Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

Il peso della rete elettrosaldata, nelle sue varie sezioni e diametri di filo, rappresenta un dato fondamentale per chiunque debba calcolarne non solo il costo, ma sopratutto il quantitativo di armatura al metro quadro o metro cubo di manufatto in calcestruzzo.

Ecco perché abbiamo realizzato le seguenti tabelle, che risultano uno strumento fondamentale per chiunque debba scegliere il tipo di rete elettrosaldata da utilizzare, in funzione del peso al metro quadro e della sezione (espressa in mm2/m).
Il peso della rete elettrosaldata e la sezione é utile anche per il calcolo del costo/prezzo al metro quadro, sia per la realizzazione di pavimenti industriali in calcestruzzo (nostro principale interesse) sia di opere edili in genere.
Ovviamente le tabelle non possono tenere conto dei dovuti sormonti previsti previsti dalle normative UNI di riferimento (generalmente, almeno 20 volte il diametro del ferro).

Tabella peso rete elettrosaldata in fogli mm foglio 2250 X 4000

 
Tipo Ø Fili Maglia Sezione
mm2 / m
Peso Totale
Foglio
Peso Kg/m2
510 5 100x100 196 28,03 3,11
515 5 150x150 131 18,60 2,07
520 5 200x200 98 14,32 1,59
610 6 100x100 283 40,40 4,49
615 6 150x150 189 26,80 2,98
620 6 200x200 142 20,64 2,29
810 8 100x100 502 71,80 7,98
815 8 150x150 335 47,69 5,30
820 8 200x200 252 36,70 4,08
1020 10 200x200 393 57,38 6,37
1220 12 200x200 565 82,58 9,18

 

Tabella peso rete elettrosaldata in fogli mm 2000 x 3000

 
Tipo Ø Fili Maglia

Sezione mm2/m

Peso Totale
foglio
Peso kg/m2
510 5 100x100 196 18,48 3,08
515 5 150x150 131 12,62 2,10
520 5 200x200 98 9,24 1,54
610 6 100x100 283 26,60 4,43
615 6 150x150 189 18,20 3,03
620 6 200x200 142 13,32 2,22
810 8 100x100 502 47,38 7,90
815 8 150x150 335 32,35 5,37
820 8 200x200 252 23,67 3,95
1020 10 200x200 393 37,02 6,17

 

Leggi di piú

Quello che vedete qui a lato é uno dei tanti esempi di pavimentazioni da noi esaminate durante i vari sopralluoghi in aziende del settore cosmesi.
So già quello che state pensando: "non é un bel vedere".
E' un pò paradossale pensare che chi si occupa di bellezza non sia in grado di presentare in modo decoroso la propria azienda agli occhi di clienti, fornitori e partners vari.  
Tuttavia quasi mai queste situazioni sono attribuibili  a trascuratezza o mancanza d'intenti, quanto più ad una errata scelta tecnica o di fornitore della pavimentazione.

Le aziende del settore cosmetico spesso ampliano la propria struttura rilevando immobili industriali già in utilizzo, dotati delle classiche pavimentazioni industriali in cemento/calcestruzzo. Per rendere idonee tali pavimentazioni in calcestruzzo (materiale che per sua natura é assorbente e tende a formare polvere), viene spontaneo pensare di verniciarlo con delle resine, magari affidando il lavoro all'impresa che si sta già occupando della tinteggiatura dei muri.  
Questa é la scelta peggiore che si possa fare, per 4 semplici motivi:

  1. Una verniciatura in resina epossidica ha uno spessore che difficilmente raggiunge i 200 microns, pertanto non può essere considerata una superficie impermeabile bensì porosa.
  2. A causa del ridotto spessore, la verniciatura del pavimento offre resistenze medio-basse, le quali potrebbero non essere compatibili con le future attività che graveranno su di essa. Ne conseguirebbe una scarsa durabilità.
  3. Molte verniciature a base di resine epossidiche/poliuretaniche NON sono compatibili con fondi umidi o privi di barriera al vapore. In tal caso il fenomeno di esfoliazione é assicurato.
  4. Una verniciatura in resina del pavimento, seppur ritenuta operazione "banale" alla portata di qualsiasi operatore del settore edile, richiede comunque competenze, esperienze ed una adeguata preparazione del fondo con macchine levigatrici (macchine di cui sono dotate solo le aziende specializzate nel settore pavimentazioni)

Il risultato é quello che avete già visto in foto, ovvero un pavimento che crea problemi non solo di immagine, ma anche di pulizia, sanificazione e sicurezza.

