Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

“venga subito geometra, che qui siamo pronti per il getto”.
Poi, quando si va a fare il sopralluogo di rito, la situazione che spesso si presenta è quella che vedete in foto.
Non me ne vogliano i miei lettori titolari di imprese edili, ma talvolta comincio a credere che nel nostro settore non impareremo mai le basi del mestiere.
Tralasciamo la mancanza cronica di una adeguata compattazione del sottofondo (il quale ricordiamo ha “solamente” il compito di sorreggere il pavimento per i prossimi decenni); vorrei invece soffermarmi sulla preparazione dell’impianto fognario.
Le tubazioni, poste nello spazio di getto e non interrate nella massicciata (perché è troppo faticoso interrare qualche metro di tubo), creano non solo un drammatico indebolimento del getto e la formazione di un “giunto rovescio”, ma anche un punto di ancoraggio per il calcestruzzo il quale, non libero di contrarsi, tenderà a fessurarsi in tal punto.
Nello specifico della foto, la malta di rinfianco del tubo arriva a 10/11 cm di altezza, all’interno di un getto di soli 15 cm (e poco importa che ci sia malta di cemento od il solo tubo di pvc)!!
Vi è poi l’annosa questione dei pozzetti, annegati nel getto e vincolati alla struttura sottostante, creano un ulteriore punto di ancoraggio che non consente al calcestruzzo di ritirarsi liberamente.
Due giorni dopo il getto, puntuale come una cartella di Equitalia, arriverà la telefonata: “Geometra, qui ci sono due crepe. Avete lavorato male. Bisogna sistemarle!!”

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Come già accennato, i pavimenti in resina multistrato a base epossidica rappresentano il giusto “entry level” nel settore dei pavimenti resilienti.
Il rivestimento multistrato viene così definito in quanto realizzato mediante applicazione manuale a spatola di diversi strati di resina, intervallati da spolveri di sabbia di quarzo in opportuna granulometria ed in quantità tale da raggiungere gli spessori desiderati (per normativa non inferiori a 1,5 mm).

Tale tipologia di pavimento viene normato dalle UNI 10966:2007 punto 4.3.5 - UNI EN 1504/2 e UNI EN 13813 a cui si dovrà fare riferimento in fase progettuale per le caratteristiche tecniche e prestazionali.

Data la necessità di applicare più rasature di resina, intervallate da una tempistica non inferiore a 12-24 ore, la realizzazione del multistrato richiede diversi giorni di lavoro.
Per una corretta realizzazione e durabilità dell’opera è indispensabile una accurata preparazione del sottofondo mediante pallinatura o levigatura. Sono da escludersi a priori la carteggiatura e la scarificatura in quanto non idonee.
Il pavimento in resina multistrato è una tipologia adatta ad un medio traffico di carrelli a ruota gommata e può essere scelto per il rivestimento nuovi o vecchi sottofondi in calcestruzzo, ma anche per la ristrutturazione di pavimenti in piastrelle/gres/klinker, purché sia stabile e le piastrelle siano ancorate al sottofondo.
La finitura superficiale è antisdrucciolo con ruvidità a scelta della d.l., di aspetto monocromatico lievemente spatolato.
Al termine dei lavori, i giunti di contrazione o costruzione eventualmente presenti nel sottofondo dovranno essere riportati sulla superficie in resina mediante tagli realizzati con taglierina a disco diamantato, successivamente sigillati con specifiche resine poliuretaniche di adeguato modulo elastico.
La pulizia del pavimento dovrà essere effettuata con macchine lavasciuga, utilizzate in modo appropriato (vedi qui)
Dato lo spessore esiguo del rivestimento, unito a buone performances tecniche, il Multistrato è spesso una soluzione tecnico-economica molto vantaggiosa, tuttavia consigliamo di rivolgersi a tecnici esperti e competenti per valutare la fattibilità dell’opera.

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Quanto costa un pavimento in resina?

Questa è, ovviamente, la domanda che ci viene posta più spesso ma alla quale non è così scontato riuscire a dare una risposta.
In questo articolo vorrei dedicarmi esclusivamente ai pavimenti in resina industriali.

La grande differenza: pavimento in resina industriale o civile?

Molto spesso il cliente, offuscato dalle informazioni che arrivano dal web, confonde i pavimenti in resina ad uso industriale con quelli ad uso civile/abitativo.
Occorre pertanto fare una premessa importantissima: i pavimenti in resina industriali e civili non hanno quasi nulla in comune!  Le materie prime utilizzate sono completamente differenti, come sono differenti le tecniche applicative ed i risultati finali.  Anche i costi al metro quadro di queste due macro-categorie di pavimenti sono quindi molto differenti.
Occorre quindi identificare il prodotto che si sta cercando ed informarsi in merito al medesimo, tralasciando informazioni (e prezzi) che sarebbero fuorvianti.
Qualche cliente, alla ricerca del risparmio estremo, richiede la possibilità di realizzare un pavimento in resina industriale in un contesto abitativo. Qualsiasi applicatore serio e qualificato di pavimenti in resina vi risponderà “assolutamente no!”, in quanto sarebbe una pratica che porterebbe inevitabilmente a problemi di vario tipo e ad un cliente fortemente insoddisfatto.

