Pavimento in resina? "NO, perché si sfoglia e si rovina facilmente…" - Ma é davvero così?

22/11/2022

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Quello che vedete raffigurato in queste foto è un esempio degli ‘orrori costruttivi’ che riscontro durante alcuni sopralluoghi.
Direi che non occorrono molti commenti per evidenziare lo stato di ‘efficienza’ in cui versa questo rivestimento epossidico.

Il grosso problema, almeno per chi lavora in questo settore, è che molte aziende hanno avuto problemi simili a questo con i pavimenti dei propri stabilimenti, e di resina non vogliono più nemmeno sentirne parlare. 
Sul mercato ci sono addirittura aziende che stanno basando le proprie campagne di marketing sul discredito dei pavimenti in resina industriali, mostrando fotografie simili a queste.

Ma davvero ‘la resina’ ha prestazioni così basse?
Ovviamente no, e vi spiego perché…

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Come già spiegato in moltissimi articoli, i pavimenti industriali in resina sono una ‘costellazione’ di soluzioni, che vanno dalla blanda verniciatura (film sottile) sino ad arrivare alle malte spatolate con spessori prossimi al centimetro, le quali hanno prestazioni elevatissime.
Ognuna di queste soluzioni può inoltre essere realizzata con resine di diversa natura chimica (epossidica, poliuretanica, metacrilica, etc..)
Un aiuto per capire nel dettaglio le varie soluzioni viene dato dalla UNI EN 10966:2020 o dal Codice di Buona Pratica edito da Conpaviper (che trovate nella sezione Download di questo sito).

Risulta quindi ovvio che paragonare una verniciatura, il cui spessore è di 150 µ (0,15 mm!!), ad un ‘vero’ pavimento in resina, magari un massetto epossidico da 7 mm di spessore, è come paragonare le prestazioni di una Panda del ‘78 a quelle di una Supercar.

Ma lo spessore del sistema resinoso e la qualità delle materie prime sono solo alcuni degli ingredienti che compongono un pavimento industriale resistente e durevole.
Un tecnico specializzato nella progettazione di sistemi resinosi deve tenere conto di numerosi fattori, come ad esempio le condizioni e le problematiche del sottofondo, la presenza di umidità di risalita, la scelta di adeguati metodi di preparazione della superficie da rivestire, calcolare le aggressioni chimiche e meccaniche che subirà il pavimento in resina, etc, etc.. Non ultimo, un personale di cantiere all’altezza, adeguatamente formato e con pluriennale specializzazione.

Ad applicare una pittura epossidica sono capaci tutti, o quasi.
E’ nel realizzare un pavimento che non dia problemi per i prossimi 20 anni che si distingue il professionista.

La colpa di un insuccesso non è quindi dei pavimenti in resina, ma del ‘professionista’ che abbiamo scelto.

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