Parliamo di edilizia, sicurezza ed innovazione.

Buongiorno,

Ci troviamo alle porte di Pavia, presso un immobile di nuova costruzione di 1'700 mq che sarà adibito a magazzino logistico per prodotti per animali.
Ai nostri piedi, una pavimentazione industriale in calcestruzzo di nuova costruzione. Il proprietario dell’immobile, nonché utilizzatore finale, ci ha saggiamente richiesto di realizzare un trattamento antipolvere per la pavimentazione.
I pavimenti industriali in calcestruzzo, seppur realizzati correttamente, presentano dei limiti tipici del materiale di cui sono composti, ovvero il calcestruzzo.
Questi limiti sono dovuti principalmente alla forte assorbenza di liquidi, che determina una facilità di pulizia non propriamente immediata, e la caratteristica tendenza a “spolverare”, ovvero a formare polvere durante l’utilizzo del pavimento.

Per ovviare a questi limiti tipici dei pavimenti in cemento è possibile realizzare dei trattamenti antipolvere con dei consolidanti.  Sul mercato esistono fondamentalmente due macro-categorie di trattamenti antipolvere consolidanti; la prima parte riguarda i trattamenti a base di resine (epossidiche, ma anche acriliche e poliuretaniche trasparenti), la seconda che comprende i trattamenti a base di silicati (di litio, sodio o potassio).
In questo caso, come vedete alle mie spalle, stiamo realizzando con metodo ad airless (spruzzo) un consolidamento della superficie con resine epossidiche trasparenti in dispersione acquosa.
Questo trattamento, che è molto economico, è il giusto completamento di una pavimentazione industriale in calcestruzzo, che consentirà quindi di avere, per i prossimi anni, una pavimentazione facilmente pulibile ma soprattutto un annullamento totale della formazione di polvere.
Questa polverosità deve essere eliminata in tutte le pavimentazioni industriali ad uso interno, in quanto tende ad essere volatile al passaggio dei carrelli ed a posarsi sulle merci stoccate o, peggio, inalata dagli operatori dei carrelli e dal personale presente nell’edificio.
Un trattamento antipolvere a base di resine viene definito impregnante, quindi non forma un film superficiale ma penetra all’interno del calcestruzzo, catalizzando, indurendo e consolidando la superficie.
Ne consegue anche un aumento delle resistenze superficiali all’abrasione, quantificabile in +30%.
Ricordo che i trattamenti antipolvere sono costituiti da resine trasparenti e non possono essere colorate, in quanto penetrano nel calcestruzzo e non possono creare un film superficiale (ed una colorazione).
I trattamenti antipolvere riducono l’assorbimento di liquidi ma non sono idro ed oleo-repellenti!
indi per cui, se avete macchinari od altre fonti di contaminazione di oli e grassi, occorre valutare degli step successivi in grado di formare un film semi-impermeabile ed offrire una protezione maggiore contro la contaminazione di oli.
In caso di vincoli per le normative antincendio, l’impregnante non forma un film superficiale pertanto le caratteristiche di resistenza al fuoco sono da considerarsi pari a quelle del materiale trattato (cemento-calcestruzzo)

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"Il mio pavimento in cemento si é crepato, cosa sta succedendo?!"

