settore che dalle PMI. Ecco quali sono:

  1.  La realizzazone di un protocollo unitario sindacati e imprese. Quest'ultimo dovrà contenere le azioni unitarie da svolgere in combinazione per rilanciare il settore;
  2.  Dovrà venire istituto un Fondo sanitario nazionale riservato unicamente ai lavoratori del settore edile. La motivazione di un'azione simile è abbastanza semplice, in quanto si considera che il settore edile sia uno dei più pericolosi in assoluto per via dell'alto rischio dei lavori;
  3.  L'istituzione degli incentivi che sono mirati a promuovere l'occupazione giovanile nel settore edile. Questo punto sembra essere chiaro ed è finalizzato alla progressiva diminuzione della disoccupazione giovanile, che in Italia non sembra dar cenni di cambiamento. Inoltre in questo modo si cerca di ripopolare un settore che negli ultimi anni mostra segni di fatica, in quanto sono sempre meno i giovani che vogliono diventare degli occupati del settore edile. Tale punto prevede anche la promozione delle nuove assunzioni con il progresso sostegno alla pratica dei prepensionamenti per gli occupati del settore edile;
  4.  Dovrà essere rinforzata l'efficienza del sistema bilaterale che tutt'ora vige nel settore, in quanto quella prevista dal precedente contratto era sicuramente insufficiente;
  5.  Infine, bisogna prevedere alcuni aumenti direttamente nel contratto.

Il contratto CCNL nel settore edile nello specifico

Tuttavia, per capire come queste iniziative potrebbero prendere vita nella routine quotidiana dei semplici lavoratori, occorre semplicemente provare ad analizzare i vari aumenti previsti per il settore. Per riuscirci, però, è sicuramente importante fare alcuni esempi per evidenziare gli incrementi previsti per l'intera durata del contratto. Per esempio, per un salario a parametro 100 un operaio comune guadagnerà 55 euro per una giornata lavorativa piena, mentre un operaio specializzato guadagnerà 71,50 euro, sempre per una giornata lavorativa piena. Il contratto collettivo, i cui dettagli sono stati specificati dal contratto CCNL nel settore edile, invece, prevede 2 euro in più per gli operai comuni e 2,6 euro in più per gli operai di terzo livello. D'altro canto, il livello di aliquota sulla sanità integrativa toccherà il livello dello 0,35% sull'intera massa dei salari. A questo si aggiunge anche l'aliquota per il Fondo Prepensionamento (come detto prima, necessario per iniziare le procedure necessarie alla liberazione di posti di lavoro e all'assunzione di giovani). Il Fondo per l'incremento dell'occupazione giovanile, invece, prevede un versamenti pari a 0,10. Le varie novità previste dal contratto CCNL, insomma, sembrano essere di segno positivo per l'intero settore e proprio per questo sembrano gettare delle solide fondamenta per il futuro ricambio generazionale.

Quali saranno le prossime sfide?

Come è già stato annunciato, il contratto durerà solo fino al 2020 e apre comunque le porte alle numerose sfide future che bisogna essere preparati ad affrontare. I sindacati, del resto, non hanno nascosto la propria volontà di concentrarsi sin da subito sui prossimi obiettivi che bisogna raggiungere. Tra i vari punti d'interesse, però, ve ne è uno che spicca in modo particolare. Si tratta della famosa lotta al dumping contrattuale: un problema già risolto nella maggior parte dei Paesi industrializzati che, però, permane in modo alquanto saldo ancor oggi nel Bel Paese tanto da costringere le autorità a muovere dei concreti passi verso la risoluzione di questa problematica. Cercando di risolvere il problema del dumping contrattuale si cercherà anche di applicare il contratto edile previsto proprio a tutti i lavoratori che sono impegnati direttamente sul campo, nei cantieri. Oltre a questa vi è anche un'altra sfida degna di quel nome che bisognerà superare: la ripresa del settore per mezzo della realizzazione delle infrastrutture necessarie. Questo grazie all'accelerazione della cantierizzazione delle varie opere.

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Indicazioni pratiche per ottenere foto di qualità

La fotografia, oggi, è una materia di notevole interesse da parte di numerose aziende, dalle produttrici di sensori fotografici a quelle che si occupano di ottiche o obiettivi. Questo è da ricondursi alla massiccia implementazione di fotocamere e funzioni, spesso avanzate, negli smartphone. Anche possedendo la migliore delle macchine fotografiche, tuttavia, non è possibile raggiungere risultati adeguati, tantomeno accettabili, senza conoscere determinate regole e consuetudini in merito a questo universo. Al contrario, anche utilizzando un semplice cellulare (che al giorno d’oggi tanto semplice non è) si possono ottenere scatti interessanti e addirittura artistici. Per raggiungere tale livello è utile conoscere le possibilità e le funzioni degli smartphone, così da poterli sfruttare al meglio.

