Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

Perché é importante calcolare il punto di rugiada prima di applicare una resina?

Il punto di rugiada è la temperatura alla quale, ad un determinato valore di umidità relativa, si presenta il fenomeno di condensazione, ovvero il passaggio dell’acqua dallo stato gassoso a quello liquido. La condensa sui vetri delle finestre di casa ne è un classico esempio.
Il punto di rugiada diventa di fondamentale importanza quando si applicano vernici o resine sensibili a sottofondi umidi (vedi vernici poliuretaniche). Difatti al punto di rugiada il pavimento viene ricoperto da un invisibile strato di acqua, il quale impedisce alle vernici di attecchire efficacemente al sottofondo. In tal caso il risultato potrebbe essere disastroso!
Per misurare il punto di rugiada vi sono degli strumenti elettronici (igrometro+termometro) acquistabili per poche centinaia di euro. In alternativa, tramite igrometri e termometri è possibile calcolare il punto di rugiada affidandosi ad una tabella, come quella a lato.
La norma prevede che per poter applicare un rivestimento sensibile all'umidità, la temperatura del supporto debba essere almeno 3 gradi superiore al punto di rugiada.
Buon lavoro!

Leggi di piú

I pavimenti in resina sono superfici plastiche realizzate generalmente con polimeri di tipo epossidico, poliuretanico o pmma i quali hanno diversi valori di temperatura di transizione vetrosa. 
La temperatura di transizione vetrosa è il valore limite in cui un polimero si comporta in modo rigido; raggiunta la temperatura limite il materiale inizierà ad assumere un comportamento più malleabile. Le resine di tipo semi-elastico hanno generalmente una temperatura di transizione vetrosa inferiore a quella ambientale, mentre invece materiali semi-rigidi (come le resine per pavimenti) hanno una temperatura di transizione vetrosa superiore a quella ambientale
Raggiunta tale temperatura limite, il polimero tende a modificare la propria struttura ed a perdere le proprie caratteristiche tecniche.

Lo sfregamento tra due corpi, provoca surriscaldamento per attrito. La velocità di formazione del calore sarà proporzionale alla pressione adottata ad alla velocità di sfregamento dei corpi.
Lo slittamento degli pneumatici dei muletti è un fenomeno da evitare non solo per la sicurezza degli operatori, ma anche per scongiurare che l’abrasione dello slittamento si sommi alla somministrazione di calore al pavimento, il quale, superando la temperatura di transizione vetrosa del polimero con cui è realizzato, si danneggia in modo irreversibile.
Tale fenomeno è imprescindibile su ogni rivestimento resinoso, e non è originato da una cattiva posa del pavimento o difetto delle resine utilizzate. Nella revisione 3.2018 delle Linee guida Conpaviper per la prescrizione, posa,controlli, verifica finale e manutenzione dei rivestimenti resinosi continui, l’argomento viene finalmente affrontato in modo esaustivo ed imparziale. Il documento é disponibile nelle nostra area download.


I muletti già operanti in loco prima del rivestimento resinoso, potrebbero richiedere lievi adeguamenti per operare efficacemente sulla nuova superficie.
Sarà cura del cliente avvalersi della consulenza del proprio concessionario di fiducia di carrelli elevatori al fine di verificare che gli stessi siano muniti di ruote antitraccia ad alta aderenza e, se necessario, adeguare lo spunto di trazione al fine di evitare inutili e pericolosi slittamenti. Purtroppo sul mercato riscontro una scarsa disponibilità da parte dei concessionari di carrelli i quali, per evitare di dover fare adeguamenti ai veicoli, preferiscono liquidare il proprio cliente asserendo che "se la ruota slitta è il pavimento che non va bene".

Oltre a prestare attenzione ai carrelli, risulta opportuno formare il personale affinché utilizzi uno stile di guida adeguato, privo di inutili rischi.

Leggi di piú

"Buongiorno,
ho fatto realizzare nei mesi di giugno e luglio due pavimenti industriali in calcestruzzo in due capannoni adiacenti, entrambi spessore 16 cm su terreno ben costipato. Nel primo pavimento nei giorni successivi al getto si sono formate delle crepe. Per evitare di fare la stessa fine col secondo pavimento, in accordo con l’impresa abbiamo fatto aggiungere delle fibre di plastica oltre alla classica rete ma purtroppo il risultato è stato addirittura peggiore in quanto le crepe sono numericamente maggiori. Come è possibile che il pavimento si é crepato ugualmente? Come possiamo sistemare?
Geom. Xxxxx"

Lo scrivente ha autorizzato alla pubblicazione della mail ai fini della pubblica utilità.

L'aggiunta di fibre nel calcestruzzo non é garanzia di successo.

Risposta: Le pavimentazioni industriali in calcestruzzo devono essere progettate a prescindere dalla presenza dell’armatura, la quale per sua natura inizia a lavorare solo nello stato post-fessurativo. In poche parole, non è la quantità di armatura utilizzata che impedirà al pavimento di creparsi. La presenza di una buona armatura tuttavia effettuerà un “effetto cucitura” delle crepe ed eviterà il propagarsi delle stesse in modo incontrollato. Per tali scopi, l’utilizzo di una rete elettrosaldata, adeguatamente dimensionata e soprattutto posta ad una altezza appropriata, accoppiata all’utilizzo di fibre sintetiche, rappresenta una eccellente soluzione tecnica.
L’origine delle crepe non è pertanto da attribuire a carenze nelle armature, bensì alla tipologia di calcestruzzo utilizzato, alle condizioni climatiche presenti durante il getto, ai metodi utilizzati per la corretta stagionatura del calcestruzzo, alle caratteristiche del sottofondo, al dimensionamento dei tagli, etc, etc..
Ricordiamoci che il calcestruzzo non è altro che una “roccia artificiale”, economica, con ottime resistenze a compressione ma pessime resistenze a trazione, per natura ricco di acqua durante le fasi di getto, pertanto fortemente incline alla fessurazione. Tali fessurazioni vengono contemplate dalle normative (entro una determinata misura), anche nelle travi portanti, pertanto debbono essere attese anche in una pavimentazione.  Con ciò non voglio asserire che tutti i pavimenti industriali in cls debbano necessariamente creparsi, ma che gli accorgimenti da adottare per limitare fortemente il rischio di fessurazioni sono molteplici e talvolta ritenuti troppo costosi dai committenti, e comunque la certezza matematica della mancanza di fessurazioni non ci sarà mai.