Attenzione alla sanificazione.

Ciò che ci ha lasciato di "buono" l'esperienza con la pandemia di Covid-19 é sicuramente una maggiore attenzione alla pulizia e sanificazione degli ambienti di lavoro, non solo in ambito ospedialiero e farmaceutico, ma anche in tutte la aziende che producono prodotti destinati all'uomo, tra cui la cosmesi dovrebbe avere un ruolo primario.
Risulta palese che un pavimento come quello nella foto sopra non potrà mai essere igienizzato in modo efficace. Ciò risulta evidente anche ai clienti ed ai fornitori dell'azienda in fase di audit, i quali non mancheranno di segnalare questa criticità.

La soluzione più economica potrebbe essere in realtà la più costosa.

Ritornando alle "verniciature in resina" dei pavimenti, che in realtà andrebbero definite rivestimenti a film sottile, esse sono indubbiamente i rivestimenti più economici da realizzare, in quanto il quantitativo al metro quadro di resina é decisamente ridotto.
Tuttavia molte aziende cosmetiche si sono rese conto successivamente che dover ogni anno "mettere mano" per sistemare un pavimento problematico ha inciso economicamente in modo decisamente maggiore rispetto ad un pavimento realizzato ad hoc, senza contare gli innumerevoli disagi derivanti dallo spostamento dei macchinari per consentire le lavorazioni.

Un pavimento in resina quindi NON é la scelta giusta? No, tutt'altro.

Non é mia intenzione sostenere che un pavimento in resina non sia la scelta adatta, anzi, un pavimento in resina realizzato ad hoc trova ideale collocazione proprio in quelle attività produttive particolarmente sensibili alla pulizia, all'igiene ed alla facilità di sanificazione degli ambienti.
A differenza dei pavimenti in ceramica che presentano innumerevoli fughe e quindi aree ideali per l'annidamento di sporco, proliferazione batterica e fungina, i pavimenti in resina sono pressoché privi di giunti e completamente impermeabili.

Eliminando le "verniciature", il nostro staff tecnico valuterà insieme a voi la realizzazione  di rivestimenti specifici, autolivellanti od in malta spatolata a base di poliuretano-cemento, in modo da realizzare il pavimento giusto per ogni contesto.

Leggi di piú

E' tempo di ripartire, ma solo se si può garantire la sicurezza.

La nostra è un'azienda lodigiana, pertanto sin dal primo annuncio della presenza del Covid-19 sul territorio italiano abbiamo avvertito il timore e la necessità di garantire la sicurezza dei nostri collaboratori e delle loro famiglie.
Un volta intuito che il Coronavirus si stava propagando in modo incontrollato abbiamo provveduto a chiudere completamente la nostra attività, al fine di evitare che i luoghi di lavoro potessero alimentare i fenomeni di contagio.
Questo avveniva nove giorni prima che il Governo decretasse la totale chiusura del mondo edile e di altri settori d'impresa.

Il mondo edile in realtà non ha mai chiuso completamente. Sono molti difatti i professionisti edili che, con dedizione e coraggio, hanno lavorato ininterrottamente per garantire non solo la continuità dei progetti delle aziende alimentari e farmaceutiche, ma sopratutto per consentire l'ampliamento o la creazione in ambito ospedaliero di aree di terapia intensiva.
Il Covid-Hospital di Milano, seppur colpito da diverse polemiche, rappresenta difatti non solo il primo centro di cura italiano per i malati Covid-19, ma anche un simbolo di coraggio ed abnegazione dei professionisti del mondo edile che sono stati chiamati a compiere il loro dovere in un momento di paura e con ritmi di lavoro incessanti.
A tutti loro va il mio più sentito ringraziamento.

Il 4 Maggio si riparte, ma con responsabilità ed attenzione.

