Nella foto vedete un bel pavimento in resina?
Forse si, almeno esteticamente, il pavimento non presenta gravi problemi.
Tuttavia il rivestimento epossidico è stato realizzato da “improvvisati specialisti” del settore, i quali hanno utilizzato materiali per diverso uso (addirittura per il “fondo” è stato usato un rasante per muri, armato con rete per cappotti). I giunti sono poi stati tagliati e sigillati con banale silicone per uso idraulico.
Il rivestimento, che doveva essere un multistrato a base di resine epossidiche e sabbie di quarzo, si è rivelato una accozzaglia di materiali edili mal posati. La resina epossidica è stata usata solo per lo strato di finitura e degli spolveri di quarzo non vi è traccia.
Dopo solo 1 mese (un mese!) dalla realizzazione, il rivestimento è stato demolito e rifatto ex-novo, con costi nettamente superiori a quelli previsti inizialmente e con un conseguente lungo fermo produttivo.
…e se pensate che questo è solo un singolo caso sfortunato, vi sbagliate. Il mercato purtroppo lascia ampio campo d’azione ad aziende improvvisate, che acquisiscono appalti grazie a preventivi estremamente economici.
Tiziano Massazzi
Tecnologo del calcestruzzo
Direttore tecnico @ ATEF srl
Autore del libro
I pavimenti industriali in resina
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