Basandomi unicamente sulle foto fornite (non pubblicate per motivi di privacy), occorre tuttavia evidenziare che le fessurazioni hanno una ampiezza veramente esigua e pertanto non possono essere fonte di disagio per lo scopo a cui il pavimento è destinato, quindi non devono destare alcuna preoccupazione. Il limite è prettamente estetico, ma trattandosi di pavimentazione ad uso industriale, esso non è contemplato.

Il personale consiglio su “Come possiamo sistemare” è di lasciare le crepe tal quali. Eventuali stuccature con resine sintetiche non farebbero altro che rimarcare nettamente la presenza della crepa, peggiorando l’aspetto estetico senza apportare (nel Vostro caso) un vantaggio tecnico.

Leggi di piú

Il 23 Luglio 2018 Conpaviper (Associazione Italiana Sottofondi, Massetti e Pavimentazioni e Rivestimenti Continui), ufficializza la diffusione della revisione 3.2018 delle "LINEE GUIDA per la PRESCRIZIONE, POSA, CONTROLLI, VERIFICA FINALE e MANUTENZIONE dei RIVESTIMENTI RESINOSI CONTINUI".
Tale documento si figura come uno strumento unico in Italia per comprendere i sistemi di pavimentazione in resina ad uso industriale.

I sistemi resinosi per pavimentazioni impiegati in ambito civile, commerciale ed industriale sono in grado oggi – se adeguatamente realizzati – di soddisfare le più diverse necessità prestazionali, funzionali ed economiche. Questo grazie ad un importante evoluzione tecnologica che ha permesso la produzione di un'ampissima gamma di sistemi e la nascita di soggetti specializzati per la loro applicazione.
In questo contesto è però fondamentale che la scelta del rivestimento resinoso sia effettuata in modo appropriato, così come l'affidamento dei lavori.

 

Linee guida Conpaviper - uno strumento indispensabile per comprendere, scegliere, progettare e collaudare i pavimenti in resina ad uso industriale.

I capitolati dovranno quindi tenere in debita considerazione le raccomandazioni tecniche che sono frutto di esperienza e studi di tutti gli operatori del settore e delle normative vigenti, prevedere l'individuazione di tutte le caratteristiche prestazionali necessarie sia per identificare i sistemi resinosi che la scelta degli applicatori, in modo da raggiungere i risultati attesi in termini di funzionalità e la rispondenza a specifiche esigenze.

Le Linee Guida CONPAVIPER rappresentano un valido strumento di supporto tecnico e di carattere formativo, teso a fornire raccomandazioni operative e valutative per la corretta:

  • prescrizione della tipologia, delle prestazioni e delle caratteristiche del rivestimento resinoso.
  • definizione delle modalità posa.
  • individuazione dei controlli in corso d'opera e del collaudo, e dei relativi criteri di accettazione.
  • gestione delle variabili di cantiere, e delle possibili difformità e problematiche.
  • programmazione delle attività di manutenzione dei sistemi.

 

Le “Linee guida Conpaviper” sono disponibili gratuitamente nella nostra area download o sul sito Conpaviper.org

Leggi di piú

Il diritto del professionista al giusto compenso.

Lo decide il TAR di Catanzaro con sentenza del 2 agosto 2018 n. 1507, annullando un incarico progettuale per il comune medesimo, il quale prevedeva il solo rimborso spese (seppur di ben 250'000 €).
L’affidamento di incarichi a titolo gratuito o con forme di retribuzione indiretta violano gli articoli 9 e 12 della legge 22 maggio 2017, n. 81 (sulla tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale) dando peso alle prestazioni dei lavoratori autonomi verso le amministrazioni pubbliche, limitando gli abusi di dipendenza. La legge 4 dicembre 2017, n. 172, impone inoltre il principio dell'equo compenso per le prestazioni dei professionisti.
Tali norme, seppur successive alla decisione del TAR, si oppongono al principio posto dal Consiglio di Stato che ammette incarichi gratuiti qualora il professionista possa ottenere vantaggi curricolari o di immagine.
Il principio dell’equo compenso si oppone non solo alle prestazioni gratuite, ma anche alle retribuzioni di importo non correlato alla tipologia di servizio o bene fornito; il TAR di Reggio Calabria ha difatti provveduto all’annullamento di una gara d’appalto ospedaliera per la fornitura di seimila litri di latte per neonati, aggiudicata a soli 120 euro.
Confido che ogni progettista si ricordi di dar valore alla propria professione e professionalità, non solo ricordando a tali enti pubblici che la ricerca di lavoro non adeguatamente retribuito è moralmente riprovevole, ma oltremodo illegale.

Leggi di piú
Segui Atef su Twitter
Segui Atef su Facebook
Segui Atef su YouTube
Segui Atef su Instagram
  Web Agency XODUS New Media

Possiamo esserti utili?

Compila tutti i campi. Ti ricontatteremo in tempi brevi.