No, non vi sto prendendo in giro. Oppure si, un pochino dovrei…  Perché il cliente medio che acquista un pavimento in calcestruzzo molto spesso non si interessa minimamente a ciò che sta acquistando; non gli interessa avere un progetto, delle portate minime garantite, non gli interessa sapere cosa c’è “sotto” il pavimento (la massicciata), ma, se esce una o due crepe “Apriti cielo”!!    Ecco quindi che subentra il vero problema. Perché?
Le cause che possono innescare fessurazioni in un pavimento in calcestruzzo sono davvero molteplici e non starò ad elencarle in questo video.
Vi do però un indizio principale: Ipotizziamo di dover realizzare un pavimento in calcestruzzo di 20 centimetri di spessore in un capannone industriale di mille metri quadri. Occorrono quindi 200 metri cubi di calcestruzzo.  Ogni metro cubo di cls, contiene almeno 160 litri di acqua d’impasto (acqua che serve sia per il processo di idratazione del cemento, sia per ottenere una fluidità che consenta al calcestruzzo di essere lavorato). 160 litri di acqua, moltiplicati per 200 metri cubi, significa che nel nostro capannone di 1'000 mq abbiamo almeno 32'000 litri di acqua.
Che volume occupano 32'000 litri di acqua?
Immaginiamo una colonna, larga 1 metro per 1 metro, altra 32 metri, ovvero circa come un palazzo di undici piani!
Questo per farvi capire il volume che andremo a perdere durante il periodo di evaporazione dell’acqua.
L’evaporazione dell’acqua del calcestruzzo deve essere controllata, ed è un argomento che approfondiremo in un prossimo video. Immaginate però questo volume di 32'000 litri di acqua, sottoposto ad evaporazione corrisponde ad una perdita di volume del calcestruzzo.
I pavimenti in calcestruzzo sono manufatti particolarmente sensibili all’evaporazione in quanto realizzati con un basso spessore ed un’ampia esposizione all’aria.
Più è ampia l’esposizione, più c’è ricircolo d’aria, più alta è la temperatura, più l‘aria è secca… maggiore sarà la velocità con cui il calcestruzzo perderà volume.
Questa grande e repentina perdita di volume del calcestruzzo, è il motivo per cui si realizzano i giunti di contrazione o controllo, che sono quei classici “tagli a scacchiera” che si fanno nel pavimento, generalmente un giorno o due giorni dopo il getto.
Perché si fanno questi tagli?
Come detto prima, una grande perdita di volume corrisponde a tensioni da ritiro ed innesco di fessurazioni.
Tagliando un giunto, alto circa un quinto dello spessore del massetto (quindi 4 centimetri su massetto da 20 cm), creo un indebolimento programmato, e quindi invito il calcestruzzo a fessurarsi all’interno di questi giunti perfettamente rettilinei.
Ecco perché in questo video affermo che tutti i pavimenti in calcestruzzo di tipo tradizionale sono crepati.. perché le fessurazioni si formano dentro i giunti!
I giunti di contrazione devono essere realizzati nel più breve tempo possibile dopo il getto, purché il calcestruzzo abbia una resistenza sufficiente a resistere alle operazioni di taglio, senza sbrecciarsi e degradarsi nella sede del giunto.
I giunti vengono poi riempiti con dei profilati in pvc che la norma UNI11146 definisce come riempimento provvisorio.
Vengono definiti “provvisori” perché servono a preservare la sede del giunto da sporcizia ed eventuali rotture, sino a raggiungere il momento in cui (30-45 giorni dal getto) tali giunti potranno essere sigillati con resine poliuretaniche elastiche specifiche per pavimenti industriali, le quali hanno la capacità di proteggere il giunto e contestualmente assorbire i movimenti dovuti alle escursioni termiche del pavimento.

 

Veniamo però alla questione delle fessurazioni, ovvero quelle “crepe” che si formano fuori dalla sede dei giunti e che sono spesso fonte di preoccupazione per i clienti.
Come spiegato poco fa, a causa dell’ampia superficie esposta all’aria e la repentina perdita di volume tipica dei pavimenti industriali in calcestruzzo, è molto, MOLTO difficile prevedere ed escludere la formazione di fessure.
Le accortezze di cui tener conto in fase progettuale per prevenire la formazione di crepe sono moltissime e non è possibile elencarle in un solo video, non vanno però assolutamente trascurate, anzi, tenute in serissima considerazione durante la progettazione e realizzazione del pavimento.
Occorre però precisare che non esiste un metodo assolutamente certo e sicuro per prevenire la formazione di fessure.
La formazione di fessure non deve essere una certezza, ma una eventualità da tenere in  seria considerazione prima di eseguire il pavimento.
La questione viene anche affrontata in un recente documento, ovvero le istruzioni CNR per la progettazione e realizzazione di pavimenti in calcestruzzo (trovate il documento nella nostra sezione Download).  Tale documento specifica che una determinata quantità di crepe, per una determinata ampiezza, deve essere prevista ed accettata all’interno del nostro pavimento.

Cosa succede e cosa succederà quindi al mio pavimento fessurato?

L’esperienza insegna che, nel 99,99% dei casi, non succederà assolutamente niente.
Le fessurazioni, se di ampiezza ridotta, non portano a nessun problema e non sono fonte di degrado.
D’altronde ricordiamo che un giunto è largo almeno 5 o 6 millimetri, quindi perché una crepa dovrebbe provocare problemi se essa è larga un millimetro od addirittura meno??
la fessurazione è quindi un mero limite estetico che deve essere previsto ed accettato quando si intende realizzare un pavimento in cemento.

Qualcuno potrebbe richiedere però che tale crepa venga “sigillata”.
Tale operazione è fattibile, purché si apra la crepa con un disco diamantato e vi sia la possibilità di inserire la resina nella sede della crepa. Tale operazione soddisfa l’esigenza di voler sigillare e chiudere la fessura, ma peggiora drasticamente l’aspetto estetico del pavimento, in quanto per aprire la crepa bisognerà allargarla di almeno 4 o 5 millimetri (rispetto all’apertura iniziale che può essere anche meno di 1 millimetro) e quindi renderla molto più visibile.
 