Il mondo edile si presenta ai blocchi di partenza per la riapertura del 4 Maggio e già molte telefonate mi preannunciano un periodo intenso.
Tuttavia, sono convinto che nulla é cambiato circa la pericolosità del virus che continua a circolare. Il 4 Maggio non va difatti interpretato come un "liberi tutti" od un ritorno alla normalità, ma solo come la necessità di ritornare a produrre, per evitare che la recessione economica possa mietere ulteriori vittime.
I numeri di alcune regioni Lombarde, Piemontesi ed Emiliane parlano chiaro: il virus non é sconfitto e l'aumento dei contagi persiste.
Lavorare in sicurezza quindi non significa dare al personale dell'azienda qualche pacchetto di mascherine chirurgiche; significa lavorare con una nuova mentalità.
Significa attuare protocolli di sicurezza "logici ed attuabili", che riducano ai minimi termini le possibilità di trasmettere il virus. Significa inoltre che i datori di lavoro si devono assicurare che tali protocolli vengano attuati con rigore e senza superficialità.
Sono sempre stato convinto che le esigenze di fatturato dell'azienda non valgono nulla di fronte all'incolumità delle nostre famiglie.
Mi auguro che il 4 Maggio ci sia un nuovo inizio, ma con grande senso di responsabilità per tutti.

Leggi di piú

A seguito della conferenza stampa del Premier Giuseppe Conte, il mondo dell'edilizia si sta preparando ai "blocchi di partenza" per la riapertura di tutti i cantieri prevista per lunedì 4 Maggio.
Al fine di evitare rischi per la salute degli operatori e dei tecnici il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, insieme ai rappresentanti di ANCI, UPI, Anas, RFI, ANCE, Alleanza delle Cooperative, Feneal Uil, Filca CISL e Fillea CGIL, hanno siglato un protocollo che definisce le misure precauzionali da adottare al fine di contenere la diffusione del Covid-19.

A fine pagina troverete il LINK al file ufficiale del protocollo del MIT.

Edilizia in fase 2: le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

"Voglio ringraziare in particolare la Ministra Catalfo, i sindacati e i rappresentanti delle categorie, Anci e Upi - sottolinea il Ministro Paola De Micheli - che hanno operato con grande impegno per la definizione di regole fondamentali che ci consentiranno di riaprire i cantieri nella sicurezza per chi ci lavora".

Riapertura cantieri edili: le indicazioni del protocollo per la fase 2 del Coronavirus

Il nuovo protocollo del 24 aprile 2020 è suddiviso nei seguenti capitoli:

  • Informazione
  • Modalità di accesso dei fornitori esterni ai cantieri
  • Pulizia e sanificazione nel cantiere
  • Precauzioni igieniche personali
  • Dispositivi di protezione individuale
  • Gestione spazi comuni (mensa, spogliatoi)
  • Organizzazione del cantiere (turnazione, rimodulazione dei cronoprogramma delle lavorazioni)
  • Gestione di una persona sintomatica in cantiere
  • Sorveglianza sanitaria/medico competente/RLS o RLST
  • Aggiornamento del protocollo di regolamentazione
  • Tipizzazione, relativamente alle attività di cantiere, delle ipotesi di esclusione della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti

Gli oblighi in cantiere

Il datore di lavoro deve informare tutti i lavoratori dipendenti e chiunque entri nel cantiere sulle disposizioni delle Autorità, in particolare, le informazioni riguardano i seguenti obblighi:

  • Controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso al cantiere.
  • Rispetto di tutte le disposizioni delle Autorità e del datore di lavoro nel fare accesso in cantiere (in particolare: mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro, utilizzare gli strumenti di protezione individuale messi a disposizione durante le lavorazioni che non consentano di rispettare la distanza interpersonale di un metro e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene).
  • Informare tempestivamente e responsabilmente il datore di lavoro della presenza di qualsiasi sintomo influenzale;
  • Preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS.

DPI: Dispositivi di Protezione Individuale.

L’adozione dei dispositivi di protezione è di estrema importanza ma è evidentemente legata alla disponibilità in commercio di tali dispositivi. Qualora la lavorazione in cantiere imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine e altri dispositivi di  protezione (guanti, occhiali, tute, ecc...) conformi alle disposizioni delle autorità sanitarie.

Igiene e pulizia in cantiere.