Funzioni utili: il panorama

Una funzione integrata fra le più utili e immediatamente accessibile dall’app fotocamera degli smartphone è senza ombra di dubbio il panorama, landscape in Inglese. Molto spesso, infatti, ti sarà capitato di dover riprendere un soggetto troppo grande per poter rientrare completamente in una singola foto e sei stato costretto ad eseguire più scatti da angolazioni differenti. Se ti ritrovassi nuovamente in questa situazione, la modalità in oggetto risulterebbe perfetta consentendoti di effettuare un panorama nel quale far apparire il soggetto nella sua interezza. Tutto ciò che devi fare è selezionare la modalità, posizionare il telefono verticalmente e premere il pulsante di scatto, iniziando da uno dei due estremi orizzontali di ciò che stai per catturare e ruotando verso il lato opposto in modo lento e fluido; durante questa operazione, il tuo dispositivo scatterà più foto consecutivamente e le unirà in automatico a formare un’immagine più o meno vasta. Quando pensi di aver finito, ossia di essere arrivato all’estremo opposto di ciò che hai davanti, puoi ripremere il pulsante di scatto per terminare il processo e dopo qualche istante potrai visionare il risultato nella galleria.

La modalità time-lapse

Questa funzione è disponibile da poco negli smartphone e consente di ottenere un effetto davvero molto suggestivo, professionale e, in certi casi, altrettanto utile. Immagina di dover monitorare l’avanzamento di un cantiere. Effettuare un video sarebbe troppo dispendioso in termini di spazio e potrebbe arrivare a durare decine di ore. In questo caso ti viene in aiuto la modalità time-lapse; selezionandola, infatti, posizionando lo smartphone in modo che la zona interessata rientri nell’inquadratura (meglio se usando un treppiede), scegliendo il tempo di attesa fra una foto e un'altra e toccando il pulsante centrale, il dispositivo inizierà a scattare una serie di foto a intervalli regolari in piena autonomia, fino a che non lo interrompi manualmente. Alla fine, il risultato sarà un video di pochi secondi o minuti riguardo l'evoluzione dei lavori, composto da tutte le immagini catturate.

La modalità 1:1

Una funzione semplice quanto utile. Può succedere che tu debba postare la foto immediatamente in uno dei social network e, la maggior parte di essi, accettano immagini con proporzioni particolari: 1:1 appunto. Ciò significa che la lunghezza di un lato della foto sarà equivalente agli altri, formando un quadrato. Per evitare che si verifichi la situazione in cui tu sia costretto ad eliminare parte della foto (e, inevitabilmente, del soggetto) allo scopo di adattarla al formato richiesto, puoi usare la modalità citata, in modo tale da avere immediatamente un riscontro di quale sia il risultato; eseguito lo scatto, otterrai la foto pronta per essere condivisa.

La modalità manuale: usala!

Alcuni smartphone, in genere i dispositivi più avanzati, integrano sensori di un certo livello attraverso i quali è possibile ottenere immagini di tutto rispetto, a patto che questi siano sfruttati a dovere. Non è raro, infatti, che l’intelligenza del software non rispecchi le volontà di chi sta dietro allo schermo, specie se le condizioni di luce sono scarse. La modalità manuale, se presente, offre un grande supporto per ovviare questo problema. Innanzitutto, il parametro denominato "ISO", ossia la sensibilità del sensore alla luce, devi tenerlo al minimo indispensabile, iniziando dal basso e procedendo verso l’alto fino a che la foto non risulti nitida e al tempo stesso sufficientemente visibile. In genere, cerca di non superare mai ISO 800 per ovviare problemi di rumore fotografico.

In secondo luogo, se ne hai la possibilità, procurati un piccolo treppiede oppure un sostegno in grado di mantenere lo smartphone immobile e usa l’autoscatto per evitare di interferire con vibrazioni o spostamenti. Così facendo, puoi giocare con il tempo di posa per consentire al dispositivo di catturare più luce nel tempo.

Lo stesso vale per tutti quei dispositivi sprovvisti della funzione manuale; in scarse condizioni di luce essi cercheranno di compensare aggiustando tutti i parametri ma scattando da un treppiede la foto risulterebbe indubbiamente di qualità più alta, come nel caso di iPhone. A tal proposito, puoi installare applicazioni di terze parti per sbloccare le funzioni avanzate di fotografia e sfruttare appieno l’ottimo sensore di cui sono provvisti i dispositivi di casa Apple (Manual, ProShot, Camera+ o ProCam 2 tanto per citarne alcune).