Cosa è quindi una fessurazione?  Non è altro che un giunto, non rettilineo ma ad andamento frastagliato.

Con questo video non voglio assolutamente giustificare a priori la formazione di crepe in un pavimento, ma invitarvi a prevedere che ci possa essere questa eventualità, in quanto il calcestruzzo, per sua natura, è un materiale da costruzione fortemente incline alla fessurazione.
Altro consiglio: se avete una o più fessurazioni nel vostro pavimento, non disperate e non allarmatevi. Queste fessurazioni possono essere mantenute sotto monitoraggio nel tempo e, nel caso, sottoposte a manutenzione.

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Oggi con questo video parto direttamente dalla conclusione: la verità é che i pavimenti in cemento, di fatto, non esistono.
"Pavimenti in cemento" é un termine di utilizzo comune che viene utilizzato da molte persone per identificare quelle che sono due categorie di pavimenti molto diverse tra loro.
La prima, che é quella che ci riguarda personalmente, é la pavimentazione industriale. NON é un pavimento in cemento bensì un pavimento in calcestruzzo, ovvero un materiale da costruzione costituito da sabbia, inerti, cemento, acqua ed eventuali additivi chimici. Il cemento quindi è il legante che "lega" tra loro sabbia ed inerti. Il cemento, idratandosi con l'acqua, fa presa e indurisce conferendo alla miscela una resistenza meccanica tale da renderla assimilabile a una roccia

La seconda categoria che viene identificata come pavimenti in cemento é quella che riguarda l'interior design. In questo caso si tratta di pavimenti in resina, rivestimenti di spessore millimetrico a base di resine acriliche e poliuretaniche che ripropongono l'effetto del cemento spatolato. Il cemento in realtà é solo una componente del sistema. Si tratta di rivestimenti a bassissimo spessore che vengono applicati su nuovi massetti in sabbia-cemento o su vecchie piastrelle. Spesso vengono commercialmente nominati microcemento, minirasex, etc..
Se pertanto state cercando un pavimento in cemento industriale, state in realtà cercando un pavimento in CALCESTRUZZO. Se invece state pensando ad un pavimento in cemento per la vostra casa od il vostro negozio, state quindi cercando un pavimento in resina od in microcemento. Utilizzando quindi questi termini di ricerca più specifici, sul web potrete ottenere informazioni più efficaci sulla pavimentazione di cui avete bisogno.

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Buongiorno,
per la realizzazione di questo video ho preso spunto da una telefonata che mi é stata fatta da un lontano amico che sta realizzando un immobile ad uso agricolo e mi ha chiesto: "Tiziano, come posso capire se il progetto sta prendendo la giusta strada? come posso capire se il calcestruzzo che sarà usato per il pavimento sarà resistente e durevole?".
Ho deciso di sintetizzare i consigli che posso dare all'amico ed a voi, i 5 punti di estrema sintesi.
Prima di elencarvi i miei 5 brevi consigli, vorrei darvi un'immagine di quello che é attualmente il panorama dei pavimenti industriali in calcestruzzo nel nostro territorio. Per fare questo, parto da un paragone di tipo automobilistico... Quando dobbiamo acquistare un'automobile generalmente tendiamo ad informarci in merito al modello che intendiamo acquistare; i possibili consumi, pregi, difetti, prestazioni... Quando dobbiamo acquistare un pavimento industriale, anche se questo ha un costo molto, molto superiore di un'automobile, non ci sentiamo in grado di avere le competenze per valutare il nostro acquisto. Ecco quindi che tendiamo a NON informarci ed a demandare a terzi il compito di scegliere, progettare e costruire il pavimento industriale che sarà il supporto della nostra attività lavorativa per i prossimi decenni. Purtroppo, molto spesso le persone a cui demandiamo questi compiti non capiscono quale sia la reale importanza del nostro pavimento industriale e quali siano le difficoltà tecniche applicative e progettuali. Ancora oggi, molto spesso il pavimento industriale in calcestruzzo viene definito una "semplice" gettata di calcestruzzo, armata con una rete elettrosaldata e con uno spolvero di quarzo, lisciato nel miglior modo possibile. Il pavimento viene quindi appaltato e subappaltato senza delle vere indicazioni progettuali, con la mera variante del miglior prezzo di mercato. Questo segna purtroppo le basi per un clamoroso insuccesso e per costose manutenzioni future.
E' vero, il pavimento industriale viene realizzato in calcestruzzo, ma ciò non significa che sia resistente e durevole. I dati che arrivano dai tribunali italiani, indicano i pavimenti in calcestruzzo e le impermeabilizzazioni come le parti dell'edificio più soggette a problematiche e fonte di contenziosi.
Il consiglio numero 1 che posso darvi, é quello di chiedere al Vostro fornitore di progettare il pavimento in calcestruzzo. Ciò non significa fare un capitolato copia-incolla con delle semplici indicazioni sul dimensionamento del massetto e dell'armatura, ma anche tutte quelle variabili come ad esempio la massicciata (che deve avere precise caratteristiche), la maturazione del calcestruzzo, i trattamenti successivi che si rendono necessari ed un piano di manutenzione futura.
Il secondo consiglio che voglio darvi é di informarvi in merito al pavimento che state acquistando. Ciò non significa diventare progettisti od ingegneri, ma documentarsi attingendo alle informazioni gratuite, come i codici di buona pratica ed istruzioni CNR che potete trovare sul sito Conpaviper.org (o nella nostra sezione download)
Il terzo consiglio: attribuire dei ruoli chiari e precisi in cantiere. Il progettista e la direzione lavori non sono assolutamente delle figure inutili e con un costo superfluo, ma sono l'unica possibilità che avete per ottenere una struttura progettata, collaudata e durevole nel tempo.
Il quarto consiglio é: attenzione alla massicciata di sottofondo! (che é molto importante). La massicciata di sottofondo é lo strato di collegamento tra il pavimento in calcestruzzo ed il sottosuolo, ed é la parte che avrà il compito di sostenere le sollecitazioni che andremo a trasmettere al pavimento. La massicciata non deve essere una discarica per rifiuti di cantiere ma deve essere un supporto idoneo a ricevere e sostenere il pavimento industriale per decenni. La massicciata deve essere controllata e qualificate con prove alla piastra che ne determino il modulo di winkler e quindi la resistenza allo schiacciamento. Se la massicciata é cedevole, il vostro pavimento sarà cedevole; quindi fonte di problematiche quali cedimenti, crepe, sfondamenti, etc...
Il quinto consiglio: un pavimento industriale in calcestruzzo é quasi esclusivamente composto da... calcestruzzo! una materia prima che deve essere progettata e controllata costantemente in cantiere. Richiedete pertanto al vostro progettista ed alla direzione lavori di prevedere sin da subito la presenza di un laboratorio mobile che monitori costantemente durante i getti la qualità del calcestruzzo, la sua composizione e l'omogeneità di fornitura.