Il datore di lavoro assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica degli spogliatoi e delle aree comuni limitando l’accesso contemporaneo a tali luoghi; ai fini della sanificazione e della igienizzazione vanno inclusi anche i mezzi d’opera con le relative cabine di guida o di pilotaggio.

Nel caso di presenza di una persona con Covid-19 all’interno del cantiere si procede alla pulizia e sanificazione dei locali, alloggiamenti e mezzi. Le persone presenti devono adottare tutte le precauzioni igieniche, in particolare il frequente e minuzioso lavaggio delle mani.

Gestione di personale sintomatico in cantiere.

Nel caso in cui una persona presente in cantiere sviluppi stati febbrili con temperatura superiore ai 37,5° e sintomi di infezione respiratoria quali la tosse o dispnea, lo deve dichiarare immediatamente al datore di lavoro o al direttore di cantiere che dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria. Il datore di lavoro collabora con le Autorità sanitarie per l’individuazione degli eventuali “contatti stretti” di una persona presente in cantiere che sia stata riscontrata positiva al tampone per Coronavirus/Covid-19

Leggi di piú

Ogni anno centinaia di migliaia di metri quadri di pavimentazioni esterne vengono rovinate dai sali disgelanti.
Questo accade perché, pur sapendo che il sale rovina il calcestruzzo e corrode i ferri d’armatura, viene largamente utilizzato come soluzione economica per la prevenzione contro la formazione di lastre di ghiaccio e conseguente pericolo di scivolamento.

Perché il sale rovina e corrode il pavimento?

Molte aziende e professionisti sostengono che il cloruro di calcio non è aggressivo e non provoca rotture.
Falso!  Occorre sfatare questo “mito”, in quanto il cloruro di calcio è corrosivo sia nei confronti dei ferri, sia con il calcestruzzo!  La differenza tra il cloruro di calcio ed il più comune sale da cucina, ovvero il cloruro di sodio, consiste solamente nella tipologia dell’azione aggressiva.
Il cloruro di sodio innesca rapidamente una reazione alcali-aggregati (il pop-out di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente), se vi è presenza di aggregati reattivi.
Il cloruro di calcio corrode la pasta di cemento che circonda e “lega” gli aggregati, penetrando dalle porosità superficiali ed intaccando la calce Ca(OH)2 creando ossicloruro di calcio idrato secondo la reazione 3CaCl2 + Ca(OH)2 + H2O → 3CaO·CaCl2·15H2O

Non ho sparso sale, ma il pavimento si è rovinato ugualmente. Perché?

I casi possibili sono generalmente due:
- il pavimento non è stato rovinato dal sale ma dall’azione dei cicli di gelo e disgelo di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente.
- Il sale è stato trasportato e depositato dai veicoli in transito sul pavimento e provenienti dalle strade pubbliche, le quali sono ovviamente sono cosparse di sale. Se tale ipotesi può sembrarvi insensata in quanto la contaminazione da sali provenienti dalle strade esterne può sembrarvi irrisoria, sappiate che in caso di pioggia un'automobile trasporta mediamente sino ad 8 (otto!) chilogrammi di acqua. Immaginate quindi quanta "acqua salata" potrebbe essere depositata su un piazzale di calcestruzzo che viene trafficato costantemente da autoarticolati.

Esiste una soluzione/prevenzione?

Ovviamente si, anche se non in modo assoluto.
Se il pavimento deve ancora essere realizzato è possibile progettare un pavimento composto da calcestruzzo compatibile con un contatto occasionale con i sali, utilizzando mix-design atti a conferire impermeabilità al manufatto.
Se il pavimento è già stato realizzato e non è ancora stato contaminato dai sali, è possibile trattarlo superficialmente con prodotti appositi per la protezione, i quali devono avere funzione consolidante e, per quanto possibile, di saturazione delle porosità superficiali tipiche del cls.
È comunque sempre preferibile evitare lo spargimento di sale e rimuovere meccanicamente, per quanto possibile, la neve.

Leggi di piú
Segui Atef su Twitter
Segui Atef su Facebook
Segui Atef su YouTube
Segui Atef su Instagram

Atefchannel

Atefchannel on YouTube

Visita il Canale

  Web Agency XODUS New Media

Possiamo esserti utili?

Compila tutti i campi. Ti ricontatteremo in tempi brevi.