La fase di post-lavorazione

Una volta che hai catturato un’immagine puoi decidere di modificarla attraverso l’applicazione integrata allo smartphone (generalmente non sufficientemente approfondita) migliorando parametri come nitidezza, contrasto, luminosità, ombre, colori e altri aspetti difficili da gestire durante lo scatto. Alcuni dei cosiddetti photo-editor migliori per l’ecosistema iOS sono:

  • Snapseed
  • Adobe Lightroom
  • Afterlight 2

Per l’universo Android, invece, ecco diverse app che puoi usare per questo scopo:

  • Photoshop Express
  • Snapseed
  • Pixlr

Trucchi e consigli

La luce è l’aspetto più importante per ottenere foto di qualità e risultati ottimi anche con uno smartphone. A tal proposito, non lasciarti ingannare da fotocamere con troppi Megapixel; 12 Mp, infatti, sono più che sufficienti; il motivo è semplice ed è fondamentale anche nel mondo delle reflex professionali. Quel valore indica da quanti pixel è composto il sensore. 12 Mp significa 12 milioni di pixel compressi in un rettangolo grande circa quanto un'unghia; Ognuno di essi necessita di essere illuminato perché si ricavi un’immagine uniforme e nel caso di sensori da 24 Mp sarà necessario il doppio della luce. L’immagine risulterà sì doppiamente più grande, ma inevitabilmente di qualità inferiore e la causa è da attribuire all’ISO (nel caso il software decida di agire aumentando la sensibilità con conseguenza sul rumore fotografico) oppure al tempo di posa (nel caso lo smartphone faccia in modo di catturare più luce nel tempo ottenendo un’immagine mossa).

Restando nell’argomento, evita sempre una situazione di luci e ombre (come puntare una finestra dall’interno in una giornata soleggiata), poiché nel caso lo smartphone individuasse un soggetto in luce, la zona in ombra risulterebbe talmente sottoesposta da non essere visibile; viceversa le zone illuminate verrebbero "bruciate", ossia completamente bianche. Cerca sempre di fotografare quando è nuvoloso, così da aumentare l’uniformità della luce oppure fai uso della funzione HDR (effettua più foto rapidamente con differente esposizione e le unisce, così da ottenere una foto risultante dove si vedano sia le zone in ombra sia le zone illuminate).

Tieni sempre a mente che senza luce non è possibile ottenere immagini. Conseguentemente, cerca sempre di illuminare adeguatamente il soggetto e di mantenere la fonte luminosa alle tue spalle; se non hai la possibilità di scattare in questo modo allora puoi affidarti al flash, che aiuta a contrastare la situazione di controluce.

Non usare il flash in altre condizioni se non strettamente necessario, perché diminuisce la qualità generale della fotografia essendo una fonte di luce limitata e che non si estende troppo in distanza; inoltre, genera delle ombre in caso di soggetti vicini con delle pareti alle spalle, con conseguente effetto "fantasma".

Se possibile, esegui più foto consecutivamente, in modo da poter scegliere la migliore visualizzandola in un display più grande (spesso le immagini viste in uno schermo piccolo danno l’impressione di essere ben definite anche se non è così).

Cerca, inoltre, di non usare lo zoom, perché spesso è effettuato via software ingrandendo l'immagine data la quantità di Megapixel disponibili. Questa funzione, oltretutto, amplifica i movimenti e le vibrazioni della mano.

L’ultimo consiglio è quello di sperimentare il più possibile, in modo da entrare in confidenza con il proprio dispositivo e capirne potenzialità e confini, rimanendo nei limiti del possibile e rispettando le regole descritte.

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Nei lavori di edilizia privata è necessario assicurare la regolarità delle posizioni contributive dei lavoratori in cantiere da parte della ditta che segue le opere? Quali sono le responsabilità del committente in materia? Ecco le principali informazioni sull'obbligo del DURC nei lavori di edilizia privata.

Cos'è il DURC?

Si tratta del Documento Unico di Regolarità Contributiva, un'attestazione richiesta dalla legge a carico delle imprese appaltatrici riferita alla regolarità della posizione contributiva di queste ultime nei confronti degli enti previdenziali: in altri termini, con il rilascio di questo documento si afferma positivamente che l'impresa ha versato i contributi INPS, INAIL e Casse Edili dei propri dipendenti.
Il rilascio di questa attestazione avviene dietro richiesta ai diversi enti previdenziali. Dal punto di vista formale, il DURC deve contenere tutti i dati relativi all'anagrafe aziendale (denominazione, sede, oggetto sociale, ecc.), oltre che i numeri di iscrizione all'Ente di riferimento.
Il DURC è stato introdotto nel 2002 come requisito di partecipazione agli appalti pubblici; successivamente il Codice degli Appalti 2006 (con norma sostanzialmente riproposta nel nuovo Codice di cui al D.Lgs. 50/2016) ha generalizzato la presenza del DURC per gli affidamenti di lavori pubblici e per la gestione di alcuni lavori edili privati.