I miei 5 consigli sono solo un'estrema sintesi di quello che sentirei di consigliare ad un amico od a Voi per realizzare un pavimento industriale in calcestruzzo di qualità; non hanno certamente la pretesa di essere una ricetta semplice e veloce per realizzare un pavimento perfetto, in quanto le difficoltà tecniche e progettuali sono davvero molteplici.

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Per troppi anni i pavimenti in calcestruzzo hanno patito una scarsa considerazione progettuale, che ha prodotto superfici generiche, di scarsa adattabilità alle specifiche esigenze lavorative e dalla limitata durabilità, soggetti a precoce degrado ed a costanti interventi di manutenzione. I pavimenti in calcestruzzo posteso (post-teso) di ATEF rappresentano la vera svolta qualitativa nel settore delle pavimentazioni industriali.
"Ci troviamo ad Erbusco in provincia di Brescia, presso un immobile di quattromila metri quadri che sarà adibito a logistica intensiva. Alle mie spalle si stanno ultimando le fasi di getto di un pavimento post-teso. La tecnica della postensione applicata ad un pavimento industriale in calcestruzzo, consiste nell'eliminazione totale delle classiche armature costituite da reti elettrosaldate, con una maglia di trefoli di acciaio inguainati, i quali verranno progressivamente tesati i giorni successivi al getto, al fine di contrastare il ritiro igrometrico del calcestruzzo, apportare al pavimento le caratteristiche di resistenza previste da progetto, e consentire l'eliminazione totale dei giunti di contrazione e costruzione, che sono fonte primaria di degrado e manutenzioni future."
na accurata progettazione, a cura di uno staff di ingegneri di esperienza ultra-decennale, rappresenta il fulcro di tutta l'attività di realizzazione di un pavimento posteso.
"La postensione consente inoltre di ottenere caratteristiche di planarità e resistenza che non possono essere raggiunte con le pavimentazioni di tipo tradizionale." Il calcestruzzo utilizzato é frutto di un mix-design personalizzato e dell'utilizzo di speciali additivi chimici.
La qualità del calcestruzzo verrà costantemente monitorata in cantiere dal nostro laboratorio mobile. I principali vantaggi di un pavimento posteso consistono in:

  • Eliminazione totale dei giunti di costruzione
  • Elevata planarità
  • Drastico abbattimento delle spese di manutenzione del pavimento e dei carrelli elevatori.
  • Massimo comfort nella movimentazione dei carrelli
  • Assenza di fenomeni di imbarcamento (curling) del calcestruzzo
  • Garanzia decennale
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