Pavimento in resina industriale. Si, ma quale?

Nel campo dei pavimenti industriali in resina, la norma UNI 8297 identifica le categorie in base allo spessore ed alle tecniche applicative.

  • Trattamenti antipolvere. Impregnanti trasparenti per calcestruzzo, nessuno spessore.
  • Rivestimenti a film sottile, ovvero "verniciature" colorate con spessori ci circa 150/300 microns.
  • Multistrato. Resine applicate a spatola e spolverate con sabbie di quarzo. Spessore minimo 1,5 mm
  • Autolivellante. Rivestimenti in resina autolivellante, spessore circa 2 mm.
  • Malta spatolata. Massetto epossidico di spessore compreso tra 5 e 12 mm.

Come potete notare, gli spessori di questi pavimenti in resina sono molto diversi tra loro, il che ovviamente incide in modo determinante sul prezzo.  È altrettanto vero che lo spessore del pavimento incide drasticamente sulle resistenze, quindi consiglio vivamente di affidarsi ad un tecnico competente per capire quale pavimento è adatto alla propria attività commerciale, senza lasciarsi troppo affascinare dal prezzo più basso di mercato.  Un pavimento scarsamente resistente può essere inizialmente economico, ma si rivelerà inevitabilmente un pessimo investimento.

Quanto è grande il pavimento?

Un fattore che incide sul prezzo del pavimento è la dimensione dello stesso. I pavimenti industriali in resina vengono sempre applicati in più strati, il che implica necessariamente più giornate di lavoro. Una squadra di posatori impiega pressappoco lo stesso tempo per realizzare un pavimento di 100 mq o di 500 mq, pertanto i costi di mano d’opera al metro quadro aumentano in modo inversamente proporzionale alla grandezza della superficie.

Le variabili che incidono sul prezzo.

Oltre alle variabili sovra elencate, incidono sul prezzo del pavimento industriale la tipologia e lo stato del sottofondo, la presenza o meno di barriera al vapore, le resistenze finali richieste, la qualità e la base chimica delle resine, etc..

Le variabili sono quindi molteplici, tali da rendere impossibile stabilire dei “prezzi di listino”. Può tuttavia essere utile identificare delle linee guida, per facilitare la stima di alcuni computi metrici.
In modo del tutto indicativo, considerando come sottofondo un pavimento in calcestruzzo di 500 mq provvisto di barriera al vapore, possiamo stabilire:

  • Rivestimenti a film sottile (verniciatura a base epossidica) ca. € 15,00 al metro quadro.
  • Multisrato epossidico 1,5 mm € 30,00 al mq.
  • Pavimento in resina autolivellante € 45,00 al mq.
  • Massetto epossidico € 50/70 € mq.

Ricordiamo tuttavia che é indispensabile rivolgersi a tecnici qualificati, i quali, dopo presa visione dell'attuale sottofondo e della destinazione d'uso finale, progetteranno un pavimento in resina adatto alle specifiche esigenze.

Per qualsiasi informazione non esitate a contattare un nostro tecnico tramite il form sottostante

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Lo staff di PavimentiIndustriali.com é lieta di augurare a tutti i lettori un felice natale ed uno splendido anno nuovo!

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Cosa dice la Commissione Sismica della Regione Toscana...

Il pavimento industriale va inteso come semplice opera di finitura o struttura soggetta a progettazione e controllo?

Conpaviper (Ente Nazionale sottofondi, massetti, pavimenti e superfici continue), membro di Federbeton (Federazione di settore delle Associazioni della filiera del cemento) ha richiesto il parere tecnico della Commissione Sismica della Regione Toscana (ex Genio Civile), che riportiamo testualmente:

“la pavimentazione (ipotizzata come una soletta almeno debolmente armata) abbia una specifica funzione strutturale, autonoma oppure in combinazione con altri elementi (ad esempio travi) e che la stessa sia essenziale per assicurare, localmente o globalmente, la sicurezza statica della costruzione” allora “occorrerà che la pavimentazione in calcestruzzo (elemento con funzione strutturale) sia progettata da professionista abilitato, sia oggetto di deposito presso gli organi di controllo (ex Genio Civile), sia sottoposta al controllo di un Direttore dei lavori abilitato.” 

 

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