Il DURC è necessario nei lavori di edilizia privata?

La legge dispone che in alcuni casi è necessario che le imprese edilizie siano in possesso del DURC anche per l'esecuzione di alcuni lavori di edilizia privata, cioè tutte le opere realizzate in favore di un committente che non è una pubblica amministrazione.
In particolare, l'impresa appaltatrice ha il dovere di dotarsi dell'attestazione in tutti i casi in cui i lavori da svolgere sono sottoposti alla condizione del rilascio di autorizzazioni amministrative, come DIA, SCIA e Permesso di Costruire. Ne consegue che il DURC risulta obbligatorio quando è necessario effettuare lavori di manutenzione straordinaria, restauro o risanamento, per i quali le leggi e gli strumenti urbanistici richiedono la presentazione di un'istanza di autorizzazione al Comune.
Inoltre, l'impresa edile è obbligata a richiedere il DURC anche alle eventuali ditte subappaltatrici cui abbia affidato una o più porzioni dei lavori nel proprio cantiere, onde verificare la regolarità contributiva di queste ultime. In assenza, l'impresa subappaltatrice non ha diritto ai pagamenti per l'opera effettivamente prestata.
Viceversa, il DURC non è necessario tutte le volte in cui si tratta di opere in edilizia "libera", come le manutenzioni ordinarie e in generale tutti i lavori per i quali non è richiesto alcun titolo abilitativo da parte dell'amministrazione: ad esempio, ciò accade per i lavori di tinteggiatura dei muri esterni, per la riparazione di ringhiere e grondaie o per l'abbattimento di barriere architettoniche, quando non è necessario realizzare rampe per effettuare i lavori

In che modo si ottiene il DURC?

Per le tipologie evidenziate di lavori di edilizia privata per i quali è necessario ottenere il DURC, la procedura connessa al rilascio del documento è stata modificata dalla legge 34/2014, secondo la quale è possibile richiedere l'attestazione anche online, ricevendo il documento in formato elettronico presso l'indirizzo PEC obbligatoriamente tenuto dall'impresa edile. In alternativa, è ancora possibile chiedere il DURC in modo tradizionale, presentandone richiesta all'Ente Prevideziale interessato a mezzo del legale rappresentante dell'impresa, di un consulente del lavoro o del commercialista.
Condizione per il rilascio del Documento è che l'impresa richiedente sia in regola con i pagamenti previdenziali mensili fino al momento dell'istanza. In questo caso, l'Ente emette l'attestazione entro 15 giorni dalla richiesta. Il documento ha una validità di 120 giorni, con la scadenza che deve essere specificamente indicata sul titolo stesso. Ne consegue che per lavori di durata superiore ai quattro mesi sarà necessario rinnovare la richiesta e ottenere un nuovo DURC.

Quali sono le sanzioni per l'assenza del DURC?

Sebbene l'obbligo di dotarsi del DURC gravi sull'impresa a cui sono affidati i lavori, la legge dispone che il committente acquisisca il documento da parte della ditta appaltatrice. Se il DURC non viene fornito al committente, questi, in solido con il Direttore dei Lavori, viene ritenuto responsabile e può essere condannato alla sanzione dell'arresto da 2 a 4 mesi e al pagamento di un'ammenda che va da 1.106,19 a 5.309,73 €.
Tuttavia, il Direttore dei Lavori, anche quando il DURC viene regolarmente trasmesso da parte della ditta che esegue le opere, può verificare periodicamente che il datore di lavoro sia in regola con i versamenti riferiti ai propri dipendenti, eventualmente con facoltà di chiedere chiarimenti e integrazioni in caso di irregolarità: è quanto affermano gli artt. 123-124 del D.P.R. 554/1999.
Peraltro, il DURC deve essere acquisito anche da parte dell'Amministrazione che rilascia i titoli autorizzativi per l'esecuzione dei lavori: se vengono riscontrate irregolarità nel documento, il Comune dovrà sospendere o revocare l'efficacia del Permesso di Costruire o della DIA/SCIA avanzate.
Per quanto concerne l'impresa non in regola con il versamento degli obblighi previdenziali, invece, l'eventuale ispezione sul cantiere che dovesse accertare la presenza di operai non regolari può determinare conseguenze molto gravi, che vanno dalla semplice interruzione dei lavori, passando per la sospensione dell'abilitazione all'esercizio dell'attività e, in caso di processo penale, alla condanna per la commissione del